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martedì 10 aprile 2007

Il TAR dà ragione alle famiglie
L'associazione Chiara
può riprendere il lavoro con le adozioni

L’Associazione Chiara potrà riprendere ad assistere le famiglie in lista d'attesa per adottare un bambino in Ucraina, Polonia, Moldavia o Armenia. Lo ha deciso il TAR del Lazio, che ha annullato il provvedimento con il quale il 20 dicembre la Commissione Adozioni Internazionali aveva revocato a Chiara l'autorizzazione ad operare. I giudici amministrativi hanno accolto i ricorsi presentati dall'associazione e da 239 coppie di aspiranti genitori.

Secondo la sentenza, la decisione della CAI era contestabile per diverse ragioni. Da un lato perché la Commissione - pur in presenza di obiettive difficoltà in Russia e in Ucraina - non aveva motivi per sospendere l'attività negli altri quattro paesi: il provvedimento appare sproprorzionato e non tiene in considerazione il «primario interesse» e le legittime aspettative delle famiglie. Più in generale poi il TAR fa notare che la legge - pur prevedendo la possibilità della revoca dell'abilitazione in caso di gravi irregolarità - affida alla CAI anche funzioni di vigilanza, che evidentemente in questo caso non sono stati tempestivi.

Se i controlli fossero stati fatti, rilevano i giudici, la CAI avrebbe rilevato in tempo non soltanto le difficoltà operative incontrate da Chiara in alcune regioni ma anche il crescente squilibrio fra il numero delle deleghe ricevute dalle famiglie in attesa di adozione e la possibilità di soddisfare le richieste in tempi ragionevoli, potendo operare solo in quattro paesi su sei.

L'impegno della CAI di “prendere in carico” le coppie rimaste senza assistenza nella fase conclusiva del processo di adozioni non vale poi - si legge nella sentenza - a superare le obiezioni già mosse: «va comunque escluso che la Commissione sia abilitata al diretto svolgimento della attività rimesse agli enti a ciò autorizzati».

Il comitato ‘Le coppie di Chiara”, nato per tutelare gli interessi delle famiglie che avevano affidato all'associazione le pratiche di adozione, ha espresso «piena soddisfazione per la decisione del TAR del Lazio e auspica che l’Avvocatura dello Stato non si avvalga della facoltà di proporre ricorso al Consiglio di Stato, per consentire, con l’immediata ripresa dell’attività dell’Associazione Chiara, il recupero dei mesi perduti e per scongiurare l’eventualità di un nuovo blocco delle procedure di adozione per le coppie in attesa».

In attesa che possano essere risolti i problemi con la Federazione Russa e con l'Ucraina - che avevano fatto crescere notevolmente le liste d'attesa - il comitato inoltre «confida che la Commissione Adozioni Internazionali accolga le richieste dell’Associazione Chiara, rimaste ancora senza riscontro, per il rilascio dell’autorizzazione ad operare in nuovi paesi».

(red)


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