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giovedì 21 giugno 2007

Gianluigi Gessa d'assalto contro tutti
«Assolvo in pieno Soru:
è nel giusto, scandalo gonfiato»
Dettori? Inetto e senza dignità

di Giorgio Melis

Tutti contro Renato Soru. Ma soprattutto nessuno pubblicamente a favore, in difesa, schierato per. Parlando di personaggi autorevoli e autonomi: non i Soru-dipendenti o i Soru's boys per appartenenza, casacca aziendale o politica, per automatismo (peraltro scarso) di schieramento, adesione e adorazione acritica. In verità sul caso Saatchi & Saatchi se ne trovano pochi anche in queste categorie. C'è prudenza, imbarazzo, timore che “su meri seu deu” abbia tirato troppo la corda: dunque meglio non esporsi troppo.

Nessuno a favore? E no, ce n'è uno che ti lascia di stucco nella difesa sfegatata, ironica, all'apparenza paradossale e invece convintissima, determinata. Sarà un immorale-amorale, con scarsa propensione alla legalità? Oppure un omuncolo, uno di quelli dalla lingua a spatola che aspetta un premio dal presidente? O uno che è stato beneficato da lui e si accuccia sullo zerbino per grazia ricevuta? Niente di tutto questo. Semmai è lui che ha beneficato Soru, ne è stato perfino mal ricambiato. Non gli deve e non ha bisogno di niente. Aveva già tutto e gli ha anche portato in dote un bel gruzzolo di voti, credibilità, prestigio e simpatia personali: nella lista di Progetto Sardegna erano assai scarsi.

Un signor nessuno genuflesso? Troppo banale. Ma allora chi è questo personaggio per niente misterioso, auto-rivelatosi e sulla ribalta da tanto tempo? Un protagonista, famoso qualche decennio prima che Soru lo diventasse e per meriti che valgono più di Tiscali, con rispetto parlando. Con in più un'ironia e uno spirito che ne fanno un interlocutore di enorme gradevolezza umana: Gianluigi Gessa detto Ghighi. È arrivato a un pelo dal premio Nobel, con un grande avvenire dietro le spalle e un futuro anche più divertente e irridente, che Dio ce lo conservi.

Gianluigi Gessa un ritratto di Giancarlo Buffa

Ma cosa dice di tanto sorprendente? «Nessuno tocchi Soru. Va respinta la canea che gli hanno scatenato contro. Con una voglia di linciaggio grottesca, vergognosa. Ha fatto benissimo nella sostanza, ha perfettamente ragione nel merito. Nella forma è scivolato sulla dabbenaggine del suo preteso braccio destro che mi sembra un piede sinistro e pure storto. Parlo di Fulvio Dettori, che se avesse dignità proporzionale alla coglioneria con cui si è mosso, si sarebbe dovuto dimettere da tempo. Mi chiedo cosa aspetti, anche se ora penso sia probabile o doveroso che sia invitato a sgomberare».

Ma che fai Professore, l'elogio della scorrettezza pubblica, l'esaltazione delle gare truccate, diventi scudo del presidente che ha slegato e coperto il suo direttore? Ti aveva pure mal ripagato e maltrattato, levandoti la presidenza della commissione cultura per mettere un cane da guardia a quella urbanistica. Sei uno scienziato famoso, non un arrogante baronaccio della cosca universitaria, una persona adamantina anche nello sguardo. E ti metti dalla parte dei felloni? Oltretutto dopo che il Consiglio regionale di cui fai parte ha emesso condanna unanime…

«Felloni? Ma quando mai. In questa storia non ci sono entrato e non ci voglio entrare. Ma le mie opinioni le ho e le voglio dire tutte: lo facessi in Consiglio mi sparerebbero addosso e lì non ho giubbotto antiproiettile. Mi sono fatto un'idea non avventata e peregrina, molto diversa dalla sentenza della commissione d'inchiesta e dell'aula. Dividiamo la sostanza dalla forma e ragioniamo».

E ragioniamo. Ovvero, ragiona solo lui con un monologo di venti minuti. Una tirata assolutamente insolita. Tutta d'un fiato, senza interruzioni, con gli occhi azzurri che lampeggiano di allegra follia e razionalissima argomentazione. Ma dividendo sostanza e forma, i conti non quadrano lo stesso.

Come si può giustificare tutto?

