lunedì 9 luglio 2007
di Giorgio Melis
Servizio di sicurezza per la difesa dello Stato? Ma quando mai. Servizi di attacco alle istituzioni, di spionaggio, dossieraggio, ricatto e destabilizzazione contro lo Stato, la democrazia, e gli “avversari” di turno ma selettivamente, geneticamente, di sinistra (se questa è ancora una sinistra): come fossimo negli anni della guerra fredda. Eversione continua, golpismo strisciante e permanente, in forme adattate alle condizioni, ma preferenzialmente a destra: affinità elettive.
Capite, questo general Pollari Nicolò lancia l'avvertimento (se fosse venuto da Palermo si sarebbe detto “mafioso”) annunciando di voler svelare i segreti d'Italia. Non lo dice direttamente. Lo manda a dire col suo portavoce ufficioso, Sergio De Gregorio, eletto con Di Pietro e traslato nel Polo in cambio della presidenza della commissione difesa.
Uno che da un mese è indagato per riciclaggio e concorso in associazione mafiosa perché in casa di un boss camorrista sono stati trovati assegni suoi per 400 mila euro (senza motivazione) e uno di un altro pezz 'e novanta della criminalità napoletana da lui graziosamente “girato” per l'incasso e versato al primo camorrista. Bene, è a un personaggio come questo (portaparola anche del generale Speciale, Finanza come Pollari), parlamentare e presidente di una delle commissioni più importanti e scaduto a ragazzino-postino dei pizzini verbali più torbidi, che l'ex capo del Sismi affida il suo avvertimento erga omnes.
In Italia tira aria di regime, dice Pollari tramite il suo ventriloquo: dunque bisogna reagire. Di regimi, lui se ne intende: forse nel senso che gli dava il Padrino del libro-film per indicare i gruppi di fuoco della mafia americana. Questo era, senza lo spargimento di sangue (speriamo) l'apparato con cui il Sismi (quello ufficiale, nella propria sede: mica il solito spezzone deviato da un retrobottega anonimo) dalla sua centrale diretta da Pio Pompa, braccio destro di Pollari, ha spiato e dossierato e cercato di diffamare e destabilizzare. Chi? Duecentotre magistrati europei (47 italiani) sospetti d'essere di sinistra, infiltrandosi e infiltrando nei giornali felloni di ogni segno, tampinando alti dirigenti dello Stato, generali fino all'addetto militare del Quirinale e all'ex capo di Stato maggiore dell'aeronautica Tricarico, passato per vari premier e infine chez Berlusconi.
Sotto accusa per il sequestro dell'imam prelevato a Milano dalla Cia, trasferito in Egitto, torturato per mesi e infine rilasciato perché estraneo a tutto, Pollari scende in campo con i sodali alla Di Gregorio. Berlusconi lo difende a spada tratta ma anche nel centrosinistra ci sono andati fin troppo cauti: paura o coda di paglia? Tira aria di regime e dunque Pollari, immacolato bardo della democrazia e della libertà, adesso, solo adesso vuol svuotare il sacco.
Pensate che il suo difensore, il grande penalista Franco Coppi (ha tutelato vittoriosamente Andreotti nei processi più gravi) ne ha preso immediatamente le distanze: non volendo entrare in giochi pericolosi o sporchi. Franco Coppi è il teorico della linea difensiva più lineare: ci si difende nel processo, non fuori e contro, com'è stata sempre la regola di Berlusconi, Previti, Dell'Utri e dintorni.
È un attestato di incredulità per il suo cliente, una conferma che Pollari spara minacce e avvertimenti non difensivi ma di altra natura, forse intimidatoria, per chiamare la solidarietà di personaggi che gli devono qualcosa o devono averne paura. Al momento tace Cossiga, che pure l'ha sempre difeso. Parla invece, per difenderlo e difendersi, il Cavaliere. Le malefatte del Sismi pollaresco si sono svolte tutte nei suoi cinque anni di governo. Ma poi, guarda caso, tra i magistrati stranieri spiati fin dentro la famiglia, per raccogliere elementi calunniosi per il dossier, c'è un certo giudice spagnolo. Si chiama Garzon. Quello che aveva ottenuto l'arresto a Londra di Pinochet, macellaio di cileni.
