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sabato 28 aprile 2007

«Indennità meritate, tante spese»
I sacrifici dei consiglieri
ora tutti d'accordo sulla trasparenza

di Matteo Bordiga

Stipendi da capogiro, retribuzioni sproporzionate? Macché, sono adeguate al carico di lavoro (anche 12 ore al giorno…) e indispensabili per finanziare l'attività politica. Anzi, qualcuno dice che ci ha pure rimesso. Mentre qualche altro piange miseria e punta il dito contro il collega che incassa migliaia di euro in più e «fa poco per meritarli». Insomma, le indennità non sono d'oro ma le spese sono di piombo: affondano il bilancio dei consiglieri regionali, afflitti da un carico di lavoro che va riconosciuto e retribuito. C'è una grande novità comunque, rispetto alle domande passate e sempre inevase: nessuno fra gli onorevoli che abbiamo cominciato ad interpellare rifiuta a priori l'idea di rinunciare a una parte degli attuali guadagni, per contribuire al taglio dei costi della politica.

I consiglieri regionali sardi, cifre alla mano, godono di indennità fra le più alte in Italia (quella di base è pari all'80% dei deputati: con molte altre accessorie che pesano almeno altrettanto). Ma se non altro si dicono favorevoli alla trasparenza assoluta: anzi la rivendicano, anche se non si capisce chi l'abbia finora impedita. «Le nostre buste paga dovrebbero essere pubblicate su Internet affinché tutti i cittadini possano prenderne visione», affermano un po' tutti gli interpellati, ricordando poi che le indennità percepite «non sono somme astronomiche». E, soprattutto, che i soldi servono a coprire le notevoli spese: assistenti, segretari, convegni e via politicando.

Sergio Marracini, segretario regionale dell'Udeur, è sicuro di essere «il consigliere meno pagato di via Roma. La mia busta paga può attestarlo. Il problema reale, quando si parla delle indennità dei consiglieri regionali, è che ci sono colleghi che, con estrema disinvoltura, guadagnano 3 o 4mila euro in più del sottoscritto». E chi sarebbero i fortunati che incassano il doppio del consigliere Marracini? «Colleghi che hanno un baffo più di me», scherza il segretario dell'Udeur, «nel senso che ricoprono ulteriori incarichi in seno all'Assemblea: segretario d'aula, presidente o vicepresidente di commissione. Intendiamoci, non è che lavorino così alacremente da giustificare un simile aumento di stipendio…». Quindi, per Marracini il problema delle indennità troppo alte «diventa rilevante soprattutto nel momento in cui si registrano sensibili differenze fra le buste paga dei diversi consiglieri».

Per Chicco Porcu, capogruppo di Progetto Sardegna, il problema vero è un altro: «Prima di discutere sulla riduzione o addirittura sul dimezzamento delle nostre indennità, occorre porsi un interrogativo molto concreto: i consiglieri devono dedicarsi all'attività politica a tempo perso o a tempo pieno? Sia chiaro infatti che, lavorando a tempo pieno, fra riunioni, spostamenti e routine organizzativa, noi restiamo in ballo almeno 12 ore al giorno. Quindi, se l'attività di consigliere deve rappresentare il nostro primo lavoro, le indennità sono necessarie».

Porcu non esita a tirare fuori le cifre: «Al netto, come consigliere guadagno 90 mila euro all'anno. Inoltre dispongo di molti rimborsi per sostenere la mia attività. Ma, fra gli stipendi degli assistenti e i mille costi dell'attività politica, spendo molto più di quanto reintegro con i rimborsi. Inoltre, prima di entrare in Consiglio, grazie alla mia attività di imprenditore guadagnavo fino a 170 mila euro all'anno. Ora ho mollato tutto per dedicarmi esclusivamente alla politica. Per abbandonare la precedente professione ho avuto bisogno di un minimo di garanzie economiche: e questo non vale solo per me, ma per tutti i consiglieri regionali che hanno deciso di lasciare attività professionali ben avviate e tuffarsi in politica. Quindi, se si vuole abbassare le indennità bisogna contemporaneamente ridurre il nostro impegno lavorativo. Altrimenti non potremmo fare i consiglieri. Tanto per capirci, se passasse la proposta di legge a iniziativa popolare che vuole dimezzare le indennità, io dovrei lasciare», spiega il capogruppo di Progetto Sardegna. «Perché con questi tempi e questi ritmi non sarebbe più possibile affrontare le spese funzionali al mio lavoro quotidiano».

