domenica 15 aprile 2007
Interventi.
di Carlo Dore*
Chi ha partecipato al convegno sul ruolo delle energie rinnovabili, promosso dal Ministero dell'ambiente e organizzato del Kyoto Club, svoltosi a Cagliari l'11 aprile, non si è certo meravigliato del blitz col quale, il giorno successivo, la Commissione bilancio del Consiglio regionale ha bocciato i commi 1 e 4 dell'art. 16 del disegno delle legge finanziaria. Commi che, rispettivamente, ponevano un limite alla realizzazione degli impianti eolici (massimo di 550 MW, in sintonia, del resto, col piano energetico regionale) e precisavano il requisito della modifica irreversibile dei luoghi in presenza del quale, in base alla l.r. 8/2004, gli impianti già in fase di realizzazione potessero essere portati a termine.
Premesso che nessuno dei cinque relatori era sardo (il che costituiva, di per sé, una anomalia quanto meno sospetta), che anche l'Istituzione regionale era assente (perché evidentemente snobbata) e che si è parlato soprattutto di energia eolica (esaltandola in quanto “buona e pulita”), contrapponendola a quella prodotta dal carbone (“sporca e inquinante”) e relegando ad un ruolo assolutamente marginale le altre fonti di energia alternativa (ed in particolare quella solare), era fin troppo evidente la presenza di uno schieramento trasversale pro eolico, composto da numerosi sindaci; dirigenti sindacali; esponenti di una associazione ambientalista, che ha, da tempo, “abbracciato” l'eolico creando addirittura grosse organizzazioni industriali che operano nel settore; oltre a esponenti di alcune multinazionali ed a progettisti che, sulla realizzazione degli impianti eolici, hanno impostato un business miliardario.
Una sorta di poderosa macchina da guerra che non poteva non far sentire il suo peso sulla Commissione consiliare che si apprestava ad esaminare l'ormai famigerato art. 16 della finanziaria, con il risultato che si è visto il giorno successivo.
Allo stesso tempo, non deve meravigliare la reazione del presidente Renato Soru che, vista la situazione, ha minacciato di dare le dimissioni, col conseguente scioglimento del Consiglio. Infatti, tutti, anche i bambini, sanno benissimo che fra gli impegni solennemente assunti da Renato Soru nel programma presentato agli elettori nel 2004, all'atto della candidatura alla presidenza della Regione, vi era quello di tutelare il paesaggio della Sardegna, unanimemente considerato un bene di inestimabile valore che, nello sciagurato quinquennio di governo della sedicente “casa delle libertà”, era stato esposto a incursioni di ogni genere.
Fra queste lo smantellamento delle aree protette, la cementificazione delle coste e il via libera all'eolico selvaggio, cioè senza limiti e senza regole, col pretesto di rispettare le previsioni del protocollo di Kyoto dell'11 dicembre del 1997 che, ai fini della drastica riduzione dei gas ad effetto serra, impegnava tutti gli Stati aderenti a privilegiare le fonti di energia alternative e/o rinnovabili, fra cui , appunto, l'energia eolica.
Data questa premessa, è evidente che nessuno potesse pretendere che anche la Sardegna non desse il suo contributo ospitando una certa percentuale di parchi eolici. Quello che, invece non era accettabile è che, per l'ennesima volta, la Sardegna fosse considerata, col beneplacito dei suoi governanti, terreno di spregiudicate speculazioni e incursioni.
Per chi ancora non lo sappia, o faccia finta di non saperlo, è bene ricordare che gli impianti eolici, costituiti da torri di altezze dai 60 ai 100 metri, sormontate da pale rotanti, a loro volta, lunghe diverse decine di metri, determinano un rilevantissimo impatto su qualunque territorio e sono addirittura devastanti se collocati sul dorso di montagne, colline o altipiani. Non solo. L'infissione nel suolo delle torri impone la realizzazione di enormi scavi per le gigantesche piattaforme di ancoraggio in cemento armato e per i cavidotti. Senza contare che, dato che il trasporto delle torri richiede l'utilizzo di autotreni per trasporti eccezionali, sulle alture è indispensabile realizzare piste adeguate, con disboscamenti, sterramenti e scavi e conseguente, inevitabile, dissesto del patrimonio boschivo e idrogeologico.