Il Sismi voleva forse vendicare il bieco golpista di Santiago? E che volete gli fregasse. Ma Garzon aveva condotto, tra mille altre, un'inchiesta che aveva suscitato scalpore anche in Italia. Aveva indagato Berlusconi per presunte corruzioni in Spagna quando vi aveva creato “Telecinco”. Gli aveva spiccato contro un mandato di comparizione: eluso dopo l'elezione a premier di Sua Emittenza.
Il Pompa pio pio, che dava becchime in euro a informatori vari e a penne sporche e vendute come Renato Farina e altri in cambio di articoli falsi e destabilizzanti contro Prodi, pubblicati su “Libero”, rilanciati dal Giornale di casa Berlusconi e/o da Panorama sempre del Biscione, magari avrà voluto fare un favore al Cavaliere: a sua insaputa, naturalmente, per troppo zelo non richiesto. D'altro canto il Pio pio pio ha lasciato nella sua centrale romana un fax ritrovato e catalogato in cui esterna la sua devozione a Berlusconi e gli offre “i suoi devoti servigi” prima ancora che si insediasse a Palazzo Chigi, nel 2001. In nome della comune amicizia, quasi fratellanza, con don Verzé, quello del San Raffaele di Milano.
Ora è provato che Pompa il pio riferisse solo all'orecchio di Pollari, che aveva come referenti Berlusconi, Gianni Letta e il ministro della difesa Martino. Vuoi vedere che Pollari nulla disse e riferì al Cavalier-premier, vittima di mancate comunicazioni, poveraccio al quale niente dicevano, tenendolo all'oscuro di tutto? Non si può dubitarne. Berlusconi ha giurato che lui era disinformato delle porcate del Sismi di Pollari-Pompa in danno di centinaia di magistrati, giornalisti, uomini dello Stato e militari. Il Cav è un uomo d'onore. Chi mai oserebbe metterne in dubbio le parole?
Qualche dubbio è insorto dopo che il generale Tricarico, scatenato nelle querele anti-Sismi che lo diffamava, ha rivelato che Berlusconi lo aveva congedato dicendogli di essersi ricreduto su di lui perché, in base a informazioni precedenti, lo aveva ritenuto al servizio della sinistra. E quelle informazion il Cav da chi le avrà avute? Sarà mica stato pompato dal Sismi oppure gliele avranno spifferate gli uccellini di Arcore, i merli, scoiattoli e cactus di villa Certosa? Brutto affare questo: perché le rivelazioni vengono dall'ex capo di Stato maggiore dell'Aeronautica, mica da un pirla qualsiasi.
In questa vicenda del Sismi che doveva “disarticolare” (linguaggio da Br) magistrati, giornalisti, manager pubblici e militari italiani e stranieri considerati ostili al centrodestra, tutto si tiene. Anche la fellonia dei numeri due e tre e quattro del Sismi, coinvolti nella storiaccia dello spionaggio su scala industriale tramite Telecom, in combutta con l'ex Sismi Tavaroli, più Mancini, l'investigatore Cipriani e altri maramaldi di questa fatta, tenuti a lungo in galera. In questa vicenda c'è anche un morto eccellente, quel Bova, anche lui ex Sismi. Oscuramente morto lanciandosi da un cavalcavia a Napoli: per la famiglia, suicidato dopo che aveva cominciato a collaborare con i magistrati anche per alleggerire la sua posizione.
Ecco, questo è il combinato disposto, l'oscuro agglomerato di mille trame cu sui oggi Pollari dice di voler far luce per svelare i misteri d'Italia. Servirebbe innanzitutto una bella radiografia, con ecografia, RMN e macchina della verità nei suoi confronti, prima di prenderlo sul serio. Partendo da una domanda facile facile. Perché il Sismi, servizio militare, spiava, dossierava e voleva disarticolare personaggi civili, magistrati, giornalisti e politici? Altro che deviazioni: questi sono deragliamenti eversivi, da galera. Non lo sanno che negli Usa la Cia non può operare all'interno, riserva di caccia esclusiva dell'Fbi, che quando scopre interferenze scatena un can can fino al presidente? Ma certo che lo sanno. Ma in Italia il Sismi se ne catastrafotte, tranquillo e impunito, sempre coperto.
