domenica 24 giugno 2007
Interventi.
di Francesco Cocco
E se abolissimo l'autonomia regionale?
Dico subito che l'interrogativo per me è retorico sia perché, allo stato attuale, la via non è percorribile, sia perché sono un convinto autonomista. È un interrogativo che viene spontaneo dalle diatribe sulla vicenda Saatchi & Saatchi. Aggiungo che esso s'impone leggendo l'intervista all'on. Gessa. Evito di chiamarlo professore perché evidentemente non è nella sua veste d'illustre scienziato che ha rilasciato l'intervista ma in quella di rappresentante del popolo sardo in Consiglio regionale.
Non entrerò nel merito della vicenda, non ho gli strumenti per farlo (la puntuale conoscenza degli atti). Dò per scontato che il presidente Soru abbia agito in perfetta buona fede ed altrettanto il prof. Dettori, uomo d'antico rigore per gli insegnamenti familiari e per gli studi severi ai quali ha dedicato la vita. Questo nulla toglie al grande valore etico e civile di chi ha voluto agire per affermare il rigoroso rispetto della legge.
Il ciceroniano «tutti soggetti alla legge per essere liberi» credo abbia ancora un qualche significato. Né può essere superato dalla spasmodica realizzazione del “progetto” a qualsiasi costo, anche infischiandosene delle norme. Sarebbe il passaggio a nuove e più gravi forme d'imbarbarimento.
Mi preoccupa che il prof. Gessa trovi naturale parlare in termini positivi del presidente Soru come «un padrone abituato a comandare e far eseguire. È quasi un re eletto, come un monarca costituzionale…». Certo vi leggo una dose di ironia e di paradosso. Ma non più di tanto, perché poi invoca la normativa nazionale che così stabilisce. Si parla in continuazione di specialità della nostra autonomia che ci avrebbe consentito una legge elettorale diversa, e poi nulla si fa per attuarla. Evidentemente così fa comodo agli aspiranti “re” ed ai loro cortigiani.
Al di là dell'ironia, confesso che quando leggo le parole “padrone” e “monarca” mi risuona in mente un assordante campanello d'allarme. Sarà che da ragazzo amavo ascoltare le canzoni delle lotte operaie e contadine e ve n'era una che parlava del “sciur padrun dalle belle braghe bianche conta le palanche, conta le palanche…”. Sarà che da giovane ho appreso che l'autonomia regionale fa corpo con la Repubblica ed è il contrario delle forme di governo monocratico.
Sarà per tutto questo! Sta di fatto che se l'autonomia regionale si deve trasformare in un semplice fatto di decentramento di potere e non di reale autogoverno e strumento di partecipazione popolare, tanto vale commissariarla e poi abolirla.
Se il nostro istituto autonomistico serve ad eleggere un “monarca”, allora conviene abolire la Regione come ente politico di autogoverno e farne una semplice istanza di decentramento. Quanti costi verrebbero risparmiati! Ma non illudiamoci che la democrazia sia salva solo perché i cittadini sono chiamati ad eleggere il “re” e la sua “corte”.
Non dobbiamo dimenticare che il fascismo quando prese il potere realizzò uno delle più ampie forme di decentramento amministrativo del Novecento. Quelle create non erano però forme di democrazia. Se pensiamo che per governare basti il decentramento, cerchiamo di essere coerenti sino in fondo: aboliamo la Regione.
So bene che l'idea di eleggere un “monarca-governatore“” con un consiglio chiamato a ratificarne le decisioni è presente nella testa di molti. Ma a chi come me ha conosciuto altre stagioni dell'autonomia, consentite di ribellarsi a quello che appare un tradimento di fondo della idea stessa di democrazia partecipata, che è la base prima dell'autonomia regionale.
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