Sempre per gli ignoranti o distratti non è superfluo ricordare che, in base all'art. 9 della Costituzione, fra i compiti fondamentali della Repubblica rientra la tutela del paesaggio, e che per Repubblica devono intendersi anche le Regioni che, oltre ad avere competenze in materia urbanistica e di governo del territorio, hanno anche il dovere di tutelare il paesaggio. Concetto ribadito dal T.U. dei beni culturali e del paesaggio, il c.d. codice Urbani, secondo cui «Le regioni assicurano che il paesaggio sia adeguatamente tutelato e valorizzato …». La stessa normativa comunitaria prevede, a sua volta, fra i principali obblighi degli Stati membri la tutela del bene in questione.
Tali principi, come si è detto, sono stati irresponsabilmente violati dalle giunte regionali di centro-destra, le quali, anziché predisporre e presentare al Consiglio un piano che, partendo dal fabbisogno energetico regionale, prevedesse la promozione, in modo equilibrato e compatibile, delle varie fonti di energia rinnovabile (quindi non solo eolico, ma anche solare, fotovoltaico, biomasse, etc.) ha, irresponsabilmente, privilegiato le aziende del settore, quasi tutte multinazionali, sorte e proliferate come funghi per progettare e realizzare, profittando dei finanziamenti multimiliardari previsti da una normativa demenziale, una quantità incredibile di impianti eolici.
Il tutto aggravato dalla mancata riapprovazione, nonostante i precisi obblighi di legge, dei piani paesistici annullati diversi anni prima e dall'aver, pochi giorni prima delle elezioni del 2004, approvato, a rotta di collo e violando le norme che prevedono rigorose procedure di valutazione di impatto ambientale, una quantità incredibile di progetti di parchi eolici, comprendenti alcune migliaia di torri. Ciò quantunque, in molti casi, tali progetti comportassero una vera e propria devastazione di zone di grande pregio paesaggistico ed ambientale (come, ad esempio, vaste zone della Gallura, ivi compreso l'altipiano di Balascia sul Limbara e quello dei Sette Fratelli).
A loro volta numerosi Comuni, vuoi per ignoranza dei rispettivi amministratori, vuoi per l'illusione di poter riassestare i magri bilanci con le “elemosine” ricevute dalle multinazionali e raggranellare qualche posto di lavoro, non hanno esitato a svendere il proprio territorio, che è il bene più prezioso di cui dispongono, quasi sempre omettendo perfino di seguire l'iter amministrativo previsto in materia di concessioni. Con le dovute eccezioni quali, ad esempio il Comune di Ulassai che, avendo un sindaco capace e un interlocutore industriale serio e ragionevole, a fronte del sacrificio del territorio ha ottenuto valide contropartite.
Il quadro che si presentava al Presidente della regione Renato Soru ed alla sua Giunta, all'atto dell'insediamento, era quindi a dir poco devastante. Anche in questo campo, così come in quello delle coste, non restava altro che intervenire urgentemente salvando il salvabile con un provvedimento di emergenza che bloccasse gli impianti eolici approvati dalla Giunta Masala nell'ultimo periodo. Il che è stato fatto con lodevole tempestività, prima col decreto e con la legge salvacoste (la l. r. 8/2004), poi col piano paesaggistico ed, infine, con il piano energetico, che prevede un limite ragionevole alla realizzazione dei nuovi impianti (appunto 550 MW) e, soprattutto, la collocazione degli stessi esclusivamente in aree degradate dalla presenza di impianti industriali.
Salvato il salvabile e posto un freno alla devastazione, restava da compiere l'ultimo passo. Quello proposto, appunto, con l'art. 16 del d.d.l. finanziaria, per ora cassato ma che, stanti gli impegni assunti dai rappresentanti dei partiti della maggioranza nel burrascoso faccia faccia avuto con il presidente Soru dopo la minaccia delle dimissioni, dovrà essere recuperato in aula. Non è una prepotenza o un capriccio del “governatore”. Se si vogliono rispettare gli impegni assunti davanti agli elettori, è un atto dovuto da parte della maggioranza.
* coordinatore della Consulta regionale per l'Ambiente della Margherita
e componente del Comitato sardo del paesaggio
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