l'altra voce.net


giovedì 28 giugno 2007

La memoria perduta e ritrovata di Cagliari
da convento a manifattura e cinema
Romagnino, Todde e Farci: non sia stravolto

di Matteo Bordiga

Una kermesse e un parterre de roi mai visti in Sardegna, con grandi guru dell'architettura mondiale. “Festarch” è l'occasione per un dibattito di respiro internazionale sul modo di concepire l'architettura nel 2007. Ma c'è un piccolo miracolo che rischia di restare nell'ombra. Il recupero, il rilancio come luogo di cultura della Manifattura tabacchi, luogo caro alla memoria di generazioni di cagliaritani e quasi obliato dopo anni di chiusura. Un luogo parduto e ora ritrovato. Sul piano popolare, per il richiamo del mitico “Due Palme”. Ma anche giacimento riscoperto, quasi tempio cittadino del mondo del lavoro femminile.

Qui generazioni di operaie hanno sudato, talora lottato per affermare i loro diritti, nella lavorazione dei tabacchi, nella confezione di miliardi di sigarette e sigari: lavorando a lungo per soli uomini, il fumo femminile essendo minimale fino a trent'anni fa, “probito” o praticato quasi clandestinamente. Ora la Manifattura rivivrà una nuova stagione: la Regione vuole trasfromarla in un centro di incontro e scambio culturale. E “Festarch” è l'inizio di un nuovo inizio, di un recupero che è una rinascita.

Ma quando questo concentrato di storia e memoria cittadina tornerà a vivere non per pochi giorni ma nella quotidianità culturale cagliaritana? E soprattutto, come dovrà essere rinnovata, l'ex Manifattura, conservandone i tratti architettonici così familiari alla città?

Antonio Romagnino, scrittore e nume della cagliaritanità colta ma anche attenta agli autentici umori popolari, rievoca i fasti del “Due Palme” agli inizi del Novecento: «A quell'epoca la Manifattura ospitava la Filodrammatica cagliaritana, che viveva una stagione di successo e sfornava grandi attori. Il teatro di prosa era uno degli hobby preferiti dai cittadini, affascinati dagli spettacoli d'autore che regalavano autentiche perle di letteratura teatrale. Tornando poi molto più indietro nel tempo, si intensifica la sensazione di trovarci di fronte a un valore oggi ingiustamente trascurato». Perché, osserva Romagnino, «per svariati secoli, a partire dalla fine del Quattrocento, la Manifattura è stata un convento dei frati francescani. Diede asilo anche al grande Salvatore da Horta, uno dei santi più amati dai cagliaritani: ecco, oggi bisognerebbe mettere una lapide che ricordi quel passato carico di spiritualità e passione religiosa».

Tuttavia, sarebbe impossibile ipotizzare di ritrovare luoghi sacri o particolari che rivelino l'antica struttura conventuale: «La Manifattura è stata rimessa a nuovo fra l'Ottocento e il Novecento, tanto che, già da diversi anni si è abbandonata l'idea di trovare l'ubicazione della celletta di San Salvatore. Non è rimasta alcuna traccia del vecchio convento. E anche la grande sala che si affaccia su viale Margherita, di stampo decisamente novecentesco, attesta il processo di radicale ammodernamento che ha investito l'edificio». Proprio per questo motivo, la struttura «non necessita di rivoluzioni architettoniche per essere finalmente restituita alla città. Ha già una veste nuova, diversa rispetto a quella del remoto passato», conclude Romagnino, «e sarebbe già pronta per diventare parte di questa fabbrica della creatività che si intende realizzare. Si tratta di luoghi storici di cui non deve in nessun modo essere persa la memoria».

Anche per lo scrittore Giorgio Todde «il vecchio cinema, così come tutta l'area che lo circonda, non presenta affatto le sembianze di un rudere. Oggi tutti rincorriamo affannosamente stereotipi come “riqualificazione” e “recupero” dei beni architettonici: ma chi l'ha detto che ogni edificio abbia bisogno di essere ripensato e ridisegnato? Quegli ambienti trasudano storia, sembrano ancora impregnati della fatica e del sudore dei lavoratori che vi soffrivano all'interno per portare a casa un pezzo di pane. Basti pensare alle condizioni nelle quali lavoravano le donne operaie, dopo la chiusura del convento e prima che la Manifattura ospitasse cinema ed eventi culturali…»

Oltretutto, l'ex cinema si è conservato benissimo, come il resto dell'edificio: «Non c'è nulla da “riqualificare”: semmai si dovrà spolverare tutta l'area e passarvi un po' di vernice». Perciò Todde manifesta tutto il suo «terrore per l'ego sconfinato degli architetti. Specie per la mano pesante dei vari Fuksas e Mendes De Rocha, che se intervenissero sulla Manifattura rischierebbero di sfigurarla, rendendola qualcosa di assolutamente slegato ed estraneo a ciò che, nella sua lunga storia, ha rappresentato per tante generazioni di cagliaritani».

Come Todde la pensa l'architetto Iolao Farci, secondo il quale «è prioritario restituire ai cittadini i beni e i luoghi della memoria che giacciono in stato di relativo abbandono da tanto, troppo tempo. Ma gli studi e i progetti devono essere fatti da architetti sardi, che conoscono la storia e il contesto culturale degli edifici. Insomma, ne possono incarnare al meglio lo spirito e le tradizioni». Farci non mostra di gradire troppo la parata dei maestri che illuminerà l'ex Manifattura: «Questo ricorso al grande nome internazionale, esaltato e sbandierato, sta diventando francamente stucchevole. Qui abbiamo tanti, validissimi cervelli locali. E dobbiamo puntare decisi, innanzitutto, sulla valorizzazione delle energie intellettuali locali».


Google
 


© 2007 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari