venerdì 13 luglio 2007
di Elvira Corona
Nessuna donna dovrebbe morire mentre dà alla luce una nuova vita. E il coinvolgimento degli uomini può fare la differenza per la salute delle donne. Lo ha ricordato il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, che nei giorni scorsi - in occasione della Giornata mondiale per la popolazione, dedicata appunto alle donne e al loro diritto alla salute - ha richiamato padri e mariti ad un impegno consapevole e responsabile.
Thoraya Ahmed Obaid, direttore esecutivo dell'UNFP, ha lanciato l'allarme: «Troppe donne oggi muoiono per complicazioni durante la gravidanza o durante il parto». Ogni minuto, nei paesi in via di sviluppo c'è una nuova vittima. Sono 1.400 donne ogni giorno, oltre 500mila ogni anno, e il 99% di loro si trova nei paesi poveri. Il divario fra i continenti è altissimo: in Africa occidentale, una gravidanza è fatale per una donna su tredici, mentre nell'Europa del Nord questo dato è di una su 3.900.
Le cause dirette di queste morti sono soprattutto emorragie, setticemia, doglie chiuse, ipertensione o aborti mal eseguiti. Per ogni donna che muore, altre 30 soffrono per lesioni, infezioni e malattie, quasi sempre trascurate o ignorate. Fra quante sopravvivono, le stime dicono che 300 milioni di donne affrontano una serie di difficoltà durante la gravidanza che ne segnano profondamente il resto della vita (l'abbandono da parte del partner, il rifiuto della famiglia d'origine, l'esclusione da parte della comunità).
Ma le donne non sono le uniche vittime: anche i bambini muoiono di povertà e di asistenza sanitaria che non esiste.Ogni anno, oltre un milione di bambini resta orfano di madre per queste cause. Gli orfani poi muoiono prima del secondo anno di vita con una frequenza da tre a dieci volte superiore ai bambini che hanno entrambi i genitori. Circa la metà dei neonati che muoiono ogni anno - 3,4 milioni su un totale di 8 milioni - non hanno avuto adeguata assistenza al parto.
E se si parla di eccessiva medicalizzazione del parto nei paesi occidentali, in Africa orientale solo il 33,9% delle donne è assistito da personale qualificato, in Asia centrale e meridionale il 37,5% , mentre in America Latina e nei Caraibi si è già arrivati all'81,3%.
Quando si parla di salute, disuguaglianza e povertà hanno ovviamente un enorme peso negativo. I più poveri hanno scarso accesso all'assistenza sanitaria e sono i più esposti al rischio di malattie e morte. Per poter invertire questa tendenza, è assolutamente necessario potenziare i sistemi sanitari, oltre che favorire i processi di democratizzazione di questi paesi. Più specificatamente, l'assistenza ostetrica materna dovrebbe essere accessibile a tutte le donne che presentano complicazioni durante la gravidanza.
Secondo l'Unicef, operatori sanitari e ostetriche, appositamente formati, dovrebbero diventare l'ossatura fondamentale del sistema sanitario, sia che operino all'interno di strutture ospedaliere sia direttamente nelle comunità. È proprio attraverso il processo di valutazione dei servizi di ostetricia di emergenza che un paese può misurare la propria capacità di garantire la salute delle donne incinte e dei loro bambini.
Se negli ultimi due decenni molti altri indicatori di salute sono migliorati, pochi risultati sono stati raggiunti, invece, per diminuire il numero di decessi legati a complicazioni insorte con la gravidanza o il parto, malgrado i leader di tutto il mondo nel 2000, si fossero impegnati a migliorare la salute materna e ridurre i casi di morte di almeno tre quarti entro il 2015 (è il quinto Obiettivo di Sviluppo del Millennio).
E gli uomini possono dare un grande contributo, secondo Thoraya Ahmed Obaid, utilizzando il loro potere per questo cambiamento: perché per la maggior parte sono proprio gli uomini quelli che hanno il potere, a livello politico e a livello familiare. Quattro le azioni strategiche suggerite: innanzitutto scoraggiare i matrimoni precoci, promuovere l'educazione delle adolescenti, rafforzare relazioni paritarie tra ragazzi e ragazze e favorire il diritto alla salute riproduttiva delle donne.
In molti paesi è il padre di solito a decidere se sua figlia si sposerà molto giovane e se potrà finire gli studi. Il matrimonio precoce può portare a una gravidanza a rischio. Il compagno poi gioca un ruolo fondamentale su quanti figli avrà la coppia e sul quando li avrà. Queste decisioni influenzano il futuro dell'intera famiglia. Sempre agli uomini spettano le decisioni finanziarie, comprese quelle che riguardano i costi da sostenere per la salute. Quando sorgono complicazioni dovute al parto, queste decisioni possono essere fondamentali per la vita o la morte della gestante.
Il sostegno dei leader politici e religiosi può contribuire a formare l'opinione pubblica, il loro appoggio alla salute delle donne può essere fondamentale. Soprattutto per quanto riguarda un periodo così delicato come la gravidanza, durante il quale la donna dovrebbe ricevere maggiori attenzioni da parte di tutti. In assenza di un vaccino o di una cura, il comportamento dell'uomo ha un'importanza cruciale per prevenire il contagio e il diffondersi dell'HIV, sono proprio le donne quelle che corrono più rischi.
«È tempo per tutti gli uomini - che siano padri, fratelli, mariti, compagni, leader politici o religiosi - di diventare partner della salute delle donne», ha detto ancora Thoraya Ahmed Obaid. «Insieme dobbiamo promuovere il diritto di ogni donna a vivere serenamente la propria vita e a mantenersi in salute, con dignità e con le stesse opportunità degli uomini».
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