Al dunque, Pollari vuole saltare a piè pari la magistratura, che tra Milano e Roma l'ha incriminato e rinviato a giudizio e ora ha trovato la santabarbara di Pompa. Tutte informazioni generiche, si difende, prese dai giornali. Però infilate negli archivi del Sismi e poi in due file sottratti dal servizio e sequestrati a Pompa in macchina: che peccato per possibili ricatti andati in fumo! Il duo Po-Po (Pollari-Pompa) sembra patetico nell'autodifesa e invece è pericolossimo. Berlusconi gli tiene bordone e che ti fa Pollari? Se ne va a Canale 5, sbandiera la sua mercanzia innocentista ma si nega ai magistrati.
Vuole buttarla in politica. Chiede un'inchiesta parlamentare. Mica fesso. Può inondarla di fanghi tossici, chiamare in causa mezzo mondo, gettare sospetti su chiunque: altri dovrebbero difendersi. In linea di principio potrebbe andare anche bene. Peccato si sappia che fine hanno fatto le precedenti inchieste parlamentari. Polveroni immani e i felloni la fanno franca, al massimo qualche innocua parola di morbida censura a distanza di anni, a babbo morto e tutto dimenticato. Il centrodestra dice no. O ha paura e teme che i liquami possano tracimare anche dalle sue parti.
Ma con che faccia di bronzo si permette, comunque? Nel 2001 impose le commissioni Telecom Serbia e Mitrokhin, pretendendone le presidenze che per regola vanno sempre all'opposizione. L'obbiettivo provato oltre ogni ragionevole dubbio era dimostrare nella prima che Fassino, Dini avevano incassato tangenti miliardarie: parola di un sedicente conte Igor arrestato come truffatore professionale e inchiesta finita nel grottesco. Nell'altra, presieduta dall'ineffabile Paolo Guzzanti, con codazzo di faccendieri e loschi figuri protetti fino alla fine e pagati a peso d'oro, si doveva dimostrare che Prodi era stato una spia del Kgb sovietico.
L'immaginate, il nostro Mortadellone ormai alquanto bollito e notorio anticomunista d'antan fino a dieci anni fa, che trafficava col Kgb e faceva capatine anche alla Lubianka, il tragico centro-carcere dello spionaggio sovietico. Anche questa è finite sul ridere. Ma alla vigilia delle elezioni del 2006 era pronta la conferenza stampa per l'annuncio che il candidato dell'Unione era stato al soldo di Mosca.
Ecco, queste sono le commissioni d'inchiesta che piacciono al Polo. Forse scottato o per paura, ora dice vade retro a quella che vuole Pollari e per primo ha chiesto Clemente Mastella, ministro dell'indulto e contro la giustizia, legatissimo all'ex capo del Sismi. Già questo rende sospetta la commissione d'inchiesta. Figurarsi, magari ci finirebbe tra i consulenti quel Giampaolo Nuvoli, messo al posto che fu di Giovanni Falcone, con oltraggio alla memoria del magistrato ucciso.
Nuvoli va bene per tutte le stagioni a moltissimi, specie in Sardegna. Dopo che avevamo ricordato i suoi trascorsi di aspirante impiccatore di Borrelli e di saltafossi politico - denuncia ripresa da Marco Travaglio, Michele Serra e perfino Giuliano Ferrara - prima il quotidiano di Sassari gli ha dedicato una pagina tutta autodifensiva. Un mese dopo ha fatto il bis L'Unione Sarda. Altra paginata da cui i lettori hanno appreso che Nuvoli aveva praticamente fatto vincere da solo le elezioni a Prodi. Senza due righe critiche: apri il microfono e il taccuino, registra e scrivi acriticamente le puttanate di un personaggio da avanspettacolo, ora ai vertici del ministero di giustizia col prode Mastella che l'ha arruolato: non si butta nulla, come con i maiali e il petrolio.
