domenica 11 marzo 2007
di Giorgio Melis
Squadra che vince va distrutta. La politica segue regole opposte a quelle del calcio, dove i campioni sono intoccabili. In Consiglio regionale di campionissimi ce n'è uno solo. Lo onora con la sua presenza, lo nobilita col suo prestigio, gli dà tono col suo stile e il suo spirito alto e leggero. Ma soprattutto, Gianluigi Gessa resta l'unico scienziato di livello internazionale che, senza spocchia e con grande understatement, sia entrato nel parlamentino sardo non miracolato da Renato Soru (benché si sia presentato nella sua lista) ma in forza anche di un largo, convinto ed entusiasta consenso personale: premiato nelle preferenze. Aveva riscattato la mediocre lista cagliaritana di Progetto Sardegna. Elevando il Consiglio con un cursus honorum scientifico degno del Parlamento nazionale o di quello europeo.
Gessa aveva concordato con Soru, ma era ovvio per l'intera maggioranza, che un sapere come il suo, unito a un garbo ironico unanimemente apprezzati, dovessero impiegati nel campo della cultura e della ricerca. Da presidente dell'ottava commissione, Gessa aveva fatto con umiltà il suo tirocinio consiliare (come molti altri), mettendo anche a disposizione dell'aula equilibrio e distacco nelle fasi politiche più concitate. Ora che stava per portare a termine alcuni provvedimenti seguiti con passione e impegno per due anni, viene inopinatamente sostituito per un una rotazione burocratico-dogmatica peraltro non applicata a tutti gli omologhi.
Con un tocco di perfidia e di becera mancanza di rispetto, è stato designato alla comissione per i rapporti con l'Europa, materia che è stata sempre al centro dei suoi interessi. Perché non delegargli anche i rapporti interconfessionali con musulmani e buddisti e le trattative sulle quote-latte caprine tra allevatori sardi e bulgari?
Un tempo si diceva: sapere è potere, per stimolare i ragazzi delle famiglie povere a studiare. Gessa sa molto di molte cose. Ma non ha mai preteso di essere più uguale degli altri consiglieri. Fulminerebbe con sorridente sguardo ustorio chi lo chiamasse onorevole: a lui basta essere Professore, con la maiuscola qual è. Ma se alcuni pensano di poterlo impunemente trattare come meno uguale, non lui dovrà ricordare alcune cose. Che la parità in Consiglio non cancella le differenze di qualità, le gerarchie di valore, gli squilibri di eccellenza che separano Gianluigi Gessa da gran parte dei colleghi per prestigio conquistato sul campo, nella competizione scientifica e universitaria in sede nazionale e internazionale, facendolo arrivare a un pelo dal Nobel per il quale gli è solo mancato il sostegno di qualche grande istituzione accademica statunitense.
Gessa non sarà affatto d'accordo che si ricordino questi “dettagli”, essendo quel personaggio antispocchioso e autoironico che tutti conoscono. Ma appunto per questo bisogna ricordare, ai pochi o molti che hanno preteso di abbassarlo al loro status, che nella comune appartenenza il Consiglio non è una livella che cancella qualità e stili, annulla differenze, pareggia sapere e competenze incomparabilmente diverse. Gessa è Gessa in e soprattutto fuori del Consiglio. Molti onorevoli sono qualcosa nell'assemblea, erano e restano poca cosa appena mettono il naso fuori.
Perciò è solo squallida l'operazione-rotazione, cui Gessa ha replicato con la consueta ironia: non ho abbastanza competenze per la nuova presidenza, trovatene uno all'altezza. Non si è capito bene se la sostituzione di Gessa sia stata decisa e/o condivisa anche da Soru, d'intesa col suo muscolare capogruppo che forse badava a sostenere un altro compagno di partito. Fosse così, sarebbe una caduta di stile gravemente autolesionista per Soru, in aggiunta ad altre. Doppiamente grave perché sappiamo benissimo che quando tiene a qualcosa o qualcuno è combattente irriducibile. Non stavolta, evidentemente, ed è davvero sconcertante.
Ma questo non assolve i capigruppo dei partiti del centrosinistra. Spettava anche a loro quanto a Soru marcare la considerazione, la stima, il dovuto rispetto per un uomo che è un vanto per il Consiglio tutto, e come risorsa collettiva andava tutelata da tutti. Visto che stanno così spesso in cagnesco con Soru, avrebbero dovuto difendere il ruolo di Gessa nel momento in cui non lo facevano il partito del presidente e lui stesso. Quanto è accaduto è responsabilità indivisa e squallida di tutto il centrosinistra.
Si è sempre detto e scritto: il peggio deve sempre venire, ed è puntualissimo anche stavolta. Non si salva nulla, dalla politica-spazzatura. Ma era impensabile assistere anche all'usa-e-Gessa attuato nella circostanza verso un protagonista amato e rispettato. L'atto maramaldesco di cui è vittima servirà solo a squalificare ulteriormente una politica cialtrona. E accrescerà la popolarità e simpatia che già circonda Gessa. Ben fatto, Professore. Mandali in malora col tuo azzurro sguardo di ironico compatimento.
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