domenica 13 maggio 2007
di Matteo Bordiga
Qualcuno in Italia sta peggio di noi, ma siamo sicuri che ci sia motivo di consolarsi? A richiamare tutti alla realtà, dopo aver analizzato i dati (apparentemente) confortanti dell'ultimo sondaggio Istat sulla lettura, che indicavano nella Sardegna la regione più bibliofila del Mezzogiorno, ci pensa il presidente dell'Aes (Associazione Sarda Editori), Mario Argiolas: «Le cifre diffuse dall'Istat vanno inquadrate in un'ottica nazionale e, purtroppo, ribadiscono che in Italia si legge molto meno rispetto alla media delle nazioni europee: tanto per capirci, in Germania, Inghilterra, Francia e Spagna il mercato librario può fare affidamento su un numero di lettori pari al triplo di quello che si registra in Italia».
Insomma, niente illusioni o facili entusiasmi: il fatto che nel sondaggio l'Isola si collochi circa a metà classifica fra le regioni italiane, appaiata a Marche e Abruzzo, può suscitare a malapena un sorriso trattenuto. «Dal momento che l'Italia legge poco, anche i sardi leggono poco», osserva Argiolas, ricordando che «nel nostro Paese il 55% delle persone dai sei anni in su sono dichiaratamente “non lettori”. In Sardegna, poi, i refrattari alla lettura di libri sono lievemente aumentati negli ultimi sei anni: in pratica, uno 0,7% di sardi ha abbandonato la categoria dei “lettori”.
Un fatto preoccupante, specie se inquadrato in un periodo storico che sta vedendo l'affermazione di tantissimi nuovi scrittori isolani: «Il guaio si abbandona progressivamente la lettura con l'avanzare dell'età», prosegue Argiolas, «perché fino ai 25 anni, anche in Sardegna, si legge con una certa continuità. Ma poi ci si siede, piegati dalla stanchezza e distratti dagli impegni e dalle responsabilità dell'età adulta. Certo, non va dimenticato che a livello nazionale, sempre negli ultimi sei anni, il numero di lettori è complessivamente aumentato di circa 500mila unità. Ma stiamo parlando dei cosiddetti “lettori forti”, ossia quelli che macinano più di 12 libri all'anno», puntualizza il presidente dell'Aes «e che in Italia sono solo 3 milioni: troppo pochi, se si considera che l'intero mercato librario si regge su di loro».
La maggior parte dei lettori, anche in Sardegna, appartiene alla schiera dei “consumatori deboli”: «Leggono una manciata di libri all'anno e quindi incidono poco sul mercato. Che, mai come in questi anni, langue e riposa su titoli seriali e dal forte appeal commerciale, anche se magari dallo scarso valore qualitativo e contenutistico», dice Argiolas. In questa situazione, diventa difficile anche per le case editrici lanciare nuovi titoli, da stipare negli scaffali delle librerie ben sapendo che venderli sarà un'impresa improba.
«Proprio per queste ragioni, l'obiettivo non deve essere tanto quello di far crescere il numero dei lettori forti, ma piuttosto stimolare e invogliare alla lettura i lettori deboli e i non lettori, che sono ancora troppi», suggerisce il il presidente degli editori sardi. «Come fare? Intanto, diciamo subito che i festival letterari e i reading di racconti e poesie sono iniziative lodevoli ma, ahimé, non bastano. Bisogna prevedere interventi specifici e mirati sulle infrastrutture: attivare percorsi e progetti di lettura presso biblioteche e scuole. Portare i libri nei paesi più sperduti dell'interno, che magari non hanno neppure una libreria, e farli conoscere alla gente. Il tutto andrebbe pianificato a livello regionale e in maniera seria, capillare ed efficiente».
Sulla falsariga del progetto “La scuola adotta un libro sardo”, che l'Aes promuove tutti gli anni alla Fiera del libro di Macomer: «L'anno scorso abbiamo coinvolto 600 studenti delle scuole medie e superiori», ricorda Argiolas, «portando nelle loro classi dei libri da leggere, analizzare e commentare con l'aiuto dei docenti. I ragazzi, in molti casi, hanno avuto anche l'opportunità di incontrare gli autori e confrontarsi direttamente con loro. Dopo la lettura, hanno presentato le proprie relazioni alla Fiera: posso garantire che hanno dimostrato grande interesse e partecipazione, direi perfino entusiasmo».
Insomma, il piacere della lettura va incentivato e, in qualche misura, “provocato”. Solo in questo modo è possibile porre le basi per un aumento significativo del numero dei lettori. Ne è convinto anche l'assessore regionale alla Cultura, Carlo Mannoni: «Bisogna capitalizzare la grande rete di biblioteche di cui dispone l'Isola. Considerando che oltre il 90% dei comuni sardi è fornito di biblioteca, un dato che rappresenta un record a livello nazionale, la figura del direttore di biblioteca assume un'importanza fondamentale. Infatti, la struttura bibliotecaria deve andare incontro ai lettori e non limitarsi ad aspettarli passivamente». In altre parole, il direttore di ciascuna biblioteca dovrebbe «diventare un soggetto attivo, darsi da fare per promuovere la lettura innanzitutto nelle scuole e fra i cittadini. È necessario riqualificare l'offerta per attrarre i potenziali nuovi fruitori di libri e di cultura. Dal canto suo, la Regione sostiene il sistema librario», conclude Mannoni, «e continuerà a farlo con la legge 14 del 2006 che riguarda il piano per le biblioteche, ancora in attesa di trovare piena attuazione. L'obiettivo è rafforzare sensibilmente l'offerta culturale».

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