giovedì 24 maggio 2007
di Giorgio Melis
Todos onorevoles nel Consiglio regionale: dorato per gli eletti, quasi platinato per i 160 dipendenti. A sorpresa - carta canta - sono privilegiati quasi più dei rappresentanti del popolo. Sapete quanto guadagna mediamente ciascuno di loro? La bellezza di 110mila 625 euro lordi all'anno. All'ingrosso, circa 220 milioni riportate in lire per la comprensione di tutti. Per i loro stipendi e indennità varie, l'assemblea ha sborsato, nel 2006, 17milioni 700mila euro e più meno la stessa cifra verserà nel 2007.
In più, spende tra i sette e gli otto milioni di euro (14-15 miliardi di vecchie lire) come proprio contributo per il trattamento di quiescenza e assistenza (pensioni ed altro) dei dipendenti. Ai quali versa annualmente, come anticipazione dell'indennità di fine rapporto, altri otto milioni e mezzo di euro. In totale, l'erogazione per il personale - tra stipendi, indennità, contributi per il fondo pensioni e anticipi sulle liquidazioni - ha raggiunto l'anno scorso la sciocchezzuola di 34milioni 903 mila euro: circa settanta miliardi in vecchie lire.
Cifra da capogiro, per appena 160 persone. Verrebbe da scusarsi con gli onorevoli nel mirino: al confronto, non sono molto più remunerati. Ma, vuoto per pieno tra passato e presente, sono ugualmente responsabili. È stata l'assemblea, negli anni, a firmare contratti e prebende tanto sontuose e stenderci sopra un pietoso velo che, sollevato, suscita non poco sgomento e altrettanto scandalo. E anche sul bilancio di quest'anno tutti d'accordo, neanche un voto contrario. Per i consiglieri, l'anno scorso sono stati erogati quasi 22 milioni di euro, più 5 milioni e 860 mila euro per i gruppi. In tutto neanche 30 milioni. È vero che sono 85 contro i 160 dipendenti, ma alla fin fine rischiano ogni cinque anni di tornare a casa, mentre i faraonici emolumenti del personale durano vita (lavorativa) natural durante, proiettandosi in relative, doviziose pensioni arricchite dall'assemblea.
| Costo dipendenti Consiglio regionale della Sardegna, 2001-2007 (milioni di €) | |||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 2001 | 2002 | 2003 | 2004 | 2005 | 2006 | 2007 | |
| Stipendi, indennità consiliare e altri costi fissi, compensi per il lavoro straordinario, indennità di Gabinetto, indennità rimborso spese e viaggio per missioni del personale | 11,52 | 14,98 | 14,28 | 17,00 | 16,20 | 17,70 | 16,80 |
| Contributi agli Istituti di previdenza e assistenza per il trattamento di quiescenza del personale, contributo al fondo speciale di quiescenza, contributo ex art. 13 Regolamento speciale quiescenza: quote a carico del Consiglio | 9,81 | 11,25 | 5,13 | 6,34 | 7,49 | 7,80 | 7,45 |
| Spese per l'anticipazione al personale dell'indennità di fine servizio | 2,06 | 3,54 | 3,54 | 7,29 | 7,99 | 8,35 | 8,62 |
| Altre voci | 0,65 | 0,47 | 0,67 | 1,52 | 0,78 | 1,05 | 1,04 |
| totali | 24,04 | 30,23 | 23,63 | 32,15 | 32,46 | 34,90 | 33,91 |
Forse per gli addetti ai lavori, per chi ha accesso alle carte e per i pochi curiosi che provano a lanciare un fascio di luce nell'oscurità dei conti consiliari, non è una sorpresa: benché si sappia da sempre che il personale del “parlamentino” ha un trattamento privilegiato. Ma per il grande pubblico e anche per chi si è soffermato sulla contabilità consiliare però abbagliato dalle indennità degli onorevoli, è quasi una rivelazione. Un colpo di teatro sconcertante: a fronte del quale si resta increduli: facendo e rifacendo somme, moltiplicazioni e divisioni per paura di un errore marchiano. Nessun errore.
