lunedì 30 aprile 2007
Interventi.
di Andrea Pubusa
Le risposte dei consiglieri regionali alle domande de L'AltraVoce lasciano sconcertati. Tutti parlano d'altro. C'è chi ci dice quanto guadagnava da imprenditore (notizia di nessun interesse) e minacca un suo abbandono della politica in caso di riduzione dell'indennità (notizia catastrofica per tutti i sardi, che in me ha creato uno stato di angoscia!); c'è chi ci dice che il problema è il salario minimo ai disoccupati (d'accordo, ma che c'entra?); c'è chi richiama le molte spese (ma non si parla dell'enorme finanziamento ai gruppi e del relativo personale); c'è chi parla di altro ancora. Insomma, uno spettacolo poco decorso di un ceto, chiuso a riccio a difesa di un privilegio del tutto disgiunto dalle necessità della funzione.
C'è la conferma (purtroppo unanime!) dell'assoluta incomprensione della grande spinta moralizzatrice che anima chi solleva questi problemi (a partire dalla meritevole iniziativa dell'associazione “Su Puntolgiu”) e della richiesta molto diffusa di ridare all'impegno politico la dimensione del servizio temporaneo, a fronte di una professionalizzazione che parte addirittura dai consigli circoscrizionali.
Mi chiedo che speranza può venire alle forze della sinistra dalle dichiarazioni di Uras, che bolla con astio l'iniziativa di legge popolare e non vede quel desiderio di rigore morale ch'essa reca in sé. Rigore che è la precondizionne di ogni politica di progresso.
La lettura del libro di Salvi e Villone su “Il costo della democrazia” suggerisce delle iniziative radicali per salvare la nostra democrazia e rilanciarla: sopprimere ogni indennità per le cariche locali (i consiglieri comunali e anche i sindaci prima svolgevano la funzione gratuitamente), riconoscere solo rimborsi per le cariche esecutive, legge Bacchelli per consiglieri regionali e per i parlamentari, nessun compenso (solo permessi dal lavoro) per i consiglieri di amministrazione vari. Limite legislativo dei mandati come per i sindaci: non più di due.
Insomma, riportiamo la politica alla dimensione del servizio pro tempore in favore della comunità, ricreiamo la figura dell'homo civicus, eliminiamo questo asfissiante ceto politico professionale, che sta uccidendo la democrazia e devastando le casse pubbliche.
Le riposte alle domande di Altravoce confermano anche l'esigenza di portare fuori dall'Assemblea regionale la decisione del trattamento mediante meccanismi di democrazia partecipativa o deliberativa: ecco un grande tema per la sinistra alternativa che si accinge ad un processo di aggregazione e per tutte le forze democratiche.

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