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sabato 7 aprile 2007

Centrosinistra silente e diffidente
sul Soru autocandidato:
ha giocato d'anticipo, un po' troppo

di Giorgio Melis

«Del diman non c'è certezza: figurarsi del 2009…». La battuta da Magnifico Lorenzo, ironica e distaccata, è di un esponente del centrosinistra sardo che, come tutti i leader dello schieramento, chiede di non essere neppure nominato. Non dice niente di compromettente. Non prende posizione: anche se capisce che ne ha una precisa. Il day-after dell'annuncio di Renato Soru (non lascio, anzi fatemi raddoppiare) ai capigruppo e segretari regionali della maggioranza è un no comment silente e diffidente.

Meglio affidarsi al complessivo riassunto di merito di brevi e reticenti dialoghi “off the record” con sei personaggi interpellati. È più utile delle tormentate dichiarazioni che apertamente non intendono fare: più facile interpretarne la reticenza significativa che citarli tra virgolette con nome e cognome.

Qual è il senso comune? Gli esponenti dei partiti, quasi tutti, non hanno gradito che Soru facesse un annuncio-richiesta tanto impegnativo e dopo molte ore di confronto sulle questioni di stretta e importante attualità. Non hanno apprezzato che la sorpresa pasquale del presidente fosse un fatto importante e in qualche modo clamoroso benché prevedibile (molto più avanti) ma per niente previsto nell'agenda del vertice. Questa reazione è generale, di metodo e di merito. Da parte di chi ha un approccio problematico all'ipotesi del bis. Di chi è chiaramente contrario senza gridarlo. Di chi forse sarebbe favorevole (pochi) ma non vuole scoprirsi e magari ritrovarsi in minoranza rispetto agli altri. Insomma, una mossa che ha creato disagio e imbarazzo: non avrebbero voluto essere posti ora davanti a un quesito tanto impegnativo.

Quando si passa alla domanda secca: favorevole o contrario?, neanche la garanzia del riserbo strappa assensi o dinieghi espliciti. Solo battute indirette, giudizi ambivalenti, tuttavia assertivi sotto traccia. «Cominciamo a dare la corretta interpretazione alle parole di Soru», esordisce un esponente diessino. «La sua è un'auto-candidatura. Legittima, prevedibile ma sempre un'auto-candidatura. Non sollecitata, e men che mai in questo momento. Talmente prematura da essere caduta in un silenzio abbastanza gelato. Troppo impegnativa per esser discussa subito, specie per trovare una risposta netta. Favorevole o contrario? Neanche sotto tortura. Non decideremo noi. Sarà la situazione, gli sviluppi dei prossimi mesi, almeno per anno, a decidere per noi. Soru ha giocato d'anticipo, è una buona mossa dal suo punto di vista, ma forse davvero troppo preventiva. Non è segno di forza: semmai il contrario. Ottenere subito una pubblica cambiale in bianco, impegnativa anche se più avanti diventasse sbagliato pagarla davvero».

Tradotto in italiano: senza alzare il ponte levatoio, non c'è nessuna intenzione di dare fin d'ora via libera al rilancio di Soru. Anche se la sua candidatura resta molto forte e potrebbe trovare importanti sponsor (magari occulti, nelle pieghe dei partiti) in Sardegna e a Roma. Ma non ora. E giù le considerazioni non peregrine per motivare un attendismo non solo di facciata e non solo opportunistico. «Siamo alla vigilia di un importante appuntamento elettorale nazionale e anche in Sardegna. I sondaggi - argomenta un rappresentante della Margherita - danno la destra in vantaggio di cinque punti e il governo ancora in sofferenza. Il centrosinistra spera che le sue quotazioni risalgano perché l'economia tira, si è firmato il contratto degli statali, la Casa delle libertà si è rotta. Ma non c'è certezza che il trend elettorale sia cambiato e comunque bisogna aspettare la verifica delle urne».

