domenica 8 luglio 2007
di Giorgio Macciotta e Francesco Pigliaru*
La Corte dei Conti ha contestato alcune scritture contabili del bilancio consuntivo 2006 e di quello di previsione 2007 della Regione Sardegna.
In generale, l'iniziativa va presa con la massima serietà, perché la Corte esercita, con competenza, un ruolo di controllore tecnico sui bilanci consuntivi. Un ruolo indispensabile per il corretto funzionamento della nostra democrazia, e ancora più essenziale oggi, data l'assenza di un adeguato sistema di controllo sulle attività di un esecutivo reso molto più forte dalla forma di governo adattata nelle regioni italiane. (Per fare un solo esempio di questa inadeguatezza, basta chiedersi quali analisi tecniche indipendenti ha avuto a disposizione il Consiglio regionale per valutare la proposta di bilancio della Giunta.)
Nello specifico, tutto ruota intorno alla legittimità di iscrivere nel consuntivo 2006 e nel bilancio di previsione 2007 entrate previste per la Regione Sardegna in anni futuri. Il parere della Corte dà autorevolezza a un dubbio ampiamente diffuso e discusso nei mesi scorsi, secondo cui, come sostiene il procuratore Mario Scano, «l'anticipazione al 2006 di risorse finanziarie spettanti alla Regione negli anni 2013-2015 e che attengono alla competenza degli esercizi medesimi, si risolverebbe in una palese elusione del principio dell'annualità del bilancio, sancito dall'articolo 81 della Costituzione».
Per chi sa leggere e per chi sa ascoltare, questo giudizio (o comunque questo dubbio) non mette in discussione l'importante lavoro di risanamento fatto dalla giunta Soru, che tutti conoscono e che tutti rispettano. Mette invece in discussione la discutibile soluzione tecnica adottata nell'ultimo atto di un percorso altrimenti virtuoso.
Si tratta in sostanza di atto che, se non compromette il molto di buono ottenuto finora, tuttavia preoccupa perché rischia di fare danni in futuro. Come ci è capitato di scrivere pochi mesi fa (in un editoriale di Francesco Pigliaru su La Nuova Sardegna), con una tecnica contabile di questo tipo a disposizione, «presidenti meno attenti al benessere collettivo avranno uno strumento in più per gonfiare i bilanci di loro competenza, scaricandone i costi su governi futuri. Invece di creare le premesse per un futuro più fiscalmente disciplinato, qui si rischia favorire comportamenti opposti».
Il presidente Soru dovrebbe prendere atto di un punto di vista diverso dal suo con la tranquillità di chi ha fatto molto per risanare il bilancio regionale. Non solo: dovrebbe ostentare una serenità basata sulla consapevolezza che anche un no definitivo su questo punto cambierà poco o niente nelle finanze regionali. Perché questo, alla fine, è il vero paradosso: le discutibili “innovazioni” dei bilanci 2006 e 2007 fanno correre rischi di futura indisciplina fiscale a fronte di vaghi e imprecisi vantaggi immediati. In più, rischiano di occultare il fine dell'operazione: la soluzione usata per far fronte al disavanzo non era motivata da scelte di finanza “allegra” ma dal tentativo di far fronte all'enorme disavanzo lasciato in eredità dal centro destra.
Qualche autorizzazione di mutuo disegnata in modo appropriato avrebbe prodotto, in termini di dinamica pluriennale del debito, risultati di medio periodo sostanzialmente identici a quelli perseguiti con la discutibile anticipazione di entrate future.
Come abbiamo sostenuto pochi giorni fa (in un editoriale di Giorgio Macciotta su La Nuova Sardegna), in generale le questioni di bilancio sono «questioni complesse nelle quali la decisione politica non può essere disgiunta da una valutazione delle “tecnicalità”. I cittadini sarebbero più garantiti se la “regolarità di decisioni e leggi in materia finanziaria e contabile, caratterizzate da un elevato grado di complessità, fosse certificata da autorità indipendenti. Si tratta di leggi giustamente escluse da possibili consultazioni referendarie, ma che, proprio per questo, richiedono un surplus di trasparenza e di certificazione, sottratta alle variabili regole della onnipotenza della politica”. Una simile proposta era stata avanzata in occasione di un convegno sul nuovo assetto istituzionale della Regione».
È il momento di prendere sul serio quella proposta, per ora solo accennata (maggiori dettagli sono disponibili sul sito di Francesco Pigliaru), e che aveva ricevuto ampi consensi, incluso quello di Franco Bassanini e del presidente dell'Anci Tore Cherchi.
Si tratta di discutere in dettaglio come costituire un organismo indipendente con alte e riconosciute competenze in materia di contabilità pubblica. Un organismo che - come sostiene Guido Tabellini - «certifichi lo stato dei conti pubblici e valuti la coerenza tra gli obiettivi di bilancio annunciati dal (…) governo e i provvedimenti concretamente adottati».
Forse questo ruolo può essere svolto da una rinnovata Corte dei conti, che non si limiti alla sola valutazione ex-post dei documenti contabili. Meglio, si potrebbe trarre ispirazione da alcuni esempi internazionali, con un organismo nominato ex-novo dalle istituzioni rappresentative attraverso un accordo bipartisan che ne garantisca prestigio, indipendenza e durata. Un esempio forse migliorabile ma importante è quello del Congressional Budget Office (CBO) americano, che, tra le altre funzioni, esercita quella di «fornire valutazioni indipendenti delle proposte di bilancio del Presidente. Questa valutazioni consentono al Congresso di confrontare le proposte del Presidente in materia di spesa e di entrate con proposte diverse ottenute utilizzando un insieme coerente di assunzioni tecniche ed economiche». Inutile dire che le persone che lavorano al CBO sono selezionate sulla base di rigorosi criteri meritocratici. [1]
Comunque sia, un organismo con queste funzioni potrà fornire l'essenziale supporto tecnico oggi assente alla discussione politica sulla finanza regionale. Allo stesso tempo, permetterà di migliorare in modo sostanziale il ruolo di controllo del Consiglio regionale e, per questa via, darà un contributo non piccolo alla creazione di un più efficace sistema di bilanciamento dei poteri.
[1] È utile ricordare che oltre al CBO, il sistema americano basa il proprio concreto sistema di bilanciamento dei poteri su un altro - e più importante - organismo indipendente e prestigioso al servizio del Congresso: il Government Accountability Office. Questa agenzia «works for Congress and the American people. Congress asks GAO to study the programs and expenditures of the federal government. GAO, commonly called the investigative arm of Congress or the congressional watchdog, is independent and nonpartisan. It studies how the federal government spends taxpayer dollars. GAO advises Congress and the heads of executive agencies … about ways to make government more effective and responsive. GAO evaluates federal programs, audits federal expenditures, and issues legal opinions. … Its work leads to laws and acts that improve government operations, and save billions of dollars».
* Alcuni fatti a cui fa riferimento l'articolo sono avvenuti in un periodo (luglio 2004 - ottobre 2006) in cui Francesco Pigliaru ricopriva la carica di assessore della Programmazione e del Bilancio nella Giunta della Regione Sardegna.
[ questo articolo è stato pubblicato su inSardegna.eu ]
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