mercoledì 4 luglio 2007
di Giorgio Melis
Clamoroso, incredibile e offensivo: un torto da riparare. La Sicilia ci ha sorpassato. Spende 160 milioni di euro all'anno contro i nostri 103 per la sua assemblea legislativa. Ma con cinque milioni di abitanti (contro un milione seicentomila sardi), 90 consiglieri (contro 85), 263 dipendenti (contro i 160 di Cagliari) e uno status da vero parlamento. Si chiama Ars, i componenti sono deputati e non consiglieri, ha dalla nascita competenze statali, altro che quelle nostre. Perciò l'autonomia speciale siciliana, che ci sovrasta in tutto e per tutto, si permette di strapparci un amaro primato nazionale, forse mondiale. Essere detentori del Consiglio regionale più spendereccio e godereccio, mangiasoldi e pappone.
Nella nostra inchiesta tra tutte le Regioni, ci eravamo riempiti di orgoglio patriottico nel trovare conferma che nessuno tiene testa agli onorevoli (e dipendenti) sardi nel doveroso scialo di soldi pubblici. Strapazzata la Lombardia, che spende 72 milioni di euro l'anno per il suo consiglio ma con quasi dieci milioni di abitanti. Umiliato il Piemonte (71 milioni), doppiati o più nel confronto Veneto (50 milioni), Emilia Romagna (40 milioni), Toscana (31,4 milioni). Cancellata la Puglia (35 milioni con quattro milioni di abitanti), spolverata la Campania (76 milioni di euro per quasi sei milioni di residenti), distanziato il Lazio (69 milioni di spesa per cinque milioni e mezzo di abitanti).
Insomma. La bandiera dei quattro mori, con i 103 milioni di spesa del Consiglio, svettava trionfalmente dalle Alpi allo Stretto di Messina, sbaragliando Milano e Napoli, Torino e Firenze, Bologna e Roma, fino a Bari e Reggio. Ma in extremis il sogno di gloria svanisce. L'Assemblea regionale siciliana (Ars) spende quasi 160 milioni per il suo bilancio interno, il 50 per cento in più dei sardi. C'eravamo illusi di essere i primi e restare i peggiori (parafrasando la pubblicità di un celebre gianduiotto) e scopriamo in ultimo di essere solo secondi.
| Quanto costa il Consiglio nelle regioni italiane (bilanci 2007) | |||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| popolazione | numero consiglieri |
dipendenti Consiglio |
bilancio Consiglio |
||||
| Piemonte | 4.124.677 | 63 | 300 | 71 milioni | |||
| Lombardia | 9.475.202 | 90 | 283 | 72 milioni | |||
| Veneto | 4.759.872 | 60 | 150 | 50 milioni | |||
| Emilia Romagna | 4.151.369 | 50 | 200 | 40 milioni | |||
| Liguria | 1.609.013 | 40 | 125 | 28 milioni | |||
| Toscana | 3.619.872 | 65 | 400 | 31,4 milioni (1) | |||
| Umbria | 825.826 | 30 | 100 | 25 milioni | |||
| Marche | 1.535.997 | 40 | ? | 17,8 milioni | |||
| Lazio | 5.484.687 | 70 | 700 | 69 milioni | |||
| Abruzzo | 1.262.392 | 40 | ? | 38,6 milioni | |||
| Molise | 320.601 | 30 | 90 (2) | 12 milioni (3) | |||
| Puglia | 4.070.408 | 70 | 100 (4) | 35 milioni | |||
| Basilicata | 597.768 | 30 | 137 | 21,5 milioni | |||
| Campania | 5.790.357 | 60 | 269 | 76 milioni | |||
| Calabria | 2.003.595 | 50 | 170 | 44,9 milioni | |||
| Valle d'Aosta | 122.868 | 22 | ? | 17,2 milioni | |||
| Friuli Venezia Giulia | 1.212.332 | 60 | 121 (5) | 29,6 milioni | |||
| Sicilia | 4.968.991 | 90 | 263 | 156,9 milioni | |||
| Sardegna | 1.657.268 | 85 | 160 | 102,9 milioni | |||
| (Il Trentino Alto Adige non è compreso per le ragioni spiegate nell'articolo) | |||||||
| (1) compresa la Giunta | |||||||
| (2) ruolo unico con Regione | |||||||
| (3) solo consiglieri | |||||||
| (4) esclusi i gruppi e le segreterie | |||||||
| (5) dato dicembre 2005 | |||||||
Da restarci male, da mortificarsi perché ci sfugge un record assoluto che ci segnalava al resto d'Italia per le indomabili virtù nuragiche. Davanti all'indifferenza e al muro di gomma dell'assemblea, è già tanto che Giacomo Spissu e l'allegra compagnia della premiata cassa continua del Consiglio non abbiano pensato di adeguarsi alla Sicilia. Magari votando nell'ufficio di presidenza - dove tutto si decide tra pochi intimi e tutto resta segreto meglio che alla Cia - un assestamento del bilancio. Raffica di aumenti delle indennità per onorevoli e personale et voilà, conquisteremmo la parità con la Sicilia a quota 165 milioni. Il primato sarebbe ristabilito e l'onore degli orgogliosi sardi ripristinato. Questione d'onore. O disonore?