Questo vale a livello nazionale. «Ancor più in Sardegna, anche se da noi il test è molto limitato, perché la giunta Soru è in carica da quasi tre anni e non da meno di un anno come il governo Prodi. I numeri delle urne sarde sono modesti. Ma le antenne sul territorio vibrano lo stesso e danno indicazioni e segnali per capire e orientarsi. Come si fa a chiedere ora un sì o un no, a prescindere dal gradimento personale? Non può farlo nessuno. Specie mentre la Finanziaria non è ancora approvata. Ci vorranno molti mesi perché le importanti risorse disponibili entrino in circolazione nella società sarda e sortiscano effetti misurabili e concreti. No, domanda prematura e risposta improponibile».

Troppi scontri e troppe ombre frenano nella scelta

Oltre la prudenza dettata dalle circostanze, ci sono altri argomenti a favore o contro? «Quelli a favore sono meno di quelli contro. La popolarità di Soru potrebbe essere ancora forte ma certo gli antipatizzanti sono cresciuti assai: maggioranza o minoranza? Lo si potrà capire più avanti. Il personaggio è controverso, suscita ancora tensioni forti ma - ragiona un politico ex socialista - il suo carisma è offuscato da troppi scontri, da una rigidità eccessiva. E la storia, con relativa inchiesta in Consiglio e a palazzo di giustizia, dell'appalto Saatchi & Saatchi più altre ne hanno appannato l'immagine, gettando ombre pesanti sul suo agire. Nessuno sa come andrà a finire questa faccenda. Potrebbe anche avere sviluppi dirompenti o restare aperta e limacciosa per molto tempo. Non si può decidere senza vedere, oltretutto, come uscirà da questo affaire Renato Soru: e alla fin fine l'intero centrosinistra, che è in grave imbarazzo e affanno».

Pollice verso, dunque? «No, non è detto. Anzi, le carte di Soru sono ancore buone, salvo smentite sul campo. Resta il candidato più in vista, forse anche troppo, al momento il più forte: a meno che non si propongano esponenti di sicura notorietà e prestigio. Ma anche a chi è favorevole, e non sono tanti, servono riscontri prima di esprimersi», spiega un altro rappresentante della Quercia.

Ma la metà degli interpellati è ostile, anche senza esporsi. Con varie motivazioni, da raggruppare in uno scenario che va oltre il gradimento personale. «Deve nascere il Partito democratico, non si sa cosa ne verrà fuori, se aggregherà posizioni o aggraverà le frantumazioni. Soru si è proposto come socio fondatore, vorrà avere un peso. Ma solo evocare la possibilità che comandi anche nel nuovo partito fa venire l'orticaria anche a chi lo apprezza o lo accetta come scomodo ma inevitabile leader. E lui pensa che si debba decidere di ricandidarlo prima delle verifiche sul campo? Impensabile», chiude un diellino di lungo corso.

Dieci anni di questo potere sarebbero un'eternità

Le obiezioni più diffuse e insidiose per Soru sono di segno politico, di orgoglio partitico, di insofferenza per un ruolo apicale con poteri senza precedenti (chiunque lo eserciti, e lui non ha sempre avuto la mano leggera) detenuto troppo a lungo. Con forza, altri due esponenti regionali sottolineano che «i patti erano chiari: cinque anni e stop. Così si era impegnato Soru, spontaneamente e ripetutamente, senza che nessuno avesse neanche posto il problema. Ora chiede il raddoppio. È un cambiamento che fa riflettere alcuni e insospettire molti: ci ha preso gusto, magari troppo? Dieci anni al timone con poteri fortissimi, di questi tempi sono un'eternità: segnano una stagione politica, mai sperimentata per durata neanche in passato nella Regione parlamentare: quasi un'era personale».

«Il commissario unico alla Regione, a rotazione ogni cinque anni, può essere tenuto in rispetto. Dieci anni consecutivi sono troppi, a prescindere dalla personalità di Soru, che non aiuta a valutare bene la prospettiva. Si rischia di consolidare e far diventare invasivo un sistema personalistico piramidale, con una cerchia di vassalli del presidente, opportunisti e obbedienti e gli altri a contare nulla. Come si può formare una nuova classe dirigente se solo uno comanda? In tre anni, chi è emerso dalla cerchia di Soru e quanti invece sono stati sommersi, dimessi o costretti a fare le valigie?».