Chapeau ai signori impiegati, funzionari e commessi del Consiglio: hanno livelli di retribuzione media di gran lunga superiori a quelli dei vituperati regionali degli assessorati e degli enti. Non siamo ancora in grado di fare una comparazione ma la faremo presto. Lo scandalo non è solo in questa scoperta. Indigna di più che questa realtà rimanga quasi nascosta, clandestina: grazie alla complessiva opacità, mancanza e rifiuto di trasparenza che il Consiglio ha calato come una cortina fumogena sui conti degli onorevoli e, di sponda, su quelli del suo personale: parrebbe una sorta di incestuosa complicità. Resa doppiamente intollerabile dal fatto che nessuno, in particolare la Corte dei conti - che per quanto può fa le pulci alla spesa pubblica - ha diritto di controllo. Quindi tutti al riparo da ogni denuncia che pure non risparmia i grandi boiardi pubblici e privati.
Oggi registriamo le reazioni di alcuni esponenti dell'Ufficio di presidenza del Consiglio allo sciorinamento dei panni in euro dell'assemblea. Ma ancora nessuno, e tanto meno la presidenza silente, ha preso un'iniziativa nella direzione che andiamo sollecitando da mesi. Aprite porte e finestre, spalancate le vetrate affumicate del palazzo di via Roma: e pubblicate su Internet, distribuite pubblicamente i tabulati dei compensi di onorevoli e dipendenti. Ogni motivazione addotta per giustificare le cifre è inattendibile, insufficiente, finché non si farà chiarezza massima sull'uso di denaro pubblico sottratto al controllo sociale e di altri organi istituzionali.
Il bunker va scoperchiato perché tutti possano guardarci dentro. Fino a quel punto, nessuno può dirsi irresponsabile di fronte all'opinione pubblica nel dilapidamento incontrollato di soldi della collettività sarda. Nella quale, non va sottolineato per demagogia o populismo ma per rispetto della realtà, ci sono centinai di migliaia di persone che vivono con 10-12 mila euro all'anno: contro la media di 110 mila del personale consiliare.
L'opacità sui dipendenti, uguale e solidale con quella verso se stessi, sembra una copertura, infine autolesionistica, dei consiglieri. I quali hanno sì emolumenti e indennità faraoniche (specie quelle accessorie, del tutto esentasse), più privilegi vari, e finanziano la propria attività e quella dei partiti con i versamenti ai gruppi. Ma devono affrontare ogni cinque anni la sfida elettorale e spendere una parte del peculio per sostenere il consenso, con o senza voto di scambio. Una buona parte - i trasfertisti - deve spendere per mantenersi a Cagliari. Non si ammazzerà di lavoro ma comunque deve impegnarsi anche in ore e giornate di normale riposo per i dipendenti. I quali non patiscono lo stress da rielezione, vivono nelle loro case in città, ignorano cosa sia il controllo di produttività, l'ipotesi di cassa integrazione o licenziamento. Sono al di sopra di ogni ogni rischio: intoccabili.
È giusto che le persone qualificate abbiano un trattamento adeguato anche nel pubblico. Ma non con le enormi disparità rispetto agli omologhi della Regione. Sono riparati e coperti da ogni colpo di vento che fa tremare e nevrotizza la maggioranza dei lavoratori in tempi di flessibilità e precarietà totalizzanti. Niente moralismo, per carità. Ma senza un minimo di giustizia sociale, non solo la politica viene delegittimata. Specie quando i privilegi prelevati dalle tasche dei contribuenti e sulla pelle dei cittadini normali offendono la condizione della generalità degli altri.
