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mercoledì 20 giugno 2007

Un quiz per la Giornata del rifugiato:
qual è l'unico paese europeo
privo di una legge sul diritto di asilo?

di Elvira Corona

Popoli in fuga: 2,1 milioni di afgani, 1,5 milioni di iracheni, 686mila sudanesi, 460mila somali, 400mila rifugiati della Repubblica democratica del Congo e altrettanti del Burundi. Il numero totale di rifugiati sfiora i 10 milioni nel rapporto Tendenze mondiali nel 2006 pubblicato ieri dall'UNHCR, l'Alto Commissariato per i Rifugiati ONU. A questa cifra però vanno aggiunti i 4,3 milioni di palestinesi sparsi tra Giordania, Libano, Siria e Territori occupati che sono inclusi invece nel mandato di un'altra agenzia dell'Onu: in totale quindi si superano i 14 milioni di rifugiati. Una cifra in aumento per la prima volta dal 2002, soprattutto a causa del conflitto in atto in Iraq.

Ma non ci sono solo i rifugiati: sorte simile vivono anche gli sfollati, ovvero quelle persone che si spostano dalla loro casa ma rimangono entro i confini del proprio Stato. Il Centro di monitoraggio sullo sfollamento interno del Consiglio norvegese dei rifugiati stima in 24,5 milioni gli sfollati in fuga dai conflitti alla fine del 2006.

Guerre, violenze, persecuzioni personali, pulizia etnica, ma soprattutto paura. La difficile scelta di abbandonare la propria casa, il proprio paese, a volte i propri familiari, è sempre scatenata da una situazione estrema, insostenibile, caratterizzata da una grande intolleranza. Che sia intolleranza politica, culturale, sociale o etnica non è facilmente comprensibile dall'esterno: a volte i fattori si mescolano. Ma la situazione che si crea non lascia scelta: fuggire, spostarsi alla ricerca di un posto meno pericoloso dove vivere.

E spesso il luogo scelto o voluto dalla sorte non è quel paradiso che ci si aspettava: oltre all'intolleranza che li ha costretti alla fuga, i rifugiati devono affrontare anche quella che trovano nei paesi che dovrebbero offrire asilo e protezione. Per questo la Giornata mondiale del Rifugiato - che si celebra ogni 20 giugno - quest'anno è dedicata al tema dell'intolleranza. E proprio oggi dall'UNHCR parte anche una campagna di sensibilizzazione, costruita attorno allo slogan l'intolleranza ti isola.

La Giornata mondiale del Rifugiato, istituita nel 2000 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, vuole riproporre ogni anno un momento di riflessione. «Di fronte all'aumento nel numero di persone sradicate dalla persecuzione, dall'intolleranza e dalla violenza a livello globale», ha detto l'alto commissario per i rifugiati António Guterres, «dobbiamo affrontare le sfide e le richieste di un mondo che cambia, rimanendo tuttavia fedeli al nostro mandato di difesa dei diritti dei rifugiati e delle altre persone di cui ci occupiamo».

Ma chi sono esattamente i rifugiati? Secondo l'articolo 1 della Convenzione di Ginevra del 1951, il rifugiato è colui «che temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese; oppure che, non avendo cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra».

Questo primo scudo giuridico era stato costruito inizialmente per proteggere i rifugiati europei provocati dalla seconda guerra mondiale. Poi con un protocollo del 1967 è stato esteso il raggio d'azione sulla spinta delle dimensioni globali assunte dal problema dell'esodo forzato. Sulla base di questo strumento, considerato un pilastro, ogni Stato ha emanato delle leggi di regolamentazione della materia.

In Europa l'unico Stato a non avere ancora legiferato in maniera organica è l'Italia. Le norme per i rifugiati si trovano all'interno delle leggi sull'immigrazione ma - come richiesto dalla stessa Agenzia per i rifugiati, da Amnesty International e da altre organizzazioni umanitarie - è necessaria al più presto una legge organica in materia di asilo. Questa grave lacuna ha creato enormi problemi non solo ai rifugiati, titolari di protezione umanitaria e richiedenti asilo, ma anche agli operatori del settore ed alle autorità chiamate ad applicare leggi poco chiare e spesso inadeguate.

Troppe volte i rifugiati vengono confusi con gli immigrati e non ricevono il trattamento adeguato: in questi casi vengono meno le garanzie per la protezione delle persone particolarmente vulnerabili, come i minori non accompagnati. Qualche passo avanti è stato fatto e riguarda i minori che arrivano in Italia via mare. Amnesty International aveva lanciato 16 mesi fa la campagna “Invisibili” per i diritti dei minori, e come spiega Giusy D'Alconzo, ricercatrice per l'organizzazione, «dopo un anno e mezzo di iniziative e forte partecipazione popolare abbiamo conseguito un risultato concreto, ovvero il superamento dell'invisibilità statistica».

All'inizio del 2007, il ministero dell'Interno ha pubblicato i dati sugli arrivi dei migranti sulle coste italiane nel 2005 e 2006, per la prima volta distinti per età e genere, e quindi rendendo individuabili e misurabili le presenze di minori e donne. «Oggi sappiamo che nel 2005 sono arrivati via mare in Italia 1.622 minori», continua D'Alconzo, «e nel 2006 sono stati 1.335, pari a quasi il 7% degli arrivi attraverso il Mediterraneo». Grazie a questi dati è stata possibile la creazione a Lampedusa di una sezione separata, con circa 40 posti, riservata ai minori non accompagnati e alle donne con bambini.

Inoltre, il disegno di legge delega Amato-Ferrero dispone che nel caso d'incertezza sulla presunta maggiore età di un ragazzo, quest'ultimo venga considerato minore e quindi non detenuto. La detenzione sistematica per i richiedenti asilo, introdotta con la legge Bossi-Fini nel 2002, continua però a valere per i nuclei familiari, che spesso comprendono donne incinte e figli molto piccoli. In questo caso, dunque, i diritti dei minori sono comunque violati.

Qualche miglioramento invece per quanto riguarda il funzionamento del Sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), che si sta sviluppando in un'ottica di decentramento e prevede il coinvolgimento delle realtà di assistenza esistenti sul territorio. Un esempio è la recente apertura del Centro di accoglienza per rifugiati anche in Sardegna. Ma non bastano provvedimenti sporadici e privi di coordinamento. «Per la costruzione di un sistema rispettoso dei diritti umani», ha sottolineato Daniela Carboni, direttrice dell'ufficio Campagne e ricerca della sezione italiana di Amnesty, «è essenziale che l'Italia non rimanga priva di una legislazione organica in materia di asilo».


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