Al dunque, non certo ora una commissione di cui diffidare per mille ragioni. Esproprierebbe la magistratura (quel che più si vuole) e anche il Copaco, il comitato di controllo dei servizi, presieduto peraltro da Scajola, già ministro di Berlusconi: garantisce fin troppo il centrodestra. Si può fare luce davvero, sul piano giudiziario e politico. Non la luce torbida che vorrebbe Pollari.
Parla di regime. Con questo centrosinistra scalcagnato e periclitante preso a pesci in faccia da tutti. Con responsabilità proprie gravissime. Prodi e il ministro-soldatino di piombo Arturo Parisi (ahinoi sardo, anche se qui la Margherita ne ignora l'esistenza politica pur essendone stato capolista alle elezioni) hanno tardato mesi a sostituire Pollari, sotto accuse e ormai allo scoperto. E anziché cacciarlo lo hanno chiamato a Palazzo Chigi. Come mettere la volpe nel pollaio o un pedofilo a guardia di una scuola materna.
Del resto, Pollari si è messo in perfetta coerenza e sintonia con tanti predecessori. I Servizi nei secoli infedeli, inquinati, paragolpisti, sempre con la destra eversiva, contro la democrazia e specie la sinistra. Ricordate? Il generale col monocolo De Lorenzo e poi Miceli, tutti finiti senatori del Msi, in combutta con la destra bombarola e golpista da piazza Fontana in giù. Altri sono dimenticati. Ma non tutti. Specie i vertici di Sismi e Sisde e Cesis - Santovito, Grassini & company - grandi sodali della P2 di Licio Gelli (ben nota anche all'affiliato Berlusconi) che poi gestirono l'affaire Moro con Michael Leeden, falco della destra americana e uomo della Cia.
Questa è la tradizione da cui discende Pollari. Arriva dalla Finanza (da cui ha preso tutti i dirigenti travasati nel Sismi): il corpo (purtroppo per i tanti onesti che vi operano) più colpito da scandali, arresti e condanne dei suoi vertici, che ne hanno massacrato l'immagine. E questo Pollari vuole svelare i misteri d'Italia? Quelli veri sono occultati e impenetrabili. Degli altri si sa tutto ma non si può provare niente: troppe complicità pregresse e attuali.
E parla di regime. C'era nei cinque anni in cui è stata occultata (ministri prima Scajola e poi Beppe Pisanu) la verità sul G8, sul massacro sempre negato alla caserma Diaz. Grazie alla testimonianza di un questore pentito e a prove, anche atroci telefonate registrate, solo ora è dimostrato quel che è accaduto. Coperto nel “regime” dei cinque anni di Berlusconi: questo sì vero e non da barzelletta come quello immaginario di Prodi, nonostante i distinguo grotteschi e autolesivi di tanti dell'Unione.
Pollari bocca della verità: chissà quale fango ne tracimerebbe. Era e resta una seria minaccia, grazie al buonismo sospetto di Prodi e Parisi, che avrebbero applicare non un cattivismo improprio ma solo rigore e rispetto della legalità strapazzata. Il rischio è sempre stato serio. Per la minima parte che mi tocca, ne ho avuto prova personale. Avendo scritto un articolo rigoroso e purtroppo preveggente sul Sismi, Pollari, Pompa e Farina sui giornali Epolis, fui censurato (nel silenzio dei presidenti di Regione e Consiglio) e costretto alle dimissioni, dovute per coerenza. Grazie ai fratelli direttore e condirettore Cip & Ciop, Cipriani Antonio e Gianni, quest'ultimo ammanigliatissimo con Pollari, organizzandogli convegni onerosi e chissà da chi finanziati. Cip & Ciop signorSismi sono ancora al loro posto, anche dopo la caduta del loro referente sismico. Qualcosa significherà. O no?
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