lunedì 25 giugno 2007
di Maria Letizia Pruna
Complimenti vivissimi al nuovo sindaco di Oristano, Angela Nonnis, che è riuscita a non inserire nella sua Giunta neanche una donna, e guida una maggioranza che ha eletto soltanto una donna su 24 consiglieri (accompagnata - molti complimenti anche a loro - da una minoranza che conta a sua volta appena una donna su 16 consiglieri). Il tono maschile è talmente pervasivo che nel sito del Comune, nella pagina che informa sull'insediamento della nuova giunta, il sindaco appena eletto è diventata Angelo (prima o poi se ne accorgeranno, quindi abbiamo salvato per i posteri lo storico documento).
Roba da chiedersi, avendo una banale cognizione della realtà: in che parte del mondo sono finita? Ma tant'è. Il nuovo sindaco, del resto, tra le priorità del suo esecutivo ha messo al primo posto il decoro urbano (sic!), che nemmeno ad Harlem hanno mai preso in considerazione, dunque sembra totalmente ignara dell'esistenza di questioni ben più importanti dei giardini pubblici e della segnaletica stradale, e inconsapevole della parzialissima capacità di rappresentanza della sua Giunta. Ma i cittadini di Oristano è questo che hanno scelto (per convinzione o per esclusione…).
Peggio di lei ha fatto il nuovo sindaco di Olbia, Gianni Giovannelli, con la sua Giunta tutta al maschile (guardate la bella foto di gruppo sul sito del Comune: uniforme grigio-blu-celeste, e un anonimo cachi-beige estivo), e una maggioranza di 27 uomini su 27. Di questa nuova Giunta l'articolo domenicale su La Nuova esalta il totale rinnovamento e i volti giovani, chiamati tra l'altro a fare riacquistare alla cultura la dignità perduta (addirittura!). Senza neanche una breve osservazione su questa ennesima squadra di calcetto maschile con riserve, che certo non fa presagire un grande rinnovamento culturale. Una curiosità: l'articolo è scritto da una giornalista, Silvia Sanna, anche lei della categoria degli inconsapevoli come Angela/o Nonnis.
E sì che dopo Zapatero, con il suo governo composto di donne e uomini in egual misura (che azzardo!), il presidente di questa Regione ha osato perfino andare oltre: un listino di sole donne e una giunta paritaria. È stato il primo duro colpo inferto da Soru alla classe politica regionale, che credo non si sia più ripresa dallo shock, e abbia fin da allora maturato diffidenza e intenzioni di vendetta. È stato uno schiaffo clamoroso alle aspettative di ingresso garantito nel nuovo Consiglio regionale, considerato forse il giusto compenso per il sostegno (tardivo e mai troppo convinto) alla candidatura dell'outsider Soru da parte dei dirigenti politici (uomini, naturalmente) dei partiti del centrosinistra.
Soru poi è stato il principale sponsor e sostenitore della candidatura di Anna Pietrina Murrighile e Alessandra Giudici, elette presidentesse (credo per la prima volta in Sardegna) delle Province della Gallura e di Sassari. Stanno svolgendo con grande impegno e buoni risultati il loro mandato, sicuramente nessuna delle due al di sotto dei colleghi delle altre province.
Un esempio ignorato che dovrebbe almeno far arrossire il nuovo sindaco di Olbia e la sua giunta senza una sola donna. Possibile che da quelle parti, dove il ruolo femminile è stato storicamente importante e spesso paritario, non si trovi una sola donna all'altezza di figurare in una giunta comunale, mentre tante ricoprono ruoli significativi in molti settori?
Voterei per Soru altre mille volte, anche solo per questo suo coraggio, che nessuno ha mai avuto e nessun altro mai più avrà. La misura del coraggio di Soru si può ricavare dalle reazioni, i commenti e gli articoli sulla stampa (quasi tutti maschili) che abbiamo letto per mesi dopo l'avvio della legislatura, con tocchi diffusi di ironico e stucchevole rosa (parlavano di donne, non di fenicotteri). Tra tutti, il capolavoro di un giornalista de il Sardegna che ha accusato le consigliere entrate grazie a Soru di essere improduttive e di andare troppo dal parrucchiere. Naturalmente la produttività degli altri consiglieri (uomini) e la frequenza del loro ricorso al barbiere non era necessario andarle a misurare. Basta però dare uno sguardo al sito del Consiglio regionale per farsi un'idea dell'attività legislativa svolta da ciascun consigliere: si può osservare che l'attività delle consigliere è uguale a quella di molti consiglieri (anche di lungo corso), e ben più consistente rispetto ad alcuni colleghi (anche nella stessa maggioranza).