Insomma, oltre le antipatie o l'apprezzamento, emerge la paura di un consolato dopo il quale si dovrebbe ripartire da zero. E qui viene fuori in varie tonalità, la rivendicazione della politica. «È stata commissariata per propria colpa e debolezza. Soru non è certo il responsabile ma solo il beneficiario, e per il centrosinistra il salvagente del 2004. Però - conclude un politico abbastanza distaccato anche per età, che ha appoggiato Soru ma resta affezionato al primato della politica - non si può far durare una delega in bianco, una rappresentanza potenziata come il potere che gestisce, a una persona oltre un periodo limitato. Accettare che Soru resti il protagonista assoluto fino al 2013, per la politica, senza distinzioni, significa abdicare al proprio ruolo. Significa accettare che un potere personale prolungato diventi alternativo e sostitutivo della dialettica democratica, del confronto pluralistico, annullare la presa dei partiti. Sperando che questi si riscattino, e non si può essere molto ottimisti, sarebbe autolesionistico per le regole democratiche accettarne l'azzeramento a beneficio di una persona».

«Nessuno è insostituibile né provvidenziale. Meglio provare e anche sbagliare in molti, attraverso una nuova selezione, piuttosto che dipendere da una sola personalità potente, che tuttavia ha rivelato limiti di cultura democratica normali in un imprenditore solitario e di successo. Ma anormalmente determinanti se accettati troppo a lungo. In fondo gli Stati Uniti, pur con un contrappeso formidabile come il Senato e il Congresso, non consentono a un presidente di regnare per più di due mandati: otto anni. Dieci anni per un Soru che ha fatto molto, anche negli errori, sono troppi. Non solo per lui: probabilmente per chiunque».

Fine della sintesi e di una carrellata di pareri qualificati e diversificati. La partita è tutta da giocare e non nei tempi immaginati e desiderati dal presidente. Partita aperta ma stavolta in trasferta insidiosa, non amichevole come tre anni fa per il re Soru: in partibus infidelium, quali in parte sono ridiventati per lui le forze della maggioranza.

Delogu (An): speriamo che gli dicano di sì

Naturalmente di altro segno, ovvio, perfino scontato a parte alcuni toni, la reazione delle opposizioni all'annuncio del presidente. Ricordando tuttavia che la partita sull'eventuale raddoppio di Soru si giocano quasi esclusivamente nel campo del centrosinistra. Da destra arrivano bordate dure, con ironie e perfino apprezzamento. Mariano Delogu, senatore e coordinatore regionale di An, quasi tifa per il bis soriano. «Sarebbe bene per noi: è tale l'impopolarità di Soru e tanto gravi i danni arrecati alla Sardegna, che dobbiamo augurarci che venga accontentato. Il giudizio e il malcontento dei sardi non gli lasciano scampo».

Per Pierpaolo Varigiu, capogruppo dei Riformatori, l'annuncio di Soru «non è certo una buona notizia. Ma è la conferma di quanto noi sosteniamo da sempre: Soru è, resta e resterà il capo del centrosinistra sardo. Se la Sardegna vuole davvero liberarsi da Soru, bisogna prima cacciare il centrosinistra che gli fornisce le truppe».

Abbastanza greve la reazione del sardista Giuseppe Atzeri. «Speriamo che la capacità di sopportazione millenaria dei sardi garantisca la metabolizzazione di questa minaccia. Soru deve guardare con attenzione lo scarso entusiasmo dei leader della maggioranza quando ha comunicato questa notizia. Nelle dichiarazioni di Fadda (Margherita), Calvisi (Ds) e Balia (Sdi) si legge con chiarezza la volontà di prendere tempo. Il desiderio di prendere le distanze da Soru da parte di questa maggioranza è evidente. anche perché questo governo sta creando solo macelleria sociale». E oltre le esagerazioni, questa considerazione non è infondata.


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