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giovedì 21 giugno 2007

La forma dell'acqua, ovvero
sulla selezione naturale nel Palazzo

di Darwin

Si è parlato tanto del caso Saatchi, in vario modo e in varie misure. Ne ha parlato la commissione consiliare, tra il giuridico e l'amministrativo, ne ha parlato l'opposizione, tra l'oltraggiato ed il forcaiolo, ne ha parlato anche il presidente della Regione, tra una pausa e l'altra.

Una cosa sola sembra però essere emersa nell'opinione pubblica, a parte i distinguo: il cattivo di tutta la storia, quello che ha fatto la marachella, è indubitabilmente Fulvio Dettori, presidente della commissione di gara e direttore generale della presidenza della Regione. Anche il mio nipotino (di 6 anni) ne è convinto.

Nonostante ciò mi sento di prendere le sue difese. Per spiegare come sono, secondo me, andate le cose, devo però fare una diversione biologica ed antropologica su Soru e su Dettori, e sulla vasta fauna che circonda la vita del presidente.

Analizzando il comportamento dell'individuo Soru non possiamo non rilevare come egli non necessiti mai di esprimere, verso i suoi collaboratori più stretti, alcun volere, alcun desiderio. Essi sono infatti talmente desiderosi (quasi ansiosi) di interpretare la sua volontà che spesso l'anticipano, la amplificano. Soru non ordina, emana. Soru non chiede, comunica per via telepatica.

E se qualche volta qualcuno non fa quanto Soru desidera, non è per fermezza di carattere o rigidezza morale, ma semplicemente perché non ha captato bene.

Ci sarebbe molto da discutere sulle connotazioni psicologiche di tale atteggiamento, ma certo è più interessante chiedersi come sia possibile che un tale livello di sudditanza sia così ampiamente rappresentato intorno al presidente. Io credo che si tratti di una forma atipica di selezione naturale, forse causata dal carattere speciale di Renato Soru che, è notorio, non ama troppo essere contraddetto.

Questa particolare selezione ricorda cosa succede, in altri contesti, alle persone particolarmente sadiche: nella loro vita queste persone si ritrovano, immancabilmente, ad essere circondate da persone particolarmente masochiste, come falene attirate dalla luce che è il loro opposto e naturale complemento. Così Soru allontana da sé coloro che lo contraddicono (qualche maldicente magari direbbe che pensano con la loro testa) e attira le persone che si adeguano alla sua volontà. Un po' come l'acqua si adegua alla forma del bicchiere, insomma.

Questo ci porta subito al tema principale e cioè se Fulvio Dettori abbia o non abbia agito colpevolmente nell'affaire Saatchi. E la risposta è: no. Come si può infatti accusare l'acqua di assumere la forma del recipiente che la contiene? In altri contesti (che forse non sono così ipotetici), Dettori verrebbe assolto per palese incapacità di intendere e di volere (cose diverse da ciò che vuole Soru).

Parlare di pressioni politiche ricevute dal funzionario, o addirittura di ordini imposti dal supremo vertice regionale mi sembra perciò errato, e quindi errata la bagarre politica intentata dal centro-destra. Più corretto sarebbe parlare di spoil system dei cervelli: alcuni che vanno (Pigliaru, Dessì, Maninchedda), altri che restano (Dadea, Chicco Porcu), altri che convergono verso il loro aristotelico livello naturale (Fulvio Dettori), dato dall'ordine delle cose certamente, ma soprattutto dalla loro duttilità nei confronti dell'imperativo categorico che emana da ogni gesto di Soru.


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