
mercoledì 11 aprile 2007
di Marco Murgia
Prove di dialogo sulle Comunità montane. In pochi sembrano essersene accorti, ma il passaggio dal vecchio al nuovo modello - quello voluto dalla Giunta regionale nell'ottica del loro ridimensionamento - è entrato nel vivo dopo la delibera sullo scioglimento degli enti datata 23 marzo. Proprio l'istituzione delle nuove Comunità è stato al centro di un incontro fra il presidente Renato Soru e una delegazione dell'Unione dei Comuni e degli enti montani, guidata dal presidente regionale Peppino Mureddu: «Un incontro interlocutorio ma positivo», ha sottolineato il rappresentante dell'Uncem.
Se riforma dev'essere, riforma sia: se non indolore, almeno veloce e chiara. La priorità, per i comuni sardi interessati, è questa: «Il periodo di transizione è pericoloso, dobbiamo fare in modo che duri il meno possibile», sostiene Mureddu. Richiesta soddisfatta, almeno come disponibilità: «Il presidente Soru ci ha assicurato tutto l'impegno possibile per accelerare al massimo la transizione». Nessuna certezza sui tempi, «ma è stato solo il primo di una serie di incontri con la Regione». Il prossimo appuntamento è già fissato per il 18 aprile a Macomer. A rappresentare la Giunta dovrebbe essere l'assessore degli Enti locali Gianvalerio Sanna.
Le questioni in campo, a poco più di due settimane dalla liquidazione degli enti, sono ancora tante: dalla continuità nei rapporti contrattuali del personale al completamento dei procedimenti in corso, passando per la ripartizione dei fondi. Poco è cambiato dal 23 marzo: così come previsto dalla delibera della Giunta regionale, i presidenti delle ex 25 comunità montane ne sono diventati i commissari straordinari. Il loro compito? “Traghettare” gli enti verso il completamento delle procedure di riordino tracciate dalla legge 12 del 2005, perfezionanzo «la liquidazione e la regolazione dei rapporti giuridici».
Nient'altro di più specifico, secondo le disposizioni di viale Trento. Troppo poco per l'Uncem: «Il processo di riforma avviato dalla Regione, su cui ci eravamo espressi positivamente, rischia la paralisi». La preoccupazione era già emersa nella mattinata di ieri durante l'incontro fra i commissari straordinari, i segretari delle Comunità montane e i sindaci dei Comuni interessati con il presidente nazionale dell'Uncem Enrico Borghi.
Il motivo, secondo l'Uncem, sta proprio nella vacuità delle istruzioni ricevute: «Secondo la Regione», spiega Mureddu, «non c'era bisogno di entrare nei dettagli nella delibera e nel decreto di commissariamento per definire le responsabilità del personale e dei commissari». Per la Regione, in pratica, i presidenti-commissari possono attuare tutto quello che non è escluso formalmente dai provvedimenti di liquidazione.
Indicazioni troppo generiche, secondo Mureddu: «Manca una strategia e si procede secondo la logica del carciofo, con le riforme fatte foglia per foglia senza coordinamento fra le diverse iniziative». Quello che servirebbe, continua, sarebbe «un Codice delle Autonomie che dia coerenza alle trasformazioni in atto. La legge attuale non ha un'anima: risponde al “chi fa?”, ma non al “che cosa si deve fare?”». Non a caso, un passaggio su cui il presidente Soru si sarebbe trovato d'accordo: «Anche secondo lui la legge 12 va modificata», ha spiegato Mureddu al termine dell'incontro in viale Trento.
Nell'attesa, però, le amministrazioni comunali interessate non erano state a guardare: 89 - sulle 120 che già facevano parte di un ente montano - avevano votato l'adesione a una delle nuove undici Comunità presenti nella proposta che l'Uncem porterà alla Regione: Gallura, Monte Acuto, Goceano, Alta Baronia, Nuorese-Gennargentu-Supramonte-Barbagia, Marghine, Mandrolisai, Monti d'Ogliastra, Iglesiente, Sarcidano e Sette Fratelli, per un totale di oltre 253mila abitanti.
Tutte sembrano rispondere ai requisiti minimi richiesti dall'articolo 6 della legge di riordino: cioè territori comunali situati almeno per il 50 per cento al di sopra dei 400 metri sul livello del mare, o territori nei quali il dislivello tra la quota altimetrica inferiore e quella superiore del territorio sia di almeno 600 metri (purché almeno il 30 per cento del loro territorio sia situato al di sopra dei 400 metri sul livello del mare).
Se sono meno delle 25 liquidate, però, sono anche molte di più rispetto alle cinque o sei preventivate dalla Giunta regionale. Il presidente Soru ha chiesto alla delegazione Uncem uno sforzo ulteriore in questa direzione. La risposta? «Anche in questo caso se ne dovrà discutere», sostiene Mureddu.
Altro passaggio spinoso riguarda una norma transitoria della legge 12, che prevede il passaggio nelle casse delle Province dei fondi statali destinati in precedenza agli enti montani: le stesse Province dovranno provvedere alla ridistribuzione dei finanziamenti. «È un passaggio illogico e inutile», secondo Mureddu. «Chiediamo che venga confermata la procedura che consente un rapporto diretto fra Stato e Comunità montane. Abbiamo anche ricordato a Soru che con quei fondi la Giunta non può finanziare il funzionamento delle Unioni di comuni, come ci hanno confermato dal ministero degli Interni. Quest'ultimo ha sottolineato la necessità di un incontro con l'Uncem e la Regione per un chiarimento».
Anche in questo senso, però, l'incontro con Soru è stato chiarificatore: «Ci ha assicurato che i fondi per le Comunità montane ci saranno dati: prendiamo per buone le sue parole e consideriamo quella partita come chiusa».
Se gli ex presidenti delle comunità montane, ora commissari straordinari, richiamano il presidente della Regione a una maggiore attenzione verso il processo di riforma - almeno sul versante politico, «perché su quello pratico il nostro interlocutore è l'assessore Gianvalerio Sanna» - l'opposizione in Consiglio regionale aveva già attaccato la strada scelta da Renato Soru. Secondo il consigliere di Forza Italia Mariano Contu, infatti, proprio la delibera con cui il 20 marzo la Giunta ha commissariato le Comunità montane e i successivi decreti di nomina a commissari degli ex presidenti «sono illegittimi». La stessa legge di riordino degli enti, secondo l'esponente della Casa delle Libertà, vieterebbe di assegnare agli attuali amministratori i compiti di commissario: «Questo è solo un modo per assicurare ancora per chissà quanto tempo uno “stipendio elettorale” agli amici presidenti delle ex comunità montane».

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