I numeri valgono più di ogni considerazione. Il costo individuale degli 85 consiglieri sul totale della spesa complessiva a loro favore è di 257mila euro all'anno rispetto a quella globale di 21 milioni 980mila euro spesi nel 2006 (sarà uguale nel 2007). Il costo individuale dei 160 dipendenti, sui 34 milioni 903mila euro erogati per loro dal Consiglio, è di 218mila 915 euro annui, sempre per il 2006. Il dato più eclatante restano i 110mila 625 euro di stipendio e indennità lordi percepiti mediamente da ciascuno. Quanti sono i sardi che non dico sfiorano ma neanche si avvicinano a queste remunerazioni al coperto da ogni rischio?
Ma oltre i sontuosi guadagni mensili e annuali, il personale del parlamentino fruisce di altri privilegi davvero significativi. Papà Consiglio è generoso anche a futura memoria, quando i suoi dipendenti saranno pensionati: sempre privilegiati, naturalmente. Li soccorre per la vecchiaia come un generoso genitore ricco, anche se i soldi non sono suoi ma nostri. Nel tempo, l'assemblea ha deciso di contribuire agli istituti di previdenza e i fondi di quiescenza del proprio personale con erogazioni favolose. L'anno scorso, come negli anni passati e futuri, ha versato sette milioni e 800 mila euro (circa 15 miliardi di lire, per intendersi). Una robetta da poco, quasi 48 mila euro per ogni dipendente: circa 93 milioni in lire. Beati coloro che si vedranno le pensioni soccorse così prodigalmente, integrando i loro versamenti su guadagni vertiginosi.
Non basta. Il Consiglio è anche una banca senza restrizioni: cassa continua, bancomat senza limiti. Sta anticipando tutti gli anni una caterva di euro sulle indennità di fine rapporto. Un diritto, sia chiaro. Ma gestito da satrapi. Fino al 2003, queste anticipazioni erano elevate ma forse ancora accettabili. Dal 2004 si sono impennate: più che raddoppiate e continuano a crescere. Erano 8milioni 350 mila euro nel 2006, in aumento per il 2007 a oltre 8milioni 600 mila euro: circa 17 miliardi in lire, per chi è rimasto ai conti andati. Sempre per individualizzare, in media ogni dipendente si è fatto anticipare sul Tfr 53mila 750 euro, più di cento milioni in lire.
Tutto in proporzione: stipendi, contributi integrativi per le pensioni, anticipazioni sulla liquidazione, investibili favorevolmente. Ecco, questo è lo scenario un poco sconvolgente che mostra una prima picchiata (altre seguiranno) sul trattamento dei dipendenti dopo quella dedicata ai consiglieri (proseguiremo). Morale della (loro) favola? Senza invidia, beati loro. Tutto regolare e legale, per carità. Non c'è truffa, imbroglio, appropriazione indebita e tanto meno furto di denaro pubblico: al massimo dilapidato. Ma guardandoci intorno, come tutti i cittadini normali, ci sentiamo ugualmente derubati. Sarà un termine improprio ma è l'unico che viene in mente davanti a uno scippo benedetto dalla politica e dal nostro regale parlamentino.
Casa dell'autonomia? Solo per chi ci sguazza con i soldi nostri, felice, ignorato e impunito. Ora si capisce meglio perché attorno ai concorsi per le assunzioni in Consiglio - non solo per ruolo di vertice: anche per da dattilografo, usciere o impiegatino - ci sia una corrida che finisce sempre in rissa, spesso in brogli, da ultimo in Tribunale. Varcare la soglia del palazzo marron bruciato è meglio che fare bingo. E chi c'è dentro, conoscendo bene la pacchia, è pronto a tutto per sistemare figli, parenti e amici. Sa domu comuna de s'autonomia, parafrasando la disastrosa trovata de sa Limba sarda comuna (altri soldi da sperperare, prebende e greppie da conquistare), avrebbe bisogno di una sana disinfestazione col più potente dei veleni anti-roditori.
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