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domenica 29 aprile 2007

Le paure dei potenti e il bavaglio Mastella
Da modificare al Senato
la norma che limita la libertà di stampa

di Andrea Pubusa

A che cosa mira il disegno di legge Mastella sulle intercettazioni? A tutelare il segreto istruttorio e la privacy o a limitare la libertà di stampa?

Si è spesso lamentata la fuga di notizie dalle Procure, ma lo si è fatto quasi sempre a sproposito, perché il segreto istruttorio non veniva e non viene violato in alcun modo quando gli atti processuali sono già nella disponibilità delle difese. E, dunque, se l'illecito c'è quando gli atti sono segretati, non altrettanto può dirsi quando hanno perduto tale carattere. Anche per le intercettazioni: una cosa è pubblicarle quando sono coperte da segreto istruttorio, altra darne notizia quando il loro contenuto è legalmente accessibile. Non essendoci segreto istruttorio da tutelare, la libertà di stampa deve potersi dispiegare liberamente. La privacy, dunque, non c'entra.

Il disegno di legge Mastella, approvato nei giorni scorsi alla Camera e passata al Senato per la seconda approvazione, ora vieta anche la pubblicazione di notizie o atti o delle intercettazioni telefoniche, che ai fini istruttori non sono segrete. I giornalisti ne hanno legittimamente conoscenza e tuttavia non possono pubblicarle. Nell'età dei media, si torna al passaparola! Non si sa con quale vantaggio per gli stessi indagati, esposti ai si dice e ai pettegolezzi.

Certamente viene limitata la libertà di stampa. Tanto più che c'è un inasprimento delle pene, che colpiscono indistintamente sia la pubblicazione di notizie o atti coperti da segreto sia atti legittimamente già sul tavolo delle redazioni. Non c'entra neppure la riservatezza, che in questo caso dura quanto la segretezza degli atti o delle intercettazioni. La privacy, dunque, è niente più che un pretesto per imbavagliare la stampa e per impedire che notizie che riguardano i potenti siano diffuse. Viene colpito simmetricamente il diritto ai cittadini di conoscere atti di rilevanza generale ai fini del controllo democratico.

L'elemento rilevante è che la privacy viene enfatizzata e diviene un grimaldello per colpire libertà fondamentali, come quella di manifestazione del pensiero. Ma mentre la libertà di stampa è coessenziale alla democrazia, ne è corollario indefettibile, la privacy è un diritto certamente importante, ma volto a tutelare un interesse privato, di singoli. Il bilanciamento fra i due diritti, quindi, non può che essere a favore del primo. Del resto, se la libera manifestazione del pensiero e la libertà di stampa sono espressamente sanciti dalla Costituzione, la riservatezza si desume certamente da alcune disposizioni costituzionali ma non è esplicitato in alcuna norma.

La riservatezza è divenuta anche il cuneo per scardinare il diritto d'accesso ai documenti amministrativi: si rischia di rendere meno trasparente e controllabile l'attività amministrativa, che - com'è noto - eroga risorse o limita i diritti dei cittadini. Una funzione, dunque, che in un ordinamento democratico non può essere segreta e incontrollata.

Insomma, il disegno di legge approvato alla Camera difende le élites di potere, economico e politico, e questa circostanza rende comprensibile anche il voto favorevole del centrodestra. Un voto perfettamente bipartisan!

Ci sono - come si vede - tante buone ragioni per modificare la proposta Mastella al Senato.


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