martedì 1º maggio 2007
Debutta non casualmente il 1º maggio “il manifesto sardo”. Un quindicinale on line diretto da Marco Ligas, storico collaboratore della testata nazionale e uno dei principali punti di riferimento anche personale di Luigi Pintor in Sardegna. Con altri amici de “il manifesto”, Ligas ha costituito un mese fa l'Associazione Amici di Luigi Pintor per un impegno e per iniziative politico-culturali ispirati al pensiero del grande giornalista, scrittore e politico cagliaritano. Sulla linea di Pintor, il periodico on line intende intervenire nel dibattito sulle grandi questioni non solo regionali, avvalendosi del contributo di prestigiosi uomini di cultura da sempre impegnati politicamente e socialmente. In un panorama come quello isolano, in cui l'informazione è spesso carente proprio sul versante della discussione e confronto di opinioni a tutto campo, è davvero una buona notizia la nascita di un nuovo giornale impegnato e on line, che sempre più si propone come spazio non futuribile ma attuale. Pubblichiamo l'editoriale di presentazione di Marco Ligas: con l'augurio che il nuovo giornale abbia attenzione e consenso e diventi un altro esempio di impegno che viene dalla Sardegna. (gm)
di Marco Ligas
In genere quando si dà vita ad una iniziativa editoriale si affidano a questo progetto obiettivi impegnativi: se è la sinistra a promuoverla, ci si propone di sollecitare il confronto e l'aggregazione in uno schieramento diviso, oppure di trasformare in progettualità esigenze di crescita democratica della società.
A volte davanti a queste proposte si rimane scettici o comunque poco entusiasti, si ritengono ripetitive, poco originali. Anche stavolta qualche compagno, informato della nostra decisione di aprire un sito internet, ci ha posto questa domanda: perché anche voi del manifesto vi mettete a scrivere su internet, c'è già tanta gente che lo fa, quale obiettivo pensate di raggiungere, contribuirete a intasare la rete.
È vero, c'è tanta gente che scrive e a volte lo fa anche bene; siamo dunque consapevoli di correre i rischi che qualcuno intravede. Tuttavia sentiamo l'esigenza di intervenire nel dibattito che riguarda il presente e il futuro della nostra isola (e non solo) perché riteniamo che anche in Sardegna stampa e televisione non forniscano un'informazione critica adeguata sull'operato dei partiti e su chi effettua le scelte che riguardano il lavoro, la politica economica, ambientale e culturale; su chi insomma decide della vita delle persone.
Vogliamo contribuire a colmare questo vuoto e contrastare una cultura della dipendenza che si è radicata e diffusa nella nostra società e che ha in parte coinvolto anche i sostenitori della politica dell'alternativa: in realtà il berlusconismo ha messo radici non solo fra le forze che apertamente lo sostengono ma anche fra chi dichiara di contrastarlo.
Ostacolare la cultura della dipendenza significa innanzitutto ribadire il rifiuto delle guerre e ricordare ai governi dei paesi ritenuti amici che la politica estera del nostro paese deve essere frutto delle nostre decisioni. Non bisogna tentennare in proposito, né balbettare con imbarazzo se i nostri alleati dichiarano di non condividere le nostre scelte come è successo per la liberazione di Mastrogiacomo.
Recentemente è stato deciso che la US Navy andrà via da La Maddalena. Non sappiamo se questa decisione sia dovuta al cambio di strategia degli Usa o all'impegno delle popolazioni sarde perché venisse liberata l'isola dalle servitù militari. Probabilmente hanno influito entrambi i fattori, e non vogliamo sottovalutare il ruolo svolto dal presidente della Regione. Ci sembrano opportune piuttosto due precisazioni. La prima è che se ha avuto un peso la posizione del nostro paese, il merito principale va attribuito alle quelle decine di migliaia di cittadini sardi che nel corso di questi decenni hanno ripetutamente rivendicato il ritiro delle basi. La seconda riguarda il destino delle aree liberate dalle servitù. Cosa accadrà ora? Prenderà il via la cosiddetta riconversione turistica con alberghi magari a cinque stelle e la costruzione di un porto per le grandi imbarcazioni? Le lotte dei cittadini sardi non erano finalizzate al passaggio di consegne dalla marina militare statunitense agli speculatori dell'industria del turismo. Tanto più che alla Maddalena risulta prioritario un problema grave di bonifica per la presenza di acqua radioattiva.
