giovedì 19 aprile 2007
di Giorgio Melis
Cari onorevoli regionali, mettete nei siti i vostri soldoni. Pubblicate tutto su internet, visibile e trasparente: non solo i compensi-base ma le indennità esentasse, i rimborsi, il mare di euro che il Consiglio trasferisce ai portaborse e soprattutto ai gruppi consiliari (finanziamento occulto dei partiti). In modo che possiamo sapere quanto costate singolarmente, dividendo i trasferimenti per il numero dei componenti. Abbiamo diritto di avere una fotografia completa e veritiera di quanto incassate e di quanto costate a noi cittadini che vi paghiamo lo stipendio, non i riassuntini depennati da indennità e varie altre voci.
E chiediamo che ciascuno di voi 85 onorevoli si dichiari nel sito internet del Consiglio con tutti i suoi numeri: proprietà, auto e quanto ricava a qualunque titolo dall'assemblea. È inutile che ci veniate a dire che i dati (ma ritoccati, con lifting al ribasso) sono disponibili e basta richiederli. Sarà una sfortuna, ma si riesce ad avere - e neanche tanto pubblicizzati - solo i redditi annuali. No, fate conoscere a chi vi ha eletto il “costo” di ciascuno, sul sito dell'assemblea, se preferite anche con fotografia.
Ci siamo stancati di sapere tutto, grazie alle informative sempre disponibili diffuse dal Parlamento, sui senatori e i deputati, anche nei dettagli. Senza avere a disposizione allo stesso modo i dati relativi ai nostri vicinissimi onorevoli regionali. Non è questione di qualunquismo o demagogia: non siete e non potete pretendere di essere più uguali - nelle retribuzioni - e meno trasparenti dei deputati e dei senatori. I sardi lo rivendicano, contestando i costi eccessivi (e molti assolutamente nascosti o camuffati) di una politica pletorica e spesso disutile.
Lo rivendicano dall'ufficio di presidenza e dal presidente del Consiglio Giacomo Spissu, dai capigruppo, dai singoli consiglieri: certissimi che non avranno nulla da opporre. Anche perché sono in grave colpa. Hanno affossato, lasciandola marcire in qualche retrobottega di via Roma, la proposta di legge di iniziativa popolare che chiedeva la riduzione di appannaggi vari: firmata da 19 mila sardi che avevano sostenuto con slancio l'iniziativa, poi trattata come carta igienica in sprezzo della sovranità popolare. Ora, con la nuova legge statutaria, non si potrà neppure proporre un referendum sui compensi dei consiglieri: autoproclamatisi intoccabili per legge, difendendosi dal e contro il popolo.
Quindi, almeno la conoscenza dei conti, possiamo ancora rivendicarla e lo faremo, chiedendo il sostegno dei cittadini, fin quando il Consiglio non si deciderà a “concedere” quel che sarebbe obbligato a deliberare spontaneamente. Lo anticipiamo a Spissu e a tutti: va rifiutato un ulteriore privilegio, una copertura indecente, rispetto ai parlamentari e ai cittadini qualunque che debbono esibire i loro redditi (specie i contribuenti onesti, e sono tanti) anche quando sono minimi. Insomma, né più né meno dei parlamentari, che non sono meno onorevoli dei consiglieri e spesso percepiscono meno perché stando a Roma spendono molto di più.
Insomma, l'informazione sarda, se vuole stare dalla parte dei cittadini, si faccia sentire. Non ignori l'omertosità redditiera dei consiglieri limitandosi a pubblicare i dati dei parlamentari: tra l'altro imbeccata senza chiedere. Non è giusto che L'Espresso e pochi altri giornali abbiano documentato le cifre delle pensioni di ex parlamentari di 30-40 anni fa e in Sardegna niente. Tranne nel 1998 quando sulla Nuova Sardegna, ricorrendo a operazioni di grottesca intelligence, accadde a chi scrive di fornire per la prima volta tutti dati relativi ai consiglieri ed ex.
In attesa che si muova Spissu, della cui sensibilità non dubitiamo, cominci l'accusatore Roberto Capelli, che assieme ad oltre 20 consiglieri del centrodestra ha presentato una mozione di censura, inoltrandola anche alla Corte dei Conti, diffondendo nomi, cifre e oggetto di 209 consulenze date dalla Giunta Soru nei due anni trascorsi. L'elenco, incompleto, comprende di tutto: spiccioli e grosse somme, incarichi dovuti e altri discutibili. Insomma, un dossier all'ingrosso comunque tutto da valutare.
In verità, Capelli e il Polo tacciono con pudore sulle molto più numerose e costose consulenze elargite nei cinque anni di governo del centrodestra: aspettiamo che lo facciano ora, o che provveda il centrosinistra, frugando nel Buras come ha fatto Capelli con costanza meritoria. Nell'attesa, se non vogliono fare una figuraccia barbina di moralizzatori degli altri ma non di sè e dei colleghi onorevoli per solidarietà corporativa, Capelli & company mostrino altrettanto e più meritorio zelo fornendo i dati sui compensi loro e altrui. Non hanno bisogno di frugare in carte e libroni. Basta che prendano le buste-paga.
