martedì 15 maggio 2007
Interventi.
di Andrea Pubusa
C'è chi può contestare che l'ostacolo più grande alla famiglia sia il precariato? C'è chi nega che la contrastano la mancanza di servizi sociali: nidi, asili, scuola, case popolari? Certo che ci sono e tanti erano, di persona o col pensiero, a piazza San Giovanni, a partire da Berlusconi e proseguendo con tutti gli esponenti del centrodestra e i non pochi di centrosinistra che si oppongono all'abolizione della legge 30 e considerano massimalista o radicale ogni proposta sui sevizi pubblici in favore dei ceti popolari e per il lavoro.
In realtà, a lor signori queste tematiche non interessano e tanto meno interessa a chi lucra sul vuoto lasciato dallo Stato sui servizi alla famiglia. Certo, non tutti quelli ch'erano a San Giovanni la pensano così. Ma allora cosa li accomuna? Li unisce il no all'estensione dei diritti: lo ha detto espressamente Pezzotta (uno degli organizzatori) e lo confermano le molte esternazioni di autorevoli partecipanti.
Ma in tutto questo c'è solo una visione tradizionale della famiglia o c'è qualcos'altro? Qualcosa di taciuto e non esplicitato? Certo che c'è ed è la sensazione che una legislazione più leggera sulla coppia in breve tempo è destinata a soppiantare la disciplina attuale. In effetti, se la buttiamo sul piano religioso, il matrimonio civile non è diverso dai Dico. L'uno e l'altro non sono benedetti dal Signore e non sono un sacramento. Matrimonio civile e concordatario hanno invece in comune la disciplina giuridica. E sta qui a mio avviso l'indulgenza nei confronti del matrimonio civile. In fondo si tratta di un istituto in aumento, ma non concorrenziale per il matrimonio religioso, perché identico ne è il regime giuridico. I Dico invece spaventano perché c'è l'intuizione che una disciplina più leggera sulla coppia in breve tempo è destinata a soppiantare le altre due.
Ma chi andrà a sposarsi in Comune con l'attuale rito se nello stesso Municipio si può accedere ad un regime più leggero? Si è fatta ironia sulla possibilità di istaurare una convivenza attraverso semplici missive al Comune. Certo è ridicolo pensare che questa e non la cerimonia, quantomeno con gli amici, sia la modalità della nuova unione. Ma per chi è lontano è sicuramente più comodo e meno costoso inviare una raccomandata piuttosto che far vergare una procura dal notaio per consentire il matrimonio a distanza. E ancora risponde di più alle tendenze in atto consolidare giuridicamente l'unione man mano ch'essa si stabilizza negli affetti. Anche qui, ci sono state critiche, pure da sinistra: ma come non vedere che il lato più positivo dei Dico e ch'essi sono inizialmente fondati solo sull'affetto, immuni da qualunque intrusione degli interessi economici? Paradossalmente chi vuole una unione d'interesse non ricorrere ai Dico; preferirà il matrimonio civile e ancor più quello religioso!
Analogamente lo scioglimento, oggi preceduto da un'anacronistica separazione e dal decorso di ben tre anni di tormenti e da tanta carta bollata. Sarà più semplice e meno costoso anche regolare il momento del divorzio, oggi in crescita specie nei primi anni di matrimonio. Ed allora se uniamo questo fenomeno a quello, ugualmente in sviluppo esponenziale delle coppie di fatto (negli USA già in maggioranza), si capisce perché l'attuale disciplina matrimoniale sia superata.
A parte il divorzio, non a caso avversato dagli ispiratori della Giornata della Famiglia (che buffo, Family day!), l'attuale disciplina risponde alle esigenze della vecchia società contadina quanto la dura vita dei campi più che il sentimento legava per la vita. Oggi, precariato, costo della vita, mancanza di case e servizi a basso prezzo dividono, impediscono gli impegni, prevale la navigazione a vista. È il tempo a dire come andrà e la disciplina dei DICO segue proprio questo percorso: consolida i vincoli giuridici, man mano che danno buona prova quelli affettivi e della convivenza. Ecco perché i Dico sono temuti dalla Chiesa. Perché sono concorrenziali. Provate a chiedere cosa preferirebbero i vostri figli, dopo aver spiegato le differenze fra le discipline?
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