Urge il riso sardonico, al gusto di cicuta, per non piangere. A guardare la tabella delle spese di tutti i Consigli regionali d'Italia, l'infausto secondo posto della Sardegna genera uno sdegno non ancora frustrato dal fatalismo apatico. Come ci hanno scritto decine di lettori da tutta Italia e Sardegna. Alcuni furenti e indignati per queste spese pazze, se la prendono con le tasse sul lusso di Soru: intimandogli di tosare prima i consiglieri. Abbiamo dovuto spiegare che almeno su questo, Soru proprio non c'entra e non c'esce.
Però andiamoci piano con la sconfitta ai punti e non per ko rispetto alla Sicilia. Restiamo noi i vincitori morali e sostanziali. Il primato del Consiglio-cicala, o meglio locusta, proporzionalmente resta nostro e con distacco. Appunto perché spendiamo per il parlamentino di via Roma due terzi di quello storico di Palermo: dove c'era il vicere Borbone e una reggia in cui hanno regnato grandi figure della storia. Ma la Sicilia ha appunto ha il triplo di abitanti, più consiglieri, personale e (oltre i faraonici sprechi) spese di rappresentanza anche all'estero. Dovute alla presenza nel mondo di venti milioni di siciliani. Noi, pochi, puvirazzi, sconosciuti fino a pochi fa al mondo che ignoravamo, meritiamo la medaglia: altro che i siciliani!
Forse nella nostra bandiera starebbe a pennello al centro, tra i quattro mori rossi per la vergogna, un simbolico euro con la scritta: libera spesa in libero Consiglio. La cornucopia proposta come immagine-simbolo da Ruggero Soru sulla prima pagina del 28 giugno, potrebbe vantaggiosamente campeggiare nel nostro vessillo.
Anche perché, fra le autonomie speciali, Sicilia a parte e comunque stracciata nel confronto, svettiamo con risultati umilianti che esaltano le altre. Non conteggiamo il Trentino-Alto Adige: non omologabile perché il potere reale ce l'hanno le due province autonome, i cui Consigli compongono quello regionale, con funzioni residuali. Non possiamo certo paragonarci alla ricca ma semideserta Valle d'Aosta: con appena 123 mila abitanti, 22 consiglieri e un bilancio di appena 17 milioni di euro.
Il confronto regge bene col Friuli Venezia Giulia, che l'autonomia l'ha onorata con opere, non con insulse chiacchiere identitarie e di Limba Sarda Comuna: altra patacca che pagheremo con i nostri soldi. Con un milione 212 mila abitanti, il Friuli ha un'economia superflorida, avanzata e in continua crescita: benché venisse da una povertà estrema, con masse di emigrati stagionali e permanenti da far paura. Gli operosi e ricchi friulani, formiche e non cicale né locuste, hanno appena 60 consiglieri, 121 dipendenti e spendono per il loro Consiglio 29 milioni e 565 mila euro all'anno. Meno di un terzo di quanto costa quello della disastrata Sardegna: arricchisce solo gli onorevoli e mantiene nel lusso un ceto politico parassitario, logorroico e nullafacente.
Di questa triste realtà sentirete forse presto parlare nella grande stampa nazionale: l'informazione locale si limita a qualche spunto ripreso da noi. Ma non ha niente da aggiungere e ridire: rassegnazione opportunistica. Che però non sfiora lettori e gruppi e associazioni che chiedono di organizzare una mobilitazione popolare, con dibattiti pubblici e manifestazioni di denuncia. Non possiamo farlo con questo caldo. Provvederemo in autunno. Ma prima renderemo, a sorpresa e presto, ancor più visibile uno scandalo che grida vendetta.
Sul quale tace anche Soru: al momento giustificato dalla brutta nuttata in cui si è cacciato. Bonzi muti e sordi tutti gli uomini del Consiglio, notabili e neofiti. L'unica loro risposta è stata espungere i nostri articoli dalla loro rassegna stampa: una vendetta meschinella (una nostra medaglia) per la quale nessuno ha elevato un minima protesta: tutti insieme, non disinteressatamente, a vigilare sul peculio garantito. Non sanno, i tapini, che i nostri lettori crescono da soli, anche col passaparola. Siamo orgogliosi di non essere in quella rassegna di regime. Monta e monterà l'attenzione e il rigetto dei cittadini. Siamo solo all'inizio: la battaglia continua.
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