sabato 23 giugno 2007
di Giulio Angioni
Per capirci un po' di più di quanto mi riesce, dato che mi riesce peggio del solito, provo a selezionare un qualche elemento che vedo o intravvedo nel paesaggio mosso e sfocato costituito da ciò che diciamo scenario politico e nel relativo dibattito, come quello in questo giornale in rete, tutt'altro che il peggiore.
Una delle novità più importanti, da qualche tempo, è la proposizione da parte di Soru della sua candidatura a governatore per la prossima legislatura regionale, con immediata accettazione assembleare da parte della platea dell'ultimo (?) congresso DS, consacrazione rivelata e imposta alla dirigenza di quel partito, molto probabilmente a suo dispetto, da un popolo diessino degno degli inizi del fenomeno Soru.
Questa “novità” continua dunque molto se non del tutto la solita situazione per cui i partiti del centro-sinistra, chi più chi meno, spesso contrastano e perfino osteggiano Soru, mentre le loro basi se ne lasciano ancora persino entusiasmare. Difficile dire quanto sia lo stesso per l'intera società sarda. A me pare che però Soru, riproponendo la sua candidatura a governatore, abbia perso una delle sue leve più forti, quella che lo metteva al riparo e lo distingueva in positivo rispetto ai giochi partitici contro cui la sua candidatura si è proposta e ha convinto la maggioranza dei sardi.
Ora la ricandidatura lo mette in modo nuovo dentro e certo anche alla mercè dei giochi e giochini della politica a misura partitica, indebolendolo rispetto a quell'opposizione interna alla sua coalizione che non ha mai cessato di contrastarlo per partito preso (o perso) e a cercare di usarlo anche ai propri fini limitati sia di partiti di governo sia di partiti di opposizione. Soru poi, subito dopo o insieme alla sua ricandidatura, si è anche ingaggiato nell'impresa del Partito Democratico, con impegno ed entusiasmo che appare genuino, abbandonando a un destino forse fatale il suo Progetto Sardegna.
Intanto è cresciuto intorno a lui il numero degli infastiditi e dei preoccupati del suo non sapere usare la comunicazione mediatica (se non quella direttamente e frontalmente sua personale) e del suo fare e volere tutto e subito e comunque, come appare chiaro nell'ultimo caso detto Saatchi & Saatchi. Caso che, come fa notare Gianluigi Gessa, mostra in modo lampante una caratteristica del modo soriano di governo, che non rifugge anzi cerca di attingere un fine ritenuto buono a dispetto dei mezzi limitati e dei difetti degli addetti ai lavori, facendo a ogni costo di necessità virtù, cosa sommamente impolitica e soprattutto, credo, non amministrativistica, sebbene spesso molto popolare nel bene e nel male.
Il fenomeno Soru mi pare rimanga ancora la componente più importante dello scenario e del dibattito politico sardo. Certo andrebbe considerato, molto più di quanto non si faccia qui da noi, che non si tratta di una delle tante vere o presunte peculiarità sarde, o un guaio strano tra i tanti che abbiamo sempre avuto, ma di una specificazione nostrana di un fenomeno per lo meno panoccidentale, simbolizzabile con casi come quello già vecchio di Reagan e con quello ultimo di Schwartzenegger, e cioè come una delle forme nuove di aggregazione di consenso al di fuori, se non contro, il partitismo politico del passato. Che non ha solo cose da vantare e conservare, del resto, se dobbiamo considerare drasticamente negative esperienze partitiche come quelle dei partiti unici e ancor più quelle dei partiti totalitari.
Nella misura in cui ciò che ho considerato per la Sardegna è vero, che futuro politico possiamo presagire? Non so, né presagisco e tanto meno prevedo. Ma suppongo che una forza come quella del fenomeno Soru (che tra l'altro incarna modi e abiti di tutti noi sardi di oggi), con tutti i suoi difetti, compreso il suo managerialismo aziendalistico e la sua ruvidezza da timido, anche perché non mostra di potersi esaurire presto, sia una forza in campo con cui bisogna ancora fare i conti a ragion veduta, e meglio di come finora hanno cercato di farci i conti gli alleati e gli oppositori.
Forse la cosa più fattibile per noi tutti è spingerlo, aiutarlo, costringerlo a liberarsi dei troppi yessmen e inetti e servi sciocchi di cui uno come lui finisce sempre per circondarsi. Mi pare che l'Altra Voce stia già marciando in questa direzione, cercando tra l'altro di superare l'altalena dei modi estemporanei del giornalismo quotidiano. Attenti però a non usare i media come gogne anche qui da noi, che ne abbiamo abbastanza e non ci si diverte più.
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