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sabato 14 luglio 2007

Intesa Sanpaolo ha deposto le armi
Nel nome della Costituzione,
non finanzierà più i mercanti di guerra

di Elvira Corona

Basta con le armi. Intesa Sanpaolo si arrende alla decisa campagna di pressione lanciata da alcune associazioni della società civile, sostenute da una più facile circolazione delle informazioni e da una diffusa sensibiltà per l'etica e la responsabilità sociale d'impresa: i vertici del gruppo bancario hanno annunciato la decisione di chiudere le porte al finanziamento di operazioni di esportazione, importazione e transito di armi.

Come si legge nel sobrio comunicato apparso sul sito dell'istituto nei giorni scorsi, Intesa Sanpaolo, «in coerenza con i valori e i principi espressi nel Codice etico, ha emanato una policy che, «nell'ambito dell'operatività dell'intero Gruppo nel settore degli armamenti, prevede la sospensione della partecipazione a operazioni finanziarie che riguardano il commercio e la produzione di armi e di sistemi d'arma, pur consentite dalla legge 185/90».

Una notizia attesa da tempo, e che potrebbe essere un esempio positivo per tutte le altre banche ancora coinvolte in queste discutibili pratiche, visto che l'anno scorso, prima della fusione con Banca Intesa -, Sanpaolo risultava al primo posto della classifica, partecipando per il 30% a questo tipo di operazioni, per un totale di oltre 446 milioni di euro. Passi avanti erano stati fatti già gli anni scorsi, ma subito azzerati dalle grandi fusioni degli ultimi tempi. Intesa nel 2004 si era impegnata a non partecipare a queste attività, e infatti, ci fu una sensibile riduzione: dai 97 milioni di euro nel 2003 a meno di 163 mila euro nel 2005. Ma l'unione con San Paolo, ai vertici della lista nera, l'ha fatta tornare subito in lizza. Fino alla decisione di questi giorni.

Le motivazioni della nuova inversione di rotta - neanche tanto improvvisa, perché annunciata qualche mese fa da Valter Serrentino, del settore Responsabilità sociale d'impresa - è quella «di aderire completamente allo spirito dei principi della Costituzione italiana, che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, e a dare una risposta significativa a una richiesta espressa da ampi e diversificati settori dell'opinione pubblica, che fanno riferimento a istanze etiche».

Dichiarazione che suona come un'ammissione di colpa, con conseguente pentimento ed espiazione, visto che la nuova prassi avrà decorrenza immediata. Tutte le strutture territoriali e centrali del Gruppo Intesa Sanpaolo dovranno operare in linea con il divieto di porre in atto nuovi finanziamenti alla clientela per operazioni aventi a oggetto commercio e produzione di armi. Ma che succede per le linee di finanziamento già in atto? «Sicuramente l'anno prossimo Intesa-Sanpaolo sarà in parte presente nella lista contenuta nella relazione della Presidenza del Consiglio al Parlamento», spiega ancora Serrentino, «ma poi dovremmo rapidamente scendere».

Ma la nuova immagine che il gruppo bancario vuole darsi non sembra limitata all'uscita dal settore armi. Operare secondo le regole di un codice etico, ma anche di uno ambientale, dove si sottolinea «l'importanza della responsabilità sociale di impresa come parte integrante della sua strategia», occupandosi «non solo di produrre buoni risultati, ma anche del modo con cui questi risultati vengono prodotti; non solo del quanto, quindi, ma anche del come», spiega una nota della banca.

Ci sarà da fidarsi di questa conversione? Giorgio Beretta, coordinatore della campagna banche armate, ha commentato così: «La pressione della società civile e dei risparmiatori sta ottenendo ulteriori risultati, ma le associazioni non devono adagiarsi. Il mercato delle armi vede l'interesse di molti attori, dall'industria ai politici, dai mediatori alle banche. Noi stiamo cercando di scomporre questo fronte e di sollecitare ciascuno ad assumersi responsabilità precise e trasparenti».

Rimangono preoccupanti i recenti sviluppi del mercato delle armi, sempre più camaleontico (esempio investimenti militari mascherati da civili, ricerche scientifiche che poi vengono utilizzate a scopoi militari), trasformazioni che stanno rendendo più difficili i controlli in questo campo e quindi la trasparenza. C'è poi l'industria militare italiana che inizia ad accusare i colpi, e a lamentarsi delle scelte che alcune banche stanno facendo, restringendo il credito nei loro confronti e rifiutando il loro denaro. Intesa - Sanpaolo sembra aver imparato la lezione, anche se sarà continuamente monitorata, perché all'annuncio fatto in grande stile, seguano i fatti concreti e ci sia effettivamente trasparenza. Ora rimangono tutte le altre, che non sono certo poche, Banca Etica compresa.

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