«Non giustifico niente. Spiego. Cos'ha fatto Soru di sbagliato e scorretto in concreto per meritare l'accanimento e l'assalto di chi lo vuole sbranare, ma non per questo? Ha riunito gli stessi soldi, anzi meno, che da decenni si spendevano, sperperandoli, in mille rivoli clientelari per la cosiddetta promozione. Affidata a tanti assessorati, enti e aziende varie con assegnazioni risibili e indecenti. Per vendere ai sardi il formaggio e i vini sardi. Per far conoscere le spiagge sarde ai sardi. Per convincere i sardi di Cagliari ad andare in Barbagia o viceversa, o per promuovere Monserrato anziché Aggius. Per spiegare quant'è bello Sant'Efisio o la festa del Redentore: ai sardi, che queste sagre le conoscono benissimo. Per finanziare trasmissioni e inserti pubblicitari sui media sardi letti solo dai sardi. Per fare promozione ben pilotata - e comprare consenso politico mercenario con i soldi nostri - che spieghi ai sardi quant'è bella e buona la Sardegna: magari lo sapevamo già da molto e l'avevamo visto e accertato da soli. Di promozione vera - nei mercati commerciali e turistici italiano e internazionale - poco o nulla. Tant'è che all'estero sanno che esiste la Costa Smeralda ma ignorano dove sia la Sardegna: ce lo dicono tutti gli osservatori e gli esperti. Come ho notato nei tanti anni che ho vissuto e lavorato negli Usa e quando ci torno. Nonostante l'orgia di riviste patinate pagate dalla Regione e che finora hanno circolato quasi solo tra i pochi intimi sardi. Qualcuno può negare tutto questo?».

E sia. Ma che c'entra col pilotaggio di un appalto pubblicitario, da tutti considerato anomalo e irregolare?

«C'entra e come. Soru s'intende di pubblicità internazionale più di tutti. Ha fatto campagne nel mondo per Tiscali. Sa come funziona la promozione di tutto, dai telefonini al turismo o i Mac Donald's. Ha preso il fiume di denaro regionale finora disperso e lo ha concentrato in un'unica centrale di spesa. Per investirlo non in Sardegna e con le strategie clientelari di molti protosardi, ma dove può davvero fruttare turismo ricco e aperture nei mercati per i nostri prodotti: così forse potranno crescere in quantità e qualità apprezzabili in Italia e all'estero».

Corretto. Ma una cosa sono le buone intenzioni e un progetto convincente. Altro è gestirlo scorrettamente. C'è una bella differenza, Professore…

«Fino a un certo punto. Qui entra in scena la personalità di Soru. Un padrone abituato a comandare e far eseguire. È quasi un re, eletto come un monarca costituzionale, confermato dalla legge statutaria che c'è in tutte le altre regioni: mica siamo solo noi, come al solito convinti d'essere l'ombelico unico e originale del mondo, ad avere un sistema presidenziale. Soru l'ha trovato, non inventato. Lui ha ragionato da padrone che punta al risultato. Ha fatto bene e male».

Più male che bene, all'atto pratico…

«E perché mai? I soldi si sono sempre spesi e si spenderanno. Non se li è mica intascati lui. Di questi tempi, non è roba da poco, banale e normale. Saranno spesi dalla più grande multinazionale pubblicitaria per pubblicizzare la Sardegna soprattutto fuori dalla Sardegna: ecco perché tanti pregressi fruitori locali sono furibondi. Perché alla Saatchi & Satchi, che si prenderà la sua percentuale come qualunque agenzia e non ad altri? Lui era ed è convinto che fosse la scelta migliore: per averla sperimentata. Ha sicuramente trasmesso la sua opinione, affermato la propria convinzione. Come Prodi ha tifato per la fusione bancaria San Paolo-Intesa, D'Alema e Fassino per la Unipol, Berlusconi per un miliardo di scelte in ogni campo. Qualcuno ha forse detto che è reato tifare, senza interferenze illegali?».

«E tornando a noi, la commissione d'inchiesta ha escluso ogni responsabilità di Soru e della Giunta: carta canta, scritta anche all'unanimità. Qualcuno ha forse ipotizzato che siano corsi soldi, tangenti o altro? Sono convinto che non ci sia stata disonestà: solo incapacità. Con l'idea khomeinista che ha del suo ruolo, Soru ha delegato la gestione della gara a Dettori. Certo non nascondendogli che considera la Saatchi & Saatchi la migliore del mondo. Mica gli avrà puntato la pistola alla testa. Comunque il suo direttore poteva tranquillamente glissare, fingere di capire cosa sperava il capo e dirgli poi che non era riuscito a combinare nulla. Non è un impiegatino ma un il primo dirigente, ben pagato, garantito da un robusto contratto, autonomo se vuole esserlo. Non si plagiano le persone, a quel livello. Al massimo si indica la meta e ricade nella loro responsabilità raggiungerla con i modi opportuni, senza imbrattare tutto per insipienza».

