venerdì 13 luglio 2007
Interventi.
di Antonio Volpi, Associazione Asquer - diritti e beni pubblici
Siamo ormai diventati talmente diffidenti che quando parte una campagna mediatica volta ad orientare l'opinione pubblica in una determinata direzione ci viene subito da pensare: a chi giova?
E così è stato anche in occasione della recente ma intensa attività pubblicitaria che tende a magnificare le virtù dell'acqua del rubinetto, ad evidente svantaggio dell'enorme business delle acque cosiddette minerali.
Forse pecchiamo di ingenuità ma, una volta tanto, ci sembra una sollecitazione virtuosa: l'interesse in ballo è la salute dei cittadini assieme al rispetto per le loro tasche.
Noi sardi sappiamo di essere i più grandi consumatori di acqua imbottigliata. Basta sbirciare in qualsiasi market, super o piccolo che sia, per vedere interi corridoi stipati di confezioni di acqua plastificata, anche se lievissima o purissima, che finiscono in capienti carrelli familiari o vanno penosamente ad allungare le braccia di acquirenti più morigerati.
Ma qualcosa sta cambiando. Grazie all'azione educativa di tante associazioni, da Legambiente alla rivista Altroconsumo, a tante altre organizzazioni che si battono per la difesa del cittadino, ci stiamo finalmente rendendo conto che:
A fronte di tutto questo, abbiamo un servizio idropotabile disciplinato da severe norme per la tutela igienica del prodotto, e un'acqua di eccellente qualità. In particolare a Roma (avete mai provato a bere dalle innumerevoli fontanelle per strada?) e a Napoli (anche per questo il caffè partenopeo è particolarmente gustoso), ma anche Cagliari e in tanti altri posti d'Italia.
Per tanti motivi è giusto ed è sensato, oltre che conveniente, tornare all'acqua del rubinetto di casa. È semmai opportuno, anzichè baloccarsi in insulse e dannose operazioni di privatizzazione del settore idrico, che il pubblico si riappropri della gestione di questo servizio fondamentale per la salute ed il benessere dei propri cittadini, e provveda magari a ricostruire e bonificare le condutture idriche, le quali perdono oltre la metà del bene acqua.
Non sarebbe questa una Grande Opera encomiabile, anzichè baloccarsi in ponti improbabili e in Tav deleteri?
© 2007 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari