mercoledì 9 maggio 2007
di Giorgio Melis
Questo articolo è stato pubblicato prima che trapelasse la notizia
della rinuncia del professor Luigi Guiso.
Quasi sicuramente oggi Luigi Guiso, nuovo “uomo del Banco” di Sardegna, deciderà e annuncerà l'accettazione o la ricusazione della nomina. C'è molta incertezza, meglio dire suspense, sulla decisione del prestigioso economista-banchiere-docente di Bitti. Ha rifiutato di parlare con chiunque. Probabilmente ha già deciso che cosa fare, ma ha opposto una cortina di no comment insuperabili a chiunque abbia provato ad anticiparne le mosse.
È personaggio di forte caratura professionale. Molto considerato da Carlo Azeglio Ciampi, in Bankitalia e negli ambienti universitari inglesi e americani dove ha studiato e insegnato, tra gli economisti italiani e all'università di Roma. Dunque non accetterà una presidenza dimezzata, qualora la Banca Popolare dell'Emilia-Romagna (la Bper) confermi l'ostilità che gli ha manifestato per bocca del suo amministratore delegato, Guido Leoni. Il quale ha subito notificato via stampa d'avere idee e posizioni contrapposte per la gestione della banca rispetto a Luigi Guiso.
Una notifica di dissenso radicale che viene dall'azionista di maggioranza e controllante del Banco. Di fatto uno sgradimento pesantissimo, perché viene dal dominus del Banco. Nel quale il presidente non ha poteri decisivi, che sono in mano all'amministratore delegato (lo stesso Guido Leoni, magna pars della Bper) e al direttore generale Natalino Oggiano, che tuttavia è nominato dal primo. Ecco perché Guiso, appena informato delle dichiarazioni di Leoni, ne ha registrato il carattere negativo verso la sua persona e ha contro-manifestato la possibilità di rinunciare alla nomina a presidente, mentre la Fondazione che lo ha voluto preme perché accetti comunque.
Dietro la personalizzazione dello scontro, c'è un grande e nascosto retroscena che investe il futuro del Banco, il suo rapporto con la Fondazione, i non cordiali precedenti tra Guiso e Leoni, le mosse politiche anche strumentali, lottizzazioni di oggi, ieri e l'altro ieri a parti rovesciate tra destra e sinistra: personaggi e trame che non sono stati portati alla ribalta perché nell'informazione anche e specie sarda c'è una fortissima reticenza od omertà attorno a questioni che investono i poteri da sempre fortissimi, come è stato e resta il Banco di Sardegna.
È in atto, e si vedranno gli sviluppi già nei prossimi giorni, una sorda, dura battaglia. La posta è il ridimensionamento, fin quasi all'azzeramento, del ruolo della Fondazione (49 per cento delle azioni, valore stimato tra i 500 e i 600 milioni di euro: tra mille e 1200 miliardi di vecchie lire) che è l'obbiettivo della Bper. Per ridurre la forte rappresentanza della Fondazione (dai sette attuali componenti a uno o poco più), peraltro da sempre lottizzata politicamente. Ma è lottizzata, benché in minor misura, anche quella di Bper: ha confermato la sua delegazione definita in parte cinque anni fa col centrodestra allora al governo e nella quale figurano uomini di Francesco Cossiga (il figlio di Ennio Dalmasso, Lucrezio), di Beppe Pisanu e vari altri, magari professionisti illustri, alcuni considerati non estranei ai riti esoterico-bancari della Massoneria.
Dall'esito di questo braccio di ferro appena avviato, potrebbe dipendere l'orientamento della Fondazione (e per suo tramite di uomini dei partiti e della Regione) a mantenere la quota nel Banco o a venderla per farla fruttare adeguatamente: qualora prendesse atto che non riesce a incidere nella politica del credito in Sardegna. En passant, Renato Soru non ha svolto (non ha voluto) alcun ruolo: si è astenuto del tutto, non ha gradito l'eccesso di lottizzazione partitica della Fondazione. Sicuramente apprezza molto la persona di Guiso, col quale non ha avuto rapporti, e ora certo preferirebbe che restasse al vertice della banca.
Il cambio di presidenza, con gli scenari ancora non disvelati da alcuno benché noti a quasi tutti in un largo mondo, si svolge in un clima di “giallo del caveau”. Intanto, la non riconferma di Antonio Sassu. Era in rotta di collisione da tempo con la Bper e non più in sintonia con la Fondazione. Ha sbattuto la porta al momento del commiato. Con una denuncia aspra, che anche i suoi estimatori giudicano sbagliata nei tempi: avrebbe dovuto farla, dicono, almeno un anno fa, magari nel Cda, per poi renderla pubblica.