Contrastare la cultura della dipendenza significa inoltre attivarsi perché i problemi dell'occupazione trovino soluzioni adeguate. Non solo sono necessari nuovi posti di lavoro ma occorre dare stabilità a quelli esistenti. Noi sentiamo ripetutamente che bisogna evitare le monoculture (vedi petrolchimica), che occorre investire nella formazione e nelle infrastrutture per incentivare nicchie produttive, che il turismo è una grande risorsa e così via, intanto non si spendono le risorse finanziarie disponibili e continua il ricatto dei licenziamenti portato avanti dalle imprese nate col sostegno pubblico.
«I lavoratori non hanno giunte regionali o governi amici - ripetono i dirigenti dei sindacati sardi - e se sarà opportuno si arriverà allo sciopero generale». È un principio sacrosanto che giustamente pone le esigenze dei lavoratori ai primi posti. L'impressione che si ricava però è che sia vero che i lavoratori non abbiano amici fra i governanti, ma che siano alcuni dirigenti sindacali ad essere amici e politicamente dipendenti dai governanti. Perché le piattaforme contrattuali non si preparano con i lavoratori e gli accordi ipotizzati con gli esecutivi non si sottopongono poi a verifica nelle assemblee sindacali (siamo dei passatisti a sostenere queste cose?).
La verità è che il discorso sulla democrazia è diventato un'emergenza. Con questa affermazione non pensiamo a pericoli golpisti ma al venir meno del processo di partecipazione dei cittadini alla vita politica e sindacale del nostro paese. Anche la legge statutaria approvata recentemente dal Consiglio regionale consolida questa tendenza. E non è accettabile l'ipotesi che l'esigenza di governabilità comporti l'attribuzione del massimo dei poteri al presidente dell'esecutivo. Il ruolo di capo indiscusso è sempre una pessima scelta perché indebolisce i principi fondamentali della democrazia quali la partecipazione, la collegialità e il consenso. Siamo convinti che sia possibile creare un quadro legislativo che abbia i contrappesi necessari per garantire la gestione equilibrata del governo della Regione.
C'è oggi un altro versante da cui partono offensive contro le libertà delle persone. È quello delle organizzazioni della chiesa cattolica. E l'atteggiamento dei poteri costituiti è ancora una volta di dipendenza, quasi di accettazione delle critiche rivolte. Con una disinvoltura davvero sorprendente la Cei considera i dico strutture che alimenterebbero pedofilia e incesto. Potremmo rispondere con ironia a queste illazioni e alle nuove scelte operate dal papa, magari chiedendo a Roberto Benigni una ricollocazione dei personaggi che Dante ha sistemato nel limbo. Preferiamo comunque rivendicare il rispetto dei diritti delle persone e suggerire alla chiesa cattolica di riconsiderare le sue scelte sulle questioni relative al matrimonio e alla sessualità.
Ecco, questi sono alcuni dei temi sui quali vorremmo intervenire con questa iniziativa editoriale-mediatica, chiedendo a tutti la massima partecipazione e avendo la consapevolezza di quanto sia indispensabile la pratica dell'inchiesta e la riflessione teorica che poggia su solide basi conoscitive.
P.S. Il manifesto sardo ha già avuto una sua storia negli anni 1972/73. Il direttore del quindicinale era Salvatore Chessa. Lo ricordiamo in questa occasione apprezzandone l'intelligenza e l'impegno politico profuso nella sinistra comunista.

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