martedì 22 maggio 2007
di Giorgio Melis
«È in atto una crisi della credibilità della politica che tornerà a travolgere il Paese con sentimenti come quelli che negli anni 90 segnarono la fine della Prima Repubblica… La strumentalità delle polemiche allontana i cittadini dalla politica e dalle istituzioni. I sindacati hanno perso anche loro lo slancio, che era una forza generale del Paese. Oggi sono molto più focalizzati sulla tutela di interessi legittimi ma di natura particolare. Questo vale per la Confindustria, ovviamente, e per le altre organizzazioni economiche e sociali». E ancora: il dissenso investe il governo per le polemiche che ne oscurano i risultati. Ma gli italiani non sono per questo favorevoli a un ritorno del centrodestra. La crisi di sfiducia è complessiva: investe non solo la politica ma la classe dirigente globalmente.
Quest'analisi spietata e allarmante l'ha lanciata Massimo D'Alema sulla prima pagina del Corriere della Sera di domenica, dando voce al crollo di fiducia e consenso che attanaglia il sistema politico italiano, sempre più screditato e contestato dai cittadini. In un clima meno acceso ma con umori diffusi simili a quelli che precedettero e accompagnarono la stagione di Mani pulite e il crollo dei grandi e piccoli partiti di governo.
È una diagnosi troppo forte, questa di un leader acuto ma prudente come Massimo D'Alema, forse il miglior professionista della politica italiana con tutti i suoi limiti caratteriali? Si potrebbe pensarlo, se sotto la sua intervista non fosse comparso un editoriale (titolo significativo: La marea del '92) dell'ambasciatore Sergio Romano, penetrante osservatore della realtà italiana e internazionale, un liberale rigoroso ma moderato. Romano non esita a lanciare l'ipotesi che un libro appena uscito (“La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili”), con un successo di pubblico straordinario, possa innescare e accentuare una crisi di rigetto, già in atto da tempo ma quasi ignorata dal ceto politico: con effetti simili - dice Romano - a quello che ebbe l'arresto di Mario Chiesa nell'avvio dirompente di Mani Pulite contro Tangentopoli.
Nel libro, scritto da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella (inviati di punta del Corsera, il secondo noto per una serie di altri libri di grande impatto), si traccia uno spietato ritratto di vizi, abusi, imbrogli, eccessi, insaziabile voracità della casta. Appunto una nomenklatura politica che si è enormemente dilatata, gestisce i partiti, le istituzioni e le elezioni come un affare privatissimo e con un costo per le casse dello Stato abnormemente superiore a quello degli altri Paesi europei. E lo fa in un regime di impunità totale, di scandalosa spudoratezza, appunto di intoccabile arroganza.
Il combinato disposto dell'allarme di D'Alema, l'eccezionale impatto del libro e l'analisi di Sergio Romano propone un'emergenza già in atto ma sottovalutata del rapporto tra cittadini e politica. In particolare per il centrosinistra, perché è al governo. E perché, oltre le difficoltà di reggere al Senato con numeri risicati e le divisioni interne, è anche oggetto di un attacco senza precedenti della Chiesa. A Roma e altrove nessuno dubita che il Vaticano punti alla caduta di Prodi, quanto e più del Polo. Non c'è mai stato un governo tanto avversato dalla Chiesa. Mai i cattolici del centrosinistra, che si definiscono “adulti” per rimarcare la loro laicità, sono stati contrastati come “adulteri”, un pericolo.
La crisi è ben presente anche in Sardegna ed è un tema che abbiamo affrontato anche per quanto riguarda i costi inaccettabili e i bassi servizi del Consiglio regionale. Lo abbiamo fatto anche ieri e lo ribadiamo, a proposito della scandalosa moltiplicazione dei gruppi consiliari e delle faraoniche indennità, specie quelle accessorie esentasse, dei consiglieri. Insisteremo non per qualunquismo o moralismo da strapazzo ma perché il problema dei costi della politica è enormemente sentito anche in Sardegna ed ignorato dai politici. Oppongono un muro di gomma e il silenzio irresponsabile alla richiesta di risposte plausibili che arriva dai cittadini, anche con migliaia di firme raccolte per una legge di iniziativa popolare insabbiata da due anni.
È una battaglia non contro la politica ma contro questa politica e il suo degrado. La continuiamo oggi con l'intervento di Andrea Pubusa sul libro “La casta”, proseguiremo con l'aggiornamento dei conti vertiginosi del Consiglio. Forse non si muoverà nulla, benché diversi consiglieri abbiamo mostrato sensibilità e la consapevolezza che serva una svolta sia sulla trasparenza che sul trattamento senza controlli che il Consiglio riserva a se stesso. Indignarsi stanca, si è detto altre volte. Ma almeno la denuncia non deve fermarsi. È un dovere di igiene pubblica.
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