Sarebbe a dire che Soru può “ispirare” una scelta penalizzante per gli altri concorrenti e non ha responsabilità almeno politiche e morali?

«No e sì, il confine è labilissimo. Lui ha tifato come Prodi, Fassino, D'Alema e Berlusconi. Ma questa è ordinaria amministrazione: opinabile quanto si vuole ma non sanzionabile. Soru è scivolato nell'incapacità del suo braccio destro, che appunto si è mosso come un piede sinistro sbilenco. Le ha sbagliate tutte. Con errori madornali e irregolarità - ben elencate nella conclusione dell'inchiesta - che un personaggio all'altezza non avrebbe compiuto: squalificando se stesso e il suo ruolo e mettendo negli impicci il presidente. Per dabbenaggine sua, non ascrivibile a Soru».

«Ho fatto centinaia di concorsi universitari e non ce n'è uno che non sia pilotato e non sia deciso prima che si apra. Quando presiedo una commissione, la prima cosa che faccio è dire al segretario: il concorso, la sua regolarità sono nelle tue mani. Poi le commissioni, tutte selezionate ad hoc, indicano i pre-scelti. E nessuno riesce a contrastare un sistema perverso e malato: anche all'estero ma in Italia è la regola. Si parla infatti di concorsi “banditi”, appunto perché fuorilegge, e di candidati “ferrati”, cioè, blindati e sicuri di aver vinto prima di partecipare. È un sistema detestabile che si regge soprattutto sulla correttezza formale. Tutto regolare nelle forme, dunque la sostanza può essere truccata e diventa inattaccabile».

Professore, stai scivolando nel realismo cinico, nell'accettazione di un sistema ignobile. Cioè, i mezzi giustificano i mezzi perché il fine, buono o brutto, è fuori del controllo onesto. Oltre Machiavelli, si legittima qualunque spregiudicatezza. O no?

«No, proprio per niente. Ho provato a combattere il sistema. Respinto con perdite come tutti quelli che ci hanno tentato. E non sono cinico: all'opposto. Prendo atto di una realtà che è futile e ipocrita fingere non esista e nella quale sguazzano molti sedicenti moralizzatori. Se non c'è una selezione per primario o secondario, concorso universitario, ministeriale, regionale e comunale che non sia pilotata, ci si può scandalizzare da sepolcri imbiancati solo per la Saatchi? Perché, nel candido settore privato, le selezioni avvengono per titoli e meriti o non per parentele, appartenenze, cooptazioni ereditarie? Tornando a noi, il Dettori storto piede sinistro di Soru, avrebbe dovuto condurre la gara in modo inappuntabile, senza smagliature e smarronate formali evidenti e clamorose. Riuscendo - come fanno tutti gli azzeccagarbugli di classe dei concorsi, veri maghi della perfezione formale - a pilotarlo se ne fosse stato capace. La sua inadeguatezza ricade su lui e non per farne l'agnello sacrificale: aveva modo e forza per non procedere, si è rivelato un cattivo esecutore. Un servo sciocco che - se le irregolarità saranno confermate in ogni sede - ha fatto il danno suo e di chi voleva accontentare».

E allora, liberi tutti e paghi solo Dettori mentre il Consiglio insorge soprattutto contro Soru?

«Non gliel'ha ordinato il medico di mettersi in un'impresa per la quale non era attrezzato. Però, piano con gli accusatori da strapazzo, che sbertucciano Soru perché è al bar anziché in Consiglio. O lo definiscono latitante perché va a Ballarò facendo fare alla Sardegna una figurona ridicolizzando la Brambilla, contestata poi anche nel sito di Forza Italia perché si è fatta strapazzare. Mentre loro striscerebbero per andare a Videolina o in altre tv a circuito locale. Possono, questi moralizzatori, scagliare la prima pietra?».

