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lunedì 2 luglio 2007

La concorrenza sul mercato elettrico?
Un po' di trasparenza in più,
non aspettiamoci subito grandi risparmi

di Laura Monni

Considerata da sempre un monopolio naturale, l'industria elettrica mondiale sta attraversando una fase di ristrutturazione finalizzata ad introdurre le regole della competizione di mercato: in questo senso si parla di liberalizzazione.

A livello europeo e nazionale, fino ai primi anni '90, la politica energetica è stata caratterizzata da un forte intervento pubblico. Il settore elettrico italiano è stato nazionalizzato nel 1962 con la legge 1643 che ha istituito l'ENEL, ente nazionale per l'energia elettrica, al quale era riservato l'esercizio delle attività di produzione, importazione, esportazione, trasporto, trasformazione e vendita.

L'attenzione posta ai problemi ambientali e la ricerca del maggiore beneficio per i consumatori hanno fatto sì che i legislatori, negli ultimi anni, realizzassero un programma di ristrutturazione dell'intero comparto, dalla produzione alla distribuzione. I problemi che hanno accompagnato questo processo sono stati molteplici, primo fra tutti la gestione della rete, considerata monopolio naturale ma, soprattutto, elemento essenziale per garantire a fornitori e ad acquirenti l'accesso al mercato, la qualità e l'economicità del servizio.

Il processo di apertura del mercato si è rivelato molto lungo e complesso. I paesi che, come l'Italia, hanno intrapreso per ultimi questo cammino, hanno avuto l'opportunità di osservare quello che è avvenuto nei mercati che si sono aperti per primi alla concorrenza, cercando di evitare gli stessi errori. Sembra semplice seguire un simile percorso, ma in realtà è molto complesso riuscire ad adattare le esperienze di un mercato alle caratteristiche di un altro. Per questo motivo in Italia si è seguito un processo graduale che, per prima cosa, ha limitato il potere del monopolista, poi si è aperto ai clienti di grandi dimensioni, in seguito ha avviato la borsa elettrica ed infine - dal 1º luglio 2007 - si è aperto a tutti i clienti.

In questo processo non si è potuto prescindere dal fatto che il sistema energetico si fonda sull'utilizzo di fonti fossili, che pone non pochi problemi per quanto riguarda l'inquinamento, la sostenibilità e gli equilibri geo-politici. Per i paesi che dipendono quasi completamente dall'estero, si aprono due strade parallele: una è l'aumento della quantità di energia prodotta da fonti rinnovabili, l'altra è il risparmio energetico perseguito attraverso l'efficienza.

L'avvio del processo di ridimensionamento dei monopoli pubblici nazionali è iniziato con due direttive europee del 1990: una sulla trasparenza dei prezzi al consumatore finale e l'altra relativa al transito sulle grandi reti dell'elettricità e del gas naturale. È proseguito poi con la direttiva 96/92/CE (norme comuni per il mercato interno di energia elettrica), con l'obiettivo di creare un Mercato Unico Europeo contraddistinto da:

Nel nostro ordinamento, la direttiva 96/92/CE è stata recepita con il decreto legislativo del 16 marzo 1999 n. 79: “Attuazione della direttiva 96/92/CE recante norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica” (decreto Bersani). La norma ha definito gli aspetti fondamentali del riassetto del settore.

Per prima cosa l'ENEL è diventata una holding con funzioni di indirizzo strategico, mentre per le attività di produzione, distribuzione, vendita e di gestione della rete di trasmissione nazionale ha costituito delle società separate.

La produzione di energia elettrica è stata liberalizzata, alle imprese è stato imposto un vincolo alla produzione o importazione di non più del 50% del totale del mercato. Per questa ragione, l'ENEL ha dovuto dismettere almeno 15.000 Mw della propria capacità di produzione.

Il servizio elettrico gestito dall'ENEL era organizzato come un monopolio verticalmente integrato. Situazione in cui le funzioni di indirizzo e controllo erano inefficaci e dove mancavano valide alternative per il consumatore insoddisfatto. La riorganizzazione prevista dal decreto Bersani ha portato la disintegrazione verticale e la liberalizzazione del settore, con la separazione della gestione delle reti - monopoli naturali - rispetto alle attività di generazione, trasmissione, dispacciamento e distribuzione, che sono mutuamente indipendenti.

