mercoledì 16 maggio 2007
Diventa sempre più strano il caso dell'indagine consiliare sull'appalto da 56 milioni per la pubblicità istituzionale della Regione. La commissione Saatchi & Saatchi era partita come un tornado. Minacciando sfracelli soprattutto da parte del Polo. Si è chiusa abbastanza ingloriosamente ma saggiamente (meglio lasciar fare la magistratura, che procede con qualche lentezza all'apparenza singolare, dopo la raffica di interrogatori): il presidente Attilio Dedoni desaparecido, sostituito interinalmente da Pietro Pittalis (Udeur) e il mandato a Silvio Cerchi (Ds) e Carlo Sanjust (Fi) di stendere e presentare la relazione finale.
Sono passate diverse settimane e tutto tace. Al punto che non un commissario dell'opposizione ma lo stesso Pittalis ha chiesto spiegazioni ad Attilio Dedoni sul perché la commissione non sia stata riconvocata per esaminare e discutere le relazioni e assumere una decisione finale in merito. Ieri c'è stata la replica, che però spiega poco o nulla del tortuoso iter.
«Non credo che l'on. Pittalis volesse esprimere critiche su ipotetici ritardi, anche perché un consigliere regionale attento ed esperto come lui sa bene quali siano i tempi tecnici», ha risposto Dedoni. «Infatti al di là della concomitante tornata consiliare sulla finanziaria, vi è la doverosa attesa da parte del presidente della consegna ufficiale della relazione o relazioni dei due commissari incaricati, Silvio Cherchi e Carlo Sanjust. Preme comunque rimarcare che non vi è una gara sul tempo fra i lavori della commissione consiliare e le indagini della Procura della Repubblica a cui deve essere riservata ogni attenzione e cautela. Nessuno della commissione ha ritenuto di dover considerare chiusa l'indagine politica, anche perché con trasparenza, prudenza ma anche determinazione si è proceduto sinora e vi è altresì la volontà di portare a compimento nel migliore dei modi - conclude Dedoni - l'indagine politico-ammistrativa affidataci dal Consiglio regionale».
Risposta vaga e insoddisfacente. Qui si tratta di una dilazione francamente inspiegabile, specie da parte del centrodestra. Una relazione che tragga le conclusioni delle non moltissime audizioni svolte dalla commissione non richiede tempi biblici per essere stesa. Non siamo alla P2 o alla commissione stragi. Anche la lentocrazia consiliare è capace mediamente di produrre un sintesi con le conclusioni. Anche perché sui comportamenti anomali emersi c'era stata, oltre le polemiche di schieramento, una sostanziale consonanza dei commissari. Non c'è da scoprire l'acqua calda ma solo riassumere i fatti.
Non si deve scrivere una versione pubblicitaria dei Promessi sposi e basta l'italiano corrente, senza ricorrere ai geroglifici o alla Limba Sarda Comuna. Perciò resta il quesito sul perché le relazioni non abbiano visto ancora la luce, esprimendo il parere degli incaricati sulle irregolarità o meno nella gara d'appalto. Si potrebbe eventualmente pensare che Silvio Cerchi voglia prendere tempo in una strategia temporeggiatrice della maggioranza. Ma quel Carlo Sanjust forzista, che da subito ha chiesto il rogo per Soru ancor prima che la commissione s'insediasse e ha continuato a farlo dopo ogni audizione e ancora nei giorni scorsi, non produca il suo j'accuse, se è rimasto sulla sua posizione. Ha esordito da Robespierre e ora assume un atteggiamento evasivo e distaccato («Niente di nuovo, sarete informati quando necessario»), da termidoriano-doroteo. È in fase autocritica, si è fatto più riflessivo e distaccato?
Qualunque sia la motivazione, sarebbe opportuno non cadere nel silenzio, dopo le urla iniziali. Benché l'ultima parola spetti, com'è sacrosanto, alla magistratura, si vorrebbe capire se la commissione è stata un inutile bluff o se invece abbia qualcosa di significativo da esprimere e comunicare ai cittadini.
(red)

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