venerdì 25 maggio 2007
Interventi.
di Paolo Casu, consigliere comunale a Cagliari
Si parla con sempre maggiore attenzione in questi ultimi tempi dei costi della politica e della insormontabile distanza che intercorre tra classe politica e società civile. Ed è ancora più frequente sentire opinioni e discussioni - e a ragione, non v'è alcun dubbio - sull'immorale consuetudine che regala ai politici italiani variopinti e ingiustificati privilegi, come per esempio i vitalizi che altro non sono che pensioni anticipate, una vera vergogna morale che deve essere assolutamente cancellata.
Ma relativamente poco si discute sull'immensa responsabilità che abbiamo noi tutti cittadini-elettori su questo disastroso e ormai vergognoso stato di cose che ha traghettato l'Italia intera verso una crisi identificativa-istituzionale, dove il cittadino qualunque, come il qualunquista Giannini lo avrebbe definito, viene giorno dopo giorno spogliato e derubato del potere di scelta e di rappresentanza politica.
Qualche mese fa, quando decisi di candidarmi nella lista dei Riformatori per il Comune di Cagliari, non indugiai un solo istante nell'accettare questa opportunità politica, animato ieri come oggi dall'idea irrinunciabile che ogni cittadino ha il diritto-dovere di rappresentare altri cittadini, con trasparenza, lealtà e uguaglianza. Quando si è eletti si deve sempre tenere presente che rappresentare comporta un onore ma anche l'onere della trasparenza e del rispetto del patto di rappresentatività verso chi si sta rappresentando. Come cittadino impegnato in politica, da sempre credo che l'esempio debba nascere da chi ci amministra, e di questo unico modo di fare politica ho fatto sempre tesoro.
Una volta eletto, riportando un successo personale di quasi 700 preferenze e arrivando secondo nella lista in cui ero candidato, mi sono scontrato immediatamente con la triste realtà del verticismo politico, del lassismo e della poca voglia di riformismo che caratterizza da troppi anni la privilegiata classe politica italiana e i suoi numerosi partiti, al di la delle parti e dei colori, e che conduce all'esproprio delle irrinunciabili funzioni di rappresentanza, che gli eletti hanno il dovere di adempiere, in quanto sostituiti sempre più spesso con tecnici o burocrati politici, che godono non della fiducia dei cittadini-elettori ma di quella dei diversi leader politici.
Oggi più che mai, credo che il vero esempio per riformare lo Stato, con i suoi Comuni, le sue Regioni e tutte le sue Istituzioni, debba originarsi da noi tutti, attraverso un'attenta analisi e una adeguata presa di coscienza sulle problematiche legate alle funzioni politiche che i cittadini delegano attraverso il consenso, ma che oggi più di ieri non soltanto non rispondono a criteri di trasparenza, produttività e moralità, ma vengono accompagnate da privilegi e altre forme consuetudinarie che definire vergogne morali non credo sia per niente eccessivo.
Ed è anche partendo da queste basilari considerazioni critiche per che nasce “Democrazia e Solidarietà”, attraverso uno sforzo della società civile che dal basso si propaga verso l'alto. Non un movimento che raccoglie consensi elettorali per poi tradire le attese riposte nella classe politica dai cittadini, ma una forza democratica che si origina con l'intento di dare voce - prima e specialmente dopo le elezioni - ai cittadini, unici detentori della democrazia rappresentativa.
Un movimento che chiede ai propri candidati di condividere scelte riformistiche di base, quali un'autoriduzione dei compensi economici maturati per il proprio mandato, la battaglia civile contro le prevaricazioni della partitocrazia, un limite massimo alle legislature che garantisca un ricambio della classe dirigente, una reale parità tra uomo e donna, una inequivocabile rinuncia a qualsiasi forma di privilegio all'atto della candidatura: insomma, non un'altra sigla da aggiungere ai numerosi partiti e movimenti, ma bensì un movimento che funga da filtro e da forza di cambiamento reale tra la politica intesa come business e privilegio e la politica vissuta e servita come servizio sociale, dove quando si è prescelti per rappresentare altri cittadini non si entra a far parte di una casta di privilegiati, ma semmai di cittadini che hanno ricevuto l'alto onore di rappresentare altri, con passione, responsabilità, preparazione e professionalità.
Oggi è impossibile chiedere a un cittadino ulteriori sacrifici e rinunce, quando si conoscono molto bene le difficoltà che una famiglia deve affrontare nel vivere con meno di 1.000 euro al mese, constatando poi che un rappresentante politico arriva a guadagnare anche più di 20.000 euro al mese. Non si può chiedere ulteriori sacrifici sulle pensioni degli italiani, e assistere allo scempio morale dei vitalizi politici che i nostri rappresentanti maturano dopo neppure tre anni di mandato. Tutto questo è immorale e sicuramente ha un costo sociale altissimo e oggi insostenibile per noi tutti.
Personalmente mi dispiace quando sento politici ricordare che fare politica ha un costo: è altrettanto vero ricordare che oggi sopravvivere per un anziano sottoredito, per un giovane in attesa di occupazione, per un padre che deve mandare i figli a scuola, e per un imprenditore che deve mandare avanti un azienda tra mille difficoltà economiche e burocratiche, tutto questo ha un prezzo sicuramente ancora maggiore.
Credo quindi che invece di aspettare riforme che mai sono arrivate, o di raccogliere firme che poi non sono prese in considerazione (anche perché difficilmente la classe dirigente fa leggi contro se stessa), sarà molto più efficace e sicuramente più stimolante per tutti noi cittadini cercare di capire e di portare al governo a tutti i livelli istituzionali cittadini che decidono di entrare in politica per rappresentare altri cittadini, per passione e per servizio, rinunciando già all'atto dell'accettazione della candidatura a privilegi di qualsiasi genere e alle indennità milionarie, con un gesto di inconfondibile trasparenza.
Questo, se unito a un limite di legislature che permetta di non lasciare il politico a vita nelle Istituzioni, garantirà una reale selezione e un ricambio della classe dirigente e restituirà sicuramente la fiducia mancante a tutti noi verso la classe politica e verso la democrazia rappresentativa, oggi tradita. Ed è proprio questo l'animo ispiratore che fa nascere Democrazia e Solidarietà; ed è sempre questa stessa motivazione che personalmente mi anima e mi spinge ogni giorno a intraprendere una battaglia controcorrente seria, ma per me irrinunciabile, combattuta con grande passione;, che ogni mese dall'inizio del mio mandato mi fa devolvere la mia indennità di consigliere comunale per aiutare i più deboli e contemporaneamente attraverso il mio esempio di restituire la fiducia ai cittadini delusi dalla politica trasformista e partitocratica.
Tutto questo ha un costo? Si! Il costo della moralità, della trasparenza e della lealtà verso i cittadini elettori, che non possono più permettersi di consegnare una delega al buio regalando la loro fiducia per un paio di anni, per poi sistematicamente restare traditi dal sistema, ma bensì consegnando una delega di moralizzazione della politica, che inizi a riportare la rappresentanza e la politica a un livello morale, trasparente e professionale per i cittadini, ormai delusi e stanchi di assistere inerti a una politica vissuta come business, che arrichisce i pochi ma impoverisce - specialmente di valori - in molti.
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