Ne è nato una sorta di “doppio mercato”: un servizio in regime di monopolio riservato ai piccoli utenti affiancato da un mercato libero verticalmente articolato. Il ruolo del soggetto pubblico diventa indiretto e più o meno incisivo per le diverse attività. Le competenze regolamentari sono divise fra organi politici centrali (Governo, ministeri dell'industria e del tesoro), locali (Amministrazioni regionali e comuni), alla luce della riforma del titolo V della Costituzione, e organi indipendenti come l'Autorità per l'energia elettrica ed il gas. Quest'ultima ha tra le sue funzioni quelle di monitoraggio, organizzazione e controllo delle procedure per le gare di appalto relative alla generazione, oltre alla fissazione e all'approvazione delle metodologie usate per calcolare o stabilire i termini e le condizioni per la connessione e l'accesso alla rete nazionale.

Fino al 30 giugno, il mercato vincolato era gestito in regime di monopolio regolamentato dall'Acquirente Unico con il compito di garantire il servizio elettrico a tutti i clienti “vincolati“, che coincidono con le utenze domestiche, poiché tutti i detentori di partita IVA possono accedere al mercato libero.

Per capire la riforma e coglierne le opportunità, si deve avere chiara la filiera del mercato elettrico. Per arrivare al suo utilizzatore finale l'energia elettrica deve essere prodotta nelle centrali, trasmessa lungo le reti di trasporto e distribuita nei singoli luoghi d'uso. Tali passaggi vengono regolati da una specifica attività del sistema elettrico detta dispacciamento. La vendita di energia elettrica al cliente finale, nei paesi dove il mercato elettrico è liberalizzato, può essere gestita sia dai produttori, sia dai distributori e dai grossisti. I passaggi principali sono dunque: generazione, trasmissione, distribuzione e dispacciamento.

Generazione

L'energia elettrica viene generata in impianti che trasformano in elettricità le fonti di energia e la immettono nella rete di trasporto. Gli impianti di produzione sono principalmente:

Da qualche anno, anche in considerazione delle problematiche ambientali, si sta operando per sviluppare la produzione di energia da fonti rinnovabili o assimilate anche attraverso la costruzione di:

Trasmissione

Per essere utilizzata nelle case e nelle strade, negli uffici e nelle fabbriche, l'energia elettrica deve essere trasportata fino alla rete di distribuzione cui sono collegati gli utenti finali. Spesso il percorso che deve compiere è di centinaia di chilometri. La trasmissione rappresenta la fase intermedia del ciclo di produzione dell'energia e la fornitura del servizio ed è utilizzata da una pluralità di operatori a monte e a valle. Avviene attraverso le infrastrutture di rete rappresentate da linee, tralicci, stazioni, ecc.

La rete elettrica di trasmissione nazionale è considerata un monopolio naturale per vari motivi. Per prima cosa è stata realizzata in un lungo arco di tempo (la prima linea di trasmissione elettrica, la Tivoli-Roma, risale al 1892); inoltre, interessando tutto il territorio nazionale ha richiesto ingenti investimenti difficilmente sostenibili nel breve periodo da una impresa privata (la costruzione di nuovi tratti comporta difficoltà soprattutto per la cresciuta sensibilità ambientale); infine non è duplicabile.

Per ridurre al minimo le dispersioni di energia lungo il tragitto, la tensione dell'elettricità viene aumentata dai 30 kV massimi della produzione ai valori compresi tra il 120 e i 380 kV. Le linee di trasmissione di energia elettrica sono, dunque, ad alta ed altissima tensione.

La trasmissione può essere interpretata come un servizio che consente di accedere ad energia più conveniente, riducendo il costo complessivo della fornitura energetica; in questo senso, il costo del servizio di trasmissione è correttamente identificabile come il costo opportunità di accedere a risorse energetiche meno costose e, quindi, come la differenza tra i costi di generazione di fornitori alternativi.

Distribuzione

L'attività di distribuzione dell'energia elettrica avviene attraverso reti capillari sul territorio che portano l'elettricità agli utenti finali. Solitamente gli impianti industriali più grandi sono forniti ad alta tensione (alcuni grandi consumatori di energia elettrica possono essere collegati anche direttamente alla rete di trasmissione nazionale), le industrie ed il terziario hanno una fornitura di elettricità di media tensione mentre le piccole imprese e gli utenti domestici di bassa tensione.

La distribuzione è l'altro monopolio conservato dalla riforma del settore, in capo alle imprese distributrici rimane l'obbligo di connettere alle proprie reti tutti i soggetti che ne facciano richiesta, senza compromettere la continuità del servizio e nel rispetto delle regole tecniche e delle deliberazioni dell'Autorità sulle tariffe e gli oneri.

