l'altra voce.net


giovedì 17 maggio 2007

I paladini del carbone promettono
un risparmio di 10 miliardi
Via all'impianto-pilota nel Sulcis

Potrebbe garantire un risparmio sulla bolletta energetica di dieci miliardi di euro. Eppure il raddoppio delle quantità di carbone bruciato nelle centrali elettriche è «osteggiato dai preconcetti ormai ingiustificati che lo fanno percepire nell'opinione pubblica come un combustibile altamente inquinante». Nelle parole di Rinaldo Sorgenti, vicepresidente di Assocarboni, è concentrato il dilemma sull'utilizzo del minerale nero: grande disponibilità, relativa economicità ma anche molti ostacoli che fanno discutere.

Nella seconda giornata della Conferenza internazionale sulle tecnologie del carbone pulito i favorevoli rilanciano, e non potrebbe essere altrimenti. Dopo aver incassato il sì del presidente della Regione Renato Soru al parternariato per lo sviluppo delle tecnologie, i rappresentanti di Assocarboni e della Sotacarbo mettono in campo i numeri. Che sono appettitosi: raddoppiando l'uso del carbone si ridurrebbe il costo della bolletta energetica di 10 miliardi di euro.

Anche in questo caso - succede sempre quando si parla di energia pulita e il ragionamento arriva da uno sponsor del settore - il calcolo e semplice. L'Italia, spiega Sorgenti, brucia attualmente dai 15 ai 16 milioni di tonnellate di carbone l'anno per generare il 12 per cento dell'energia elettrica necessaria al fabbisogno nazionale. Una percentuale ben al di sotto della media mondiale (39 per cento) e di quella europea (29 per cento) e lontanissima dal 50 per cento dei paesi più industrializzati come Usa e Germania.

In Italia, invece, oltre la metà dell'energia viene generata bruciando gas: nel panorama delle fonti energetiche è il combustibile più caro. Secondo il vicepresidente di Assocarboni, sarebbe sufficiente incrementare l'uso del carbone fino a 30 o 40 milioni di tonnellate per ottenere un risparmio di quella portata.

Per superare i «preconcetti ormai ingiustificati», la Sotacarbo è già al lavoro nel centro ricerche di Carbonia. L'idea è quella di realizzare una piattaforma sperimentale per perfezionare la tecnologia di gassificazione del carbone e separare l'anidride carbonica perché non sia dispersa. L'impianto sperimentale avrà una potenza limitata, pari a due megawatt, e costerà 12 milioni di euro.

«L'impianto servirà per sperimentare nuove tecnologie in grado di trattare il “syngas” ricavato dal carbone: da una parte l'idrogeno separato servirà per alimentare la turbina, dall'altra l'anidride carbonica non sarà immessa nell'atmosfera». Un passaggio in più, ribadisce Porcu: «Ormai le tecnologie disponibili consentono di utilizzare il carbone nel pieno rispetto dell'ambiente, del clima e della salute dell'uomo».

L'impianto di Carbonia sarà simile (ma meno potente e meno costoso) a quello che nascerà a Marghera accanto alla prima centrale a idrogeno italiana, che entrerà in funzione nel 2008. Ad annunciarlo, durante la conferenza cagliaritana, Claudio Zeppi del settore Ricerca dell'Enel: sarà un impianto da 50 megawatt dotato di un bruciatore che sarà alimentato esclusivamente a idrogeno.

(red)


Google
 


© 2007 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari