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giovedì 24 maggio 2007

Spissu: no comment. I vice e i questori
difendono l'assemblea: non è
una macchina mangiasoldi, spese ridotte

di Michele Fioraso

Il Consiglio regionale non è un grande rubinetto che continua a perdere soldi pubblici. Questa è l'opinione dei vicepresidenti e dei questori dell'assemblea di via Roma che, pur riconoscendo il costo ingente della struttura consiliare, mettono l'accento soprattutto sul contenimento delle spese in atto già da un paio d'anni. E non chiudono la porta alla possibilità che una nuova legge elettorale porti in dote con sé una riduzione nel numero dei consiglieri regionali.

Se il presidente del Consiglio Giacomo Spissu preferisce non rilasciare alcuna dichiarazione sul tema, i suoi vice Eliseo Secci (Margherita) e Nicolò Rassu (Forza Italia) sono più loquaci. Soprattutto Secci invita a fare una prima scrematura dei dati che dicono che l'assemblea regionale, per il 2007, avrà in bilancio 102,9 milioni di euro. «Di questa cifra fanno parte sia i residui attivi sia quelli passivi, cioè le entrate accertate ma non riscosse e le spese non impegnate, sia le spese di investimento: tolte queste ci fermiamo a 97 milioni», dice Secci, che da ex presidente della commissione Bilancio di numeri se ne intende. «Sicuramente la macchina costa di più, ma dobbiamo anche ricordare che nella passata legislatura, per far fronte a un grande deficit di organico sono stati assunti per concorso 40 nuovi dipendenti», sottolinea l'esponente della Margherita.

Ma i costi della politica sono «quasi rimasti invariati», perché a fronte dei 5 consiglieri in più entrati in via Roma nel 2004 (in virtù dell'applicazione della legge elettorale nazionale), le indennità si sono ridotte del 10% l'anno scorso. «La spesa è in regresso per costo unitario, del singolo consigliere, ma è la struttura amministrativa a richiedere molti soldi». Però, puntualizza infine Eliseo Secci, non va dimenticato «quanto influisce il Consiglio rispetto al bilancio di competenza della Regione, che ammonta a circa 7 miliardi, cioè l'1 e qualcosa per cento».

Sulla stessa lunghezza d'onda anche Rassu, che puntualizza come le indennità permettano l'accesso alle cariche pubbliche di «persone come me, provenienti dal popolo e dalle classi meno abbienti», altimenti impossibilitati «ad affrontare le spese della politica a tempo pieno con un lavoro normale». Perché «la politica non può essere delegata solo a chi ha grosse disponibilità finanziarie, cioè ai ricchi o ai professionisti», ma al tempo stesso un deputato o un consigliere regionale hanno grosse spese da sostenere. Il vicepresidente forzista, eletto nel 2004 nella circoscrizione sassarese, osserva: «Si dice che le indennità dei consiglieri siano esorbitanti, ma io porto l'esempio del sottoscritto, che deve pagarsi l'affitto a Cagliari, deve pagarsi la macchina, deve mangiare a Cagliari, deve pagarsi una segreteria e il personale a Sassari. Gran parte dei soldi vanno via in questo modo. Chi fa politica spende».

Però una registratina alla macchina consiliare non sarebbe male: «Funziona sufficientemente bene, ma bisogna iniziare a pensare a una migliore riprogrammazione del personale e degli altri strumenti di cui il Consiglio dispone e ha necessità». Senza escludere una sforbiciata anche al numero dei consiglieri, da affidare alla prossima legge elettorale: «Io credo che 70 consiglieri siano sufficienti», sostiene Rassu. «Però è necessario che ogni territorio sia rappresentato, in modo che vengano portate all'attenzione di tutti le esigenze economiche e sociali di quell'area».

Rassicurazioni arrivano dal collegio dei questori, coloro che, in base al regolamento, tengono praticamente i cordoni della borsa. Infatti «provvedono alla gestione dei fondi a disposizione del Consiglio» e «predispongono il progetto di bilancio ed il conto consuntivo delle entrate e delle spese e ne sono relatori al Consiglio», come dice l'articolo 9 del regolamento.

«Per il 2007 registriamo un lievissimo cambio di rotta e dal 2005 la spesa è tendenzialmente immutata», dice Pietro Pittalis dell'Udeur, entrato in carica pochi mesi fa, al cambio della guardia degli incarichi, insieme a Tore Amadu (ex Udc) e Peppuccio Fadda (Rifondazione). Indubbiamente «i costi sono troppo alti, e sono dovuti in gran parte alle indennità e agli stipendi per il personale. Siamo già intervenuti su alcuni privilegi», aggiunge Pittalis. «Per esempio, i biglietti aerei non sono più nella dispendiosa business class». Ma per affrontare una riforma più ampia del mastodonte burocratico di via Roma «dovremo mettere mano al regolamento di contabilità interno, che ora è fuori da qualsiasi ipotesi di controllo, tanto che neppure la Corte dei conti può verificarlo». Quindi «dobbiamo introdurre dei sistemi di controllo, e anche modificare altre spese che incidono come le indennità di quiescenza».

«Il Consiglio regionale è un apparato di grandi dimensioni, e molte delle spese degli ultimi anni hanno puntato all'ammodernamento tecnologico e dell'apparato tecnico», evidenzia Tore Amadu. «Meglio funziona la struttura di supporto, migliore è la tempestività e la qualità della produzione legislativa».

Anche l'ex assessore regionale dei Trasporti evidenzia come «negli ultimi tempi abbiamo fatto economia su molti servizi, ma ci sono costi indispensabili come la pulizia e la sicurezza degli uffici, che devono essere garantite». «Bisogna comunque avere il coraggio di ridurre ancora dove questo si possa fare», dichiara. Per esempio, le auto blu sono state praticamente accantonate. Sono a disposizione del presidente dell'Assemblea, dei vicepresidenti e dei questori: «Ma credo di averla usata solo due o tre volte», dice Amadu. Sulla questione del ridimensionamento del numero dei consiglieri, l'esponente uscito poche settimane fa dall'Udc torna sull'esigenza di «rappresentanza dei territori», però «una riduzione è possibile, ma ha bisogno di una modifica istituzionale più approfondita».

Indennità, vitalizi e spese di gestione dell'apparato: per Peppuccio Fadda, fresco di passaggio nel neonato gruppo di Sinistra autonomista, sono questi i bersagli principali di una vera «politica di contenimento dei costi». Ma il primo punto è l'asciugamento della classe politica consiliare: «I consiglieri regionali dovrebbero essere 50-60, la Sardegna non ha una popolazione numerosa che giustifichi tanti rappresentanti». Però «il percorso va studiato: è innegabile che dipendenti e consiglieri richiedano una spesa sovradimensionata, e la riorganizzazione richiederà anche una ristrutturazione dell'apparato amministrativo».

«Il costo della democrazia, che è giusto, oggi ha un peso insostenibile, poco rispettoso anche nei confronti del momento di profondo disagio sociale che vive la nostra isola», osserva Fadda. «Io vengo dai partiti, ma credo che questi abbiano abusato del potere loro concesso. Ci vuole autocritica e risanamento, perché dobbiamo ricordare che siamo noi al servizio della gente e non il contrario. Siamo qui per dare risposte, dobbiamo ristabilire il ruolo di rappresentanza istituzionale nei confronti di chi ci elegge».


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