Dispacciamento

L'energia elettrica non è immagazzinabile ma va prodotta, trasmessa e distribuita continuamente nella quantità richiesta dagli utenti. L'equilibrio di queste attività è garantito dal dispacciamento, l'attività che regola l'utilizzazione e l'esercizio coordinato degli impianti di produzione, della rete di trasmissione e dei servizi ausiliari. L'attività di dispacciamento consente, dunque, il controllo del sistema elettrico per garantire la fornitura dell'energia elettrica con la qualità predefinita.

* * *

Il processo di apertura del mercato dell'energia alla concorrenza ha interessato tutti i settori descritti. Lo strumento più efficace di tutela del consumatore e di sviluppo del settore, infatti, è stato individuato nell'apertura alle dinamiche di mercato. L'Unione Europea parla della creazione di un mercato unico in cui si verifica la libertà di circolazione dell'energia tra i paesi, attraverso reti interconnesse e la conseguente libertà di scelta dei consumatori tra fornitori alternativi. Tutto ciò può produrre una maggiore competizione, un migliore utilizzo delle infrastrutture fisse, degli impianti di generazione e delle reti di trasporto, e una ripartizione più equa del rischio: in definitiva, prezzi più bassi e maggiore qualità del servizio, e nuovi investimenti nell'innovazione tecnologica.

La liberalizzazione delle attività di generazione e la ristrutturazione dei sistemi elettrici pongono in primo piano le questioni della formazione del prezzo e del ruolo dei produttori dominanti, poiché in grado di condizionare il funzionamento del mercato della generazione mediante comportamenti strategici. L'esperienza internazionale dimostra che la liberalizzazione della generazione elettrica, se accompagnata da un'elevata concentrazione nella produzione, non assicura di per sé la nascita di un mercato concorrenziale.

Lo stimolo alla liberalizzazione nasce dalla ricerca di maggiore efficienza. Per favorirla è stato studiato e messo a punto un mercato per gli scambi, organizzato come una borsa. La creazione della borsa si è resa necessaria perché è un sistema che garantisce offerte trasparenti, che si possono controllare comodamente e dove gli utenti possono accedere facilmente. La realizzazione e l'organizzazione hanno richiesto tempi lunghi, ma l'obiettivo dichiarato era quello di giungere ad un sistema il più possibile sicuro, che garantisse di eliminare le distorsioni create dal monopolio. Le funzioni della borsa sono, infatti, quelle di permettere di selezionare in modo trasparente e neutrale gli impianti di generazione che operano in regime di concorrenza e di rendere accessibile il mercato della generazione a nuovi entranti con segnali di prezzo trasparenti.

Il sistema adottato si basa sull'ordine di merito economico e si compone di tre mercati: quello del giorno prima, quello di aggiustamento e quello di dispacciamento.

Il primo è finalizzato allo scambio di energia all'ingrosso tra produttori e grossisti e si svolge nella mattinata del giorno precedente il giorno di consegna.

Nel secondo gli operatori possono modificare i programmi definiti dal MGP presentando ulteriori offerte; si svolge subito dopo il MGP.

Nel terzo gli operatori presentano offerte di disponibilità di aumento o riduzione della potenza immessa o prelevata in ogni ora, che il Gestore utilizza per correggere i programmi che violano i limiti di transito sulla rete e costituire margini di riserva per il giorno successivo, nonché per bilanciare il sistema a fronte di scostamenti dai programmi.

Finora il sistema della borsa aveva funzionato in un regime transitorio, senza poter esprimere tutte le sue potenzialità. L'accesso era precluso agli utenti di piccole dimensioni, che fino al 30 giugno hanno continuato a rifornirsi nel mercato vincolato (dove opera, in regime di monopolio, un unico operatore: l'Acquirente Unico).

Non bisogna commettere l'errore, inoltre, di credere che il sistema della borsa contribuirà a ridurre notevolmente il prezzo dell'energia. Lo dimostrano, ampiamente, le esperienze maturate negli altri paesi che hanno già iniziato il processo di liberalizzazione del mercato. I principali nodi del prezzo dell'energia sono legati a diversi elementi: l'andamento dei costi dei combustibili fossili; l'efficienza delle centrali di produzione; il rapporto tra domanda e offerta e il grado di competizione raggiunto. Elementi che non sono influenzati dall'esistenza e dall'andamento della borsa e viceversa la borsa stessa non permette di eliminarli. Certamente si può affermare che quest'ultima rende più trasparente il mercato, permettendo ai clienti di controllare facilmente il sistema delle offerte.


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