Ma vorremmo vederle complete, non dimezzate o camuffate. Con le indennità particolari in franchigia fiscale, i rimborsi a vario titolo e, ancora e soprattutto, quanto viene trasferito dal Consiglio a ogni gruppo, con una quota che finisce a ciascun onorevole per spese politiche: naturalmente discrezionali, senza pezze d'appoggio e ovviamente esentasse. I sardi, non per curiosità malsana, vogliono e hanno il diritto di credere che il palazzo del Consiglio regionale sia trasparente e che le vetrate fumée siano state un errore degli architetti corretto dai politici, facendo una casa di vetro a tutta vista.
Da Capelli e soci, dopo la loro sortita, verrà certo una risposta coerente con la precedente iniziativa. Conviene, ai denuncianti delle consulenze. Farebbero un'ottima figura, con i moralisti alla Artizzu, Sanjust, Dedoni, Diana, Ladu e tanti altri, nel dar vita all'operazione trasparenza. Farebbero una doppia bella figura se altri o tutti gli altri consiglieri opponessero resistenza. A questo punti i reprobi verrebbero smascherati dai virtuosi, e politicamente penalizzati dagli elettori.
In fondo, se tanti piccoli, medi e grandi professionisti sono stati, com'è normale, esposti con nomi e cifre all'attenzione dei cittadini, non si vede come possano negarsi i consiglieri, eletti come rappresentanti del popolo. La lista delle consulenze l'abbiamo pubblicata integralmente ed è ancora a disposizione sul sito. Tutti quelli che hanno voluto sono stati messi in grado di conoscere la destinazione anche modesta del denaro pubblico. Nulla di meno, quanto a trasparenza, si può accettare dal Consiglio.
L'invito rivolto a Capelli e più, naturalmente, per deferenza istituzionale, è indirizzato in primis alla presidenza del Consiglio, all'on. Giacomo Spissu, a vicepresidenti, questori e segretari. Perché diano corso, senza opporre il sempiterno muro di gomma, a un loro specifico dovere. Il Consiglio costa, all'ingrosso, 70-80 milioni di euro (circa 150 miliardi di vecchie lire all'anno) e forse più: una tombola. È autogestito, nel senso che non è sottoposto al controllo della Corte dei Conti (come ogni atto della Giunta) o di nessun altro organismo sovraordinato. Insomma, comunica annualmente quanto ha speso e a piè di liste la somma viene inserita automaticamente e senza discussione nel bilancio della Regione.
Così stando le cose, solo la trasparenza davanti al tribunale dell'opinione pubblica, attraverso l'informazione, permette ai cittadini di sapere quanto costa e l'uso che si fa dei loro soldi. È un obbligo soprattutto morale dar conto di quanto e del come spende il parlamentino. Denegarlo, significa camuffarsi per timore. Non bastano i foglietti che abitualmente vengono presentati rissumendo in sintesi estrema e sospetta il bilancio del Consiglio. Viene approvato all'unanimità, di solito in pochi minuti o una mezz'oretta, talvolta quasi clandestinamente, dopo l'ok al bilancio regionale. Quindi entro un mese avremo la nuova votazione.
È l'ora di chiedere con forza un'innovazione radicale. La presentazione del bilancio consiliare in una conferenza stampa possibilmente teletrasmessa, come le mille che si sono fatte e si fanno sulla Finanziaria. E con un articolato non generico ma dettagliato sui punti ignorati o tenuti coperti. Sarebbe tempo che il Consiglio pubblicasse in una o due pagine dei quotidiani (noi lo faremo gratis: non vogliamo specularci sopra) il documento integrale e i ricavi a vario titolo di ciascun consigliere. Qualcuno dei quali, ne abbiamo parlato in più di un articolo, si è scandalizzato per le cifre che vengono corrisposte e per le altre che non appaiono. Ha proposto tagli e modifiche con emendamenti: bocciati inesorabilmente.
Se non possono intervenire, i sardi hanno almeno il diritto di sapere. Ci sono 45 nuovi consiglieri, molti dei quali prima d'essere eletti guadagnavano un quinto o un decimo di quel che percepiscono ora. Fino al 2004, probabilmente sacramentavano contro gli eccessivi emolumenti distribuiti dall'assemblea. Ora tutti, o quasi, incassano e tacciono. Siamo certi che almeno alcuni sosterranno la richiesta di dare la sacrosanta pubblicità sui soldi della comunità. Noi continueremo a chiederelo, testardamente. A Spissu, per la sua responsabilità apicale, e a tutti: mettete nei siti i vostri (nostri) soldoni.

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