«Proprio tu hai denunciato la clamorosa “promozione” di Mauro Pili. Aveva finanziato con un miliardo e mezzo della pubblicità istituzionale della presidenza il rally di Sardegna: anziché promuovere l'immagine dell'autonomia. A dazione diretta, non per appalto più o meno pilotato. Qualcuno di quelli che grida oggi ha levato allora almeno un sospiro? E gli appalti truccati annullati dal Tar sotto il centrodestra? I 400 milioni destinati all'acquisto di palazzi da costruire degli amici, sotto la Giunta Masala e con le urne già aperte? E l'asta, oltre quella della Asl 8, già finanziata con 48 miliardi e poi rifatta da Soru con un costo sei volte inferiore? Quanta disattenzione per anni e anni. Perciò è al di sotto di ogni sospetto lo scandalo gonfiato per una faccenda che al confronto è da spiccioli: sono 15 milioni di euro più Iva per tre anni: metà e anche meno di quanto spendono regioni affermate turisticamente da oltre un secolo come la Val d'Aosta e il Trentino, con molti meno abitanti dei sardi. Gli errori e le colpe passate non giustificano ricadute presenti. Ma mettendo tutto sul piatto: e sono proporzioni non commensurabili».

Questo è quello che si definisce relativismo morale. È accettabile?

«Io non l'accetto, sono un assolutista in questo campo. Credo di averlo dimostrato senza che qualcuno possa affermare il contrario. Ma vivo in questo mondo, non posso scenderne né ricusarlo. Lo subisco. Senza però accettare anche falsificazioni e strumentalizzazioni indecorose. La strategia della destra e di pezzi del centrosinistra non è contro la colpa e/o l'errore di Dettori. Vogliono colpire solo Soru e questo non mi va giù. Se fosse quello scaltro e cinico calcolatore che si dice, avrebbe già scaricato Dettori per chiamarsi fuori. Ma tanto i cani che gli abbaiono contro lo avrebbero azzannato, accusandolo di aver sacrificato il subordinato per salvare se stesso. Perché l'obbiettivo è solo quello di abbattere Soru politicamente. Nel suo coprire Dettori, vedo un animo grande e non opportunista. Ma anche la fragilità di una posizione insostenibile: dovrebbe essere stata risolta da tempo dal direttore generale».

Insomma, stai invocando dimissioni “volontarie” e festa finita?

«Non le invoco. Sono sbigottito e costernato perché Dettori non ha ancora tratto le doverose conclusioni. Ripeto, avesse dignità pari alla coglioneria dimostrata nel suo agire maldestro e, mi dicono, pure arrogante, avrebbe già tolto il disturbo».

Soru glielo dovrà chiedere e potrà farlo, se è il “mandante”? E come esce il presidente da questa storia? Dopo questa storia, e il flop della sua inesistente autodifesa in Consiglio, qual è il Soru vero e com'è davvero o appare? Vuoi provare a psicanalizzarlo, benché non sia il tuo campo?

«Il ritiro di Dettori è probabile possa o debba accadere. Lo deciderà Soru, che non è soltanto solo e mal accompagnato. Vuole anche stare da solo. Non direi per egolatria. Ritengo per immensa timidezza che traduce in orgoglio e diffidenza. E per grande difficoltà ad aprirsi con gli altri. Ne ho dissentito e ne dissento su molte cose. L'ho detto senza gridare e dimostrato, forse ho perfino pagato qualcosa: roba trascurabile. In questo caso, io che sono un calvinista per la forma, bado soprattutto alla sostanza. Una svolta vera, indispensabile e utile nella promozione della Sardegna, con una spesa non dispersiva ma concentrata sui target che contano. Ecco perché assolvo Soru con convinzione: nel disinteresse che l'età e il mio stile penso possano rendere credibile. Come per la sanità, dove c'è un assedio soffocante a Nerina Dirindin. Vogliono estrometterla assieme a Soru: per rimettere le mani, e sappiamo bene chi, specie nella Margherita, sulla sanità: sul suo potere, sul peso elettorale. Dissento dall'assessore su molte cose ma ne difendo l'azione e gli obbiettivi complessivi. Molti vogliono ribaltarli in un peggio antico, con i vecchi e nuovi signori della medicina che usano le urne come loro salvavita: per lucrarci senza pudore. Questo è stato e resta un scandalo vero, quello presunto della pubblicità è risibile».

Professore, opinioni forti, toste, controcorrente e naturalmente discutibili. Dovrai risponderne, parare molte accuse. Magari condannato senza appello…

«Da certuni sicuramente. Molti che mi conoscono potranno dissentire ma con rispetto e magari affetto. Altri consentire con le mie opinioni. Cosa possono farmi i primi? Non ho scheletri né interessi da perseguire o tutelare. Se le mie opinioni, posso permettermele, non sono condivise, mettano in campo le loro. Purché oneste, non sbracate. Magari con un minimo di ironia. Se ne saranno capaci, il primo a sorriderne sarò io».


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