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sabato 21 aprile 2007

Il trionfo dell'incompetenza al potere
Questo sarà oro oppure ottone?
La politica, l'impresa e l'amico Peter

di Sergio Ravaioli

In Italia manca una classe dirigente. In Sardegna manca una classe dirigente. Manca direzione politica. La leadership è troppo debole etc… Trascuriamo gli aggettivi e riflettiamo un po' sul sostantivo: cosa vuol dire essere dirigente?

Mi appoggio ad un libricino non più di moda “Il principio di Peter”, uno dei tre gioielli della letteratura satirico-manageriale angloamericana (gli altri due sono “La legge di Parkinson” e “La legge di Murphy”). Osservano Peter e Hull che se una persona fa bene una cosa, viene spostata a farne un'altra. Ciascuno di noi svolge la propria carriera puntando a raggiungere il proprio “livello di incompetenza”. Una volta raggiuntolo, e quindi diventato inefficiente, il soggetto smetterà di fare carriera e lì si fermerà per il resto della sua vita lavorativa.

Oltre alla piacevolezza di lettura, il pamphlet merita perché sottolinea, con l'incisività della satira, la mancanza di relazione univoca tra preparazione tecnico-scientifica e competenze manageriali. Il bravo medico vede premiata la sua bravura diventando primario, che è un mestiere molto diverso dove non è detto che risulti altrettanto bravo. Idem il bravo professore che viene promosso preside. Il bravo imprenditore che scende in politica. Molto spesso dei fiaschi. Come tutti possiamo ben confermare sia da italiani che da sardi.

I professionisti della politica devono avere riflettuto bene sul principio di Peter perché sono portati a dire: non venite a cercarci il mestiere precedente! Dirigere è un mestiere di per sé e noi abbiamo studiato da dirigenti sin da quando eravamo giovanotti (per le ragazze raramente vale!) e dirigevamo le sezioni o i circoli di partito. E poi il consiglio comunale, la ASL, la comunità montana, etc. Il più alto livello di direzione è la politica, e quindi noi specialisti della politica è bene che continuiamo a fare ciò che sappiamo fare, così come è bene che Veronesi continui a fare il chirurgo e Rubbia il fisico!

Mah… bisogna ammettere che una certa logica c'è!

Perché mai non funziona?

A mio avviso l'inghippo è il seguente: senza una preparazione settoriale, il dirigente non è in grado di distinguere il grano dal loglio, l'oro dall'ottone! Con quel che ne consegue.

In mancanza di una preparazione di base nel settore che il manager - o il politico - è chiamato a governare, questi non sarà mai in grado di valutare tra i propri collaboratori chi sta proponendo soluzioni valide e chi soluzioni fasulle che con il tempo si riveleranno autentici bidoni. Chi effettivamente è un bravo sarto e chi sta adulando e millantando per scucire soldi (sto pensando alla favola del Re nudo!).

Ciò vale non solo per la pubblica amministrazione, ma anche nel settore privato: ricordate il telefonino Fido? Centinaia di miliardi spesi dalla Telecom per un'infrastruttura mai utilizzata! Oppure l'automobile da 5.000 euro che diversi produttori si sforzano di ingegnerizzare senza riuscirci? La FIAT l'aveva bell'e pronta - la vecchia Panda - e l'ha tolta dalla produzione!

Evito lo sforzo di cercare esempi di sperperi nel settore pubblico.

Merita anche osservare che in Italia i dirigenti hanno più spesso una formazione di tipo giuridico che non economico. Taciamo della preparazione tecnologica, per la quale si è parlato - in sedi autorevoli - di complesso di Cenerentola che affliggerebbe gli ingegneri (troppo spesso propensi ad applaudire il presunto principe azzurro!). Non in tutto il mondo è così: generalmente prevale la formazione economica, tranne che in Giappone dove si diventa dirigenti partendo dalla linea di produzione, e quindi tra i dirigenti prevalgono gli ingegneri.

La correlazione tra competenze verticali e competenze relazionali è quindi complessa e non valgono regole buone per tutti. Senza un know how di base non si potrà da soli valutare la bontà di una politica settoriale, di un progetto, di una soluzione. Senza un know how di base non si sapranno selezionare collaboratori capaci, e senza collaboratori capaci la situazione non migliorerà.

In mancanza di partiti in grado di organizzare la partecipazione alla formazione di decisioni, continueremo ad assistere, come troppo spesso capita, al varo di programmi e riforme sbagliate che si arenano alle prime difficoltà o al primo giro di poltrone.

Molti studiosi di management - a cominciare dal più famoso di tutti: Peter Drucker - sottolineano che primo compito di un dirigente è scegliersi i collaboratori. Secondo compito: tra i collaboratori scegliere il successore.

Essere circondati da collaboratori incapaci non è quindi né una giustificazione né un'attenuante per il dirigente o l'amministratore inconcludente: facendosi supportare da incompetenti ha fallito nel suo compito principale.

Direbbero Peter e Hull: ha raggiunto il suo livello di inefficienza, e quindi lì resterà a vita.

Spero si sbaglino!

Incapaci di tutti il mondo, sparpagliatevi!


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