Poi Soru ha voluto una giunta con sei donne, in assessorati importanti, primo fra tutti la sanità. Un altro affronto (ancora più grave). Ma chi sono queste donne, cosa sanno fare, ma come possono essere state messe lì? Domande ricorrenti e insolenti, motivate da una preoccupazione molto seria: bisogna essere capaci a fare gli assessori, mica storie!
Allora mi domando e domando a chi legge: li abbiamo presenti alcuni uomini passati nei vari assessorati nel corso degli ultimi decenni? E, soprattutto, abbiamo presenti i significativi risultati del loro operato? Io ho conosciuto alcuni di quelli che avrebbero dovuto occuparsi di lavoro e formazione professionale negli ultimi quindici anni: Carta (Psdi), Onnis (Psdi), Pigliaru (Pietro, Psdi), Deiana (Ppi). Una sequela di impareggiabili geni delle politiche del lavoro (se i cervelli fuggono, perché questi sono rimasti?). Se siete onesti e avete memoria, fatevi venire in mente qualcosa di utile che hanno fatto nell'ambito del ruolo istituzionale ricoperto (per giunta in anni in cui la disoccupazione era un problema ancora più grave).
Qual è dunque la questione? Se le istituzioni e i luoghi di potere sono occupati - da sempre - da molti uomini mediocri, perché alle donne si chiede di essere bravissime? È truffaldino innalzare la soglia della selezione solo per la componente femminile. È un trucco ormai scoperto. Tutti concordiamo sulla necessità di elevare il livello di competenza e di rigore morale delle persone chiamate a occuparsi della cosa pubblica, ma questo deve valere per tutti (che bella decimazione di uomini dovremmo avere: tutti posti liberati per donne eccellenti). E se questo deve essere il criterio della selezione della classe politica e dirigente del paese e della regione, applichiamolo a uomini e donne.
Le donne non sono migliori degli uomini (gli esempi citati lo confermano). Sono diverse (qualcuno ha dubbi?) e rappresentano più della metà (diversa dagli uomini) della popolazione del mondo, dell'Italia, della Sardegna (anche di Oristano e di Olbia). Se, banalmente, la popolazione di qualsiasi territorio si compone di due parti diverse (uomini e donne), perché una sola parte deve rappresentare tutti? Non c'è qualcosa di strano? L'uniformità di genere stona sempre ed è sospetta, soprattutto nelle istituzioni, che devono rappresentare cittadini e cittadine, lavoratori e lavoratrici, padri e madri.
Qualcuno o qualcuna può obiettare che ci si può sentire ben rappresentati anche da una Giunta o un Consiglio comunale o regionale di soli uomini, perché ciò che conta è la qualità delle persone e non il genere. Ciò che ho dimostrato è proprio che non si tratta di una selezione della classe politica e dirigente basata sulla qualità ma invece rigorosamente sul genere (uomini, spesso mediocri). Nessuna istituzione oggi può essere considerata sana nei principi e nel funzionamento se esclude sistematicamente un genere o l'altro.
I casi di Oristano e di Olbia possono comunque insegnare qualcosa (del resto, se la vita non servisse ad imparare servirebbe solo ad invecchiare). In primo luogo insegnano che per cambiare consuetudini e costumi di un paese ci vuole tempo, molto coraggio e buoni esempi. In secondo luogo che non dobbiamo attenderci i cambiamenti dalle donne ma dalle istituzioni, da chi sta nei luoghi di potere e ricopre ruoli decisionali (dunque soprattutto dagli uomini). In terzo luogo, che la presunzione di autosufficienza maschile comincia ad apparire davvero ridicola, anche solo da punto di vista visivo (c'è peraltro da chiedersi come fanno a non stancarsi di stare sempre tra loro). Infine, la vicenda conferma un'amara verità: i peggiori nemici delle donne non sempre sono gli uomini, a volte le donne stupide.
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