La ricerca del successore era questione della Fondazione (presieduta da Antonello Arru): secondo le intese con la Bper. Una parte del componenti era orientata a una riconferma totalitaria degli uscenti, in una sorta di continuità col pregresso ma con un cambiamento significativo. Il nuovo presidente doveva essere il professor Franco Farina, già ex vicepresidente del Banco ed ex presidente della Sardaleasing. Un candidato di tutto rispetto, indiscutibile, con le carte in regola per il ruolo. Docente di dirittto commerciale, uomo di nota dirittura morale, apprezzato da tutti e tra l'altro figlio di una figura storica del Banco: il padre aveva contribuito in larga misura alla fortuna dell'istituto, puntando con successo - d'intesa col grande Angelino Giagu - a farne la banca di riferimento della Regione nei primi anni dell'autonomia, quando dominavano la Bnl, il Credito Italiano, la Commerciale, il Banco di Napoli. Non sappiamo se Farina, già assessore all'industria nella prima Giunta Palomba, dimessosi per scarsa sintonia con certa politica benché gli si chiedesse di mantenere l'incarico, avesse accettato che il suo nome fosse speso per la presidenza.
Comunque, in corso d'opera, il confronto alla Fondazione si indirizza verso Luigi Guiso. Notissimo non solo per aver studiato a Sassari ma per il cursus honorum che l'ha portato per dieci all'ufficio studi di Bankitalia, poi a Londra, all'insegnamento a Chicago e ora all'Università di Tor Vergata a Roma (la sua materia: economia dei mercati monetari e finanziari). Guiso è coordinatore scientifico del centro di ricerche di Bankitalia intitolato a Luigi Einaudi, molto apprezzato da Carlo Azeglio Ciampi e figura tra gli economisti che hanno dato vita a La Voce.info, un brain trust nel quale figurano Tito Boeri, Francesco Gavazzi, Pietro Ichino e altri economisti che collaborano come Guiso con i maggiori giornali.
Insomma, un nome di assoluto prestigio che al Banco porterebbe la sua competenza e la credibilità negli ambienti bancari e finanziari. Come è nata la nomination? Il primo a fare il suo nome è stato lo scrittore, ex magistrato ed ex deputato Toti Mannuzzu, vicepresidente della Fondazione. Poi, via via, la non resistibile indicazione è prevalsa per qualità indiscussa. Sostenuta dall'ex assessore alla programmazione Francesco Pigliaru, amico, compagno di studi all'università e poi collega e coetaneo di Guiso: hanno 52 anni. Sul piano politico, il gradimento del centrosinistra non è arrivato per contiguità partitica ma per il prestigio nazionale di Guiso. Ed è anche vero che ha avuto un sostegno caloroso da Giacomo Spissu (fors'anche da Antonello Cabras), che è stato suo compagno di studi in gioventù. Infine l'indicazione di Guiso è passata senza resistenze e riserve nella Fondazione.
Un presidente assolutamente pesante anche per la Bper, che dovrebbe farci i conti sul terreno della competenza in materia bancaria senza poterne trascurare il parere. Col quale si era scontrato proprio Guido Leoni: Guiso aveva dato un giudizio non positivo su un'emissione di titoli di Bper e la banca emiliana non aveva certo gradito. Il denso curriculum e questo precedente erano fatti per non piacere a Modena. Che ha colto la sortita polemica di Sassu per confutare le accuse a suo carico. Proprio Leoni aveva reso noto in un'intervista il dissenso di fondo tra lui e Guiso, aggiungendo che Bper non aveva interferito nella nomina al punto d'averla appresa dai giornali. In realtà era stata comunicata un'ora prima: ma fa lo stesso.
Sulla scia di Leoni, è insorto il centrodestra per la sfrenata lottizzazione nelle designazioni per la Fondazione (con peso dominante di Ds e Margherita), mettendo sotto accusa soprattutto Giacomo Spissu. A parte che questa è forse la mossa recente più meritoria del presidente del Consiglio regionale, perché Guiso non vive certo del sostegno di un ex compagno di studi, qui siamo al solito gioco delle parti. La stessa sfrenata lottizzazione l'ha fatta cinque anni fa il Polo, designando suoi uomini ovunque gli fosse possibile. In più, anche se ufficialmente non è dimostrabile, la Bper ha piazzato fra i suoi delegati nel cda del Banco diversi personaggi vicini alla destra politica, economica a pare anche massonica. Quindi le accuse di lottizzazione sono alquanto ridicole perché possono essere ritorte da uno schieramento contro l'altro e viceversa. Qualcuno sospetta addirittura che le polemiche del Polo sardo siano ispirate da leader nazionali che avevano pesato e molto nelle scelte precedenti e tuttora contano assai.