Stefano Pinna, anche lui eletto con Progetto Sardegna, ricorda molto bene la proposta di legge presentata dal comitato “Lu Puntulgiu” con il sostegno di 17 mila firme: se ne era occupato come presidente della prima commissione. E proprio a lui, dopo aver tastato gli umori dell'Assemblea tramite votazione per alzata di mano, era toccato il compito di constatare che «la richiesta è da considerarsi non urgente». Sollevando, ovviamente, un vespaio di polemiche. «Ma in quel periodo avevamo da discutere questioni cruciali, come la legge statutaria», ricorda Pinna, «e perciò accantonammo la proposta sul taglio dei compensi ai consiglieri. Che, tuttavia, potrebbe essere rispolverata tra poco, non appena si concluderanno i lavori legati alla Finanziaria. A quel punto, la commissione valuterà quali leggi portare in Aula».

Ignazio Artizzu, capogruppo di An, si dice «in linea di massima favorevole a ridurre i costi della politica e anche le nostre indennità. A patto, però, che di questi argomenti si occupi seriamente il Consiglio regionale e non i comitati spontanei come “Lu Puntulgiu”. Qualcuno sostiene che l'Assemblea non accetterà mai di discutere su un tema così scomodo? Non scherziamo: certo che lo si potrà affrontare, sarebbe demagogico affermare il contrario». E che dire dell'idea di pubblicare su Internet tutti (ma proprio tutti) i dati relativi agli stipendi e ai rimborsi degli 85 onorevoli? «Sono assolutamente d'accordo», assicura Artizzu: «si tratta di soldi pubblici e non abbiamo nulla da nascondere».

Giorgio La Spisa, capogruppo di Forza Italia, si spinge oltre: «Per me occorre non solo documentare ai cittadini l'entità effettiva delle nostre indennità, ma anche rendere conto agli elettori dell'uso che concretamente ne facciamo. Gli introiti, infatti, non vanno sperperati fra vizi, comodità e seconde case, ma devono essere utilizzati soprattutto per finanziare la propria attività politica. Personalmente, sono disponibilissimo a rendicontare la destinazione della mia indennità».

«Ad ogni modo, ritengo che qualunque sacrificio, compresa la riduzione dei costi della politica, possa essere affrontato per tamponare la piaga della povertà in Sardegna», continua La Spisa. «Mi permetto solo di puntualizzare che, per chi fa politica sul serio e non per arricchirsi, le indennità non sono affatto astronomiche. Ci sono spese non indifferenti da fronteggiare: dalla segreteria alla promozione di attività aggregative, dall'affitto delle sale per i convegni alle pubblicazioni sui giornali. Senza dimenticare i servizi, come ad esempio i sondaggi su alcune temi “caldi”, di cui spesso anche un consigliere regionale ha bisogno per aggiornarsi e pianificare il lavoro».

Luciano Uras, capogruppo del Prc, considera «stucchevole» il dibattito sulle indennità dei consiglieri regionali, «perché i problemi sono altri. L'iniziativa del comitato algherese? Demagogica e fuorviante. Tanto per cominciare, i costi della politica vanno valutati nella loro interezza e non limitandosi a “sparare” sulle indennità dei consiglieri: si spende tantissimo, ad esempio, per la comunicazione. E poi promuovere una proposta di legge di questo tipo diventa troppo facile e qualunquista: è come chiedere ai cittadini sardi se accetterebbero 50 mila euro a testa in regalo dalle istituzioni. Tutti risponderebbero di sì in maniera entusiasta».

Ma se ritoccare gli stipendi degli onorevoli non costituisce una priorità, quali sarebbero per Uras «i veri problemi»? «La proposta di legge sul reddito di cittadinanza, ad esempio», chiarisce il consigliere del Prc, «della quale si parla poco ma che istituirebbe un fondo per il sostegno ai poveri di cui la Sardegna oggi avrebbe un'enorme necessità. Ebbene, inspiegabilmente questa legge non è stata ancora discussa in Consiglio regionale. Ed è stata presentata prima della proposta di “Lu Puntulgiu”. Però si versano fiumi di inchiostro sugli stipendi dei consiglieri e si spendono poche parole per il reddito di cittadinanza».

Un'altra emergenza, secondo Uras, è rappresentata «dal piano straordinario per il lavoro, che è stato sospeso per una sorta di paralisi amministrativa. Finora questo provvedimento ha dato occupazione stabile a oltre 9.000 persone muovendo circa 460 milioni di euro, ossia solo una parte delle risorse disponibili. Rimangono da assegnare ancora 570 milioni di euro, che dovrebbero essere impiegati, secondo la Finanziaria, entro il prossimo 31 dicembre per realizzare delle concrete politiche per il lavoro. Questi sono i punti su cui bisogna catalizzare l'attenzione dei sardi, e non l'ammontare delle nostre famose indennità. Che, per quanto mi riguarda», conclude Uras, «non solo devono essere rese pubbliche, ma possono essere ridotte o dimezzate senza problemi. Basta che i soldi vengano destinati ai 330 mila poveri che vivono attualmente nell'Isola».


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