In questo scenario, scatta l'intervista di Guido Leoni: preludio all'avvio di una battaglia che gli emiliani hanno in animo da tempo e vogliono chiudere vittoriosamente adesso. Secondo il patto concordato al momento dell'acquisizione del 51 per cento, la Bper designa nel cda otto componenti, e sette la Fondazione, che però indica il presidente. Questo accordo va stretto agli emiliani, che scalpitano da tempo, e forse con qualche ragione, avendo il controllo di una banca che hanno risanato. Perciò chiedono il cambio dello statuto. Facendo leva sulla legge che fissa in “almeno uno” i componenti nominati dalla Fondazione, pare ne chiedano l'applicazione letterale. Da sette a un solo rappresentante della Fondazione, che naturalmente contesta con durezza quello che sarebbe un suo ridimensionamento clamoroso, simile a un azzeramento, benché abbia una quota del 49 per cento dell'azionariato: valutato intorno ai 5-600 milioni di euro.
È su questo punto che si sta ingaggiando il braccio di ferro nel quale si inserisce l'accettazione o il rifiuto della presidenza da parte di Luigi Guiso. Con un interlocutore di questo spessore, la Bper potrebbe trovare più ostacoli e anche per questo gli ha manifestato contrarietà. Come detto all'inizio, oggi si dovrebbero conoscere le decisioni di Guiso. Che condizioneranno il resto del contenzioso. La Fondazione contesta anche sul piano giuridico le intenzioni della Bper.
Soru è rimasto silente senza intervenire in tutta la partita (lo confermano anche suoi avversari informati dei fatti), ma in qualche modo la Regione dovrà esprimere un parere se la Fondazione finisse per trovarsi in minimanza nel cda. Perché i 500-600 milioni della sua quota sono patrimonio della Sardegna e la Regione non può non manifestare una valutazione, benché non possa entrare formalmente nel merito degli orientamenti della Fondazione.
Si è parlato altre volte (lo aveva fatto lo stesso Soru in tempi non sospetti) dell'eventualità e opportunità che la Fondazione vendesse la sua quota qualora non riuscisse a incidere nella politica del credito, investendo il ricavato nelle azioni istituzionalmente consentite per produrre comunque un beneficio ai sardi. È questo lo scenario prossimo venturo? Presto per dirlo e soprattutto per farlo. Ma niente è escluso nel confronto in atto: secondo le ricostruzioni (in qualche parte forse parziali, in assenza di conferme ufficiali) convalidate da notizie e versioni di fonti autorevoli.
Venerdì, con la prima riunione del nuovo consiglio di amministrazione del Banco, verranno al pettine gli intricati nodi di una situazione complessa che vede la Bper all'attacco ma anche sulla difensiva. Soprattutto polemica sulla dichiarazioni di Sassu e del presidente della Fondazione, Antonello Arru (contestati da Leoni ma anche da Natalino Oggiano) sulle accuse relative alla perdita di quote di mercato.
Gli emiliani, e Leoni in particolare, sottolineano che è finita la rendita di posizione semi-monopolistica del Banco in Sardegna: ora spazio molto più aperto che in passato, con la presenza di grandi e medie banche mai viste prima e che hanno hanno aperto sportelli a decine anche oltre le maggiori città. Quindi la raccolta è contesa e non è semplice contrastare una concorrenza capillare e agguerrita: su questo punto non gli si può dare torto. Benché il Banco possa fare di più e meglio sul piano dell'efficienza, della qualificazione del personale (una buona parte di quadri è il frutto della cooptazione partitico-clientelare del passato), dell'aggiormanento professionale e tecnologico.
Infine, ma questo non sarà ammesso da Leoni neanche sotto tortura, la Bper ha il preciso, non infondato sospetto che una parte della politica sarda voglia ancora, come già fatto in precedenza, favorire Banca Intesa. Dopo aver acquisito per un tozzo di pane e incorporato il Credito Industriale Sardo, il gruppo nazionale fa leva su un occhio benevolo e su qualche rapporto di scambio (passato o in transito) tra pezzi della politica o singoli esponenti all'ombra dell'ex Cis guidato da Giorgio Mazzella, uomo vicino a Renato Soru (chiamato nel CdA della banca prima dello sbarco in politica). E anche su questo ci sono rimostranze non infondate e ombre da dissolvere.
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