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venerdì 2 marzo 2007

Ritorno in miniera, reportage esemplare
tra necessità, orgoglio e amore
Eldorado-carbone, storie di uomini da ammirare

È lecito o è quasi una bestemmia parlare di epopea del carbone per un dannato lavoro nelle viscere della terra, scavando a centinaia di metri di profondità, sudore nero, aria pesante di polvere nera, nella luce artificiale mezzo chilometro sotto quella del sole? Non è una bestemmia, perché quel duro lavoro, una fatica antica anche se in condizioni infinitamente migliori di cento o cinquant'anni fa, è pur sempre una ri-conquista nel Sulcis profondo della grande disoccupazione.

Perché per oltre cinquecento minatori è una risorsa estrema ma pur sempre una risorsa importante per sfuggire alla lebbra della disoccupazione. Perché è anche vissuta come una sfida per uomini e temperamenti forti, nel rischio calcolato ma pur sempre esistente. Perché c'è anche un fondo di orgoglio, come di riscatto dei drammi e delle tragedie che in vecchie miniere hanno vissuto passate generazioni di padre e nonni e parenti e amici dei nuovi minatori.

Questo “Ritorno in miniera”, a scrivere altre memorie del sottosuolo nella zolla sulcitana fra le più antiche della terra, è un evento cui guardare con enorme rispetto per chi l'affronta con determinazione. Un impegno che suscita un qualche sgomento in tutti e una fortissima diffidenza specie nei giovani cresciuti nel mito della vita all'aria aperta, anche se poi si traduce nel pozzo a cielo aperto di un soffocante call center.

Oltre il rispetto, scatta anche la sorpresa di fronte ai quasi duemila giovani che si sono messi in fila per rivendicare quel duro lavoro. E c'è infine la scoperta che quelle gallerie da scavare possono apparire anche come un nero eldorado: non solo amara fatica ma risorsa da difendere con tenacia e convinzione. Certo, anche perché non c'è altro e bisogna ben aggrapparsi a qualcosa quando il presente e il futuro sono più neri del carbone, che sbianca in qualche prospettiva.

C'è tutto questo e altro nell'esemplare reportage di Fabrizio Ravelli che ”Repubblica” ha esaltato nella copertina e nel paginone centrale sul supplemento domenicale del 25 febbraio. L'affresco di cronaca di Ravelli è stato illustrato magistralmente da foto d'epoca della storia mineraria del Sulcis-Iglesiente. Teatro a lungo dell'aristocrazia estrattiva europea anche sul piano tecnologico, e insieme dei patimenti, lacrime, sudore e tanto sangue di decine di migliaia di minatori sfruttati impietosamente, pagando a caro prezzo ogni minima conquista di durissime lotte operaie che hanno segnato il movimento sindacale italiano.

Ravelli ha trasferito nelle pagine di “Repubblica”, con un insolito risalto che è significativo riconoscimento e rispetto, il sorprendente moto a ritroso che riporta i minatori nel sottosuolo di Carbonia. Nelle gallerie di Nuraxi Figus rimesse in produzione contro tutte le previsioni e con reali prospettive di gestione economicamente corretta per la produzione di energia nella vicina centrale.

L'inviato si è sporcato le mani e i piedi in senso letterale, scendendo con i minatori in galleria, descrivendone nei dettagli significativi (la tuta bianca di cotone che si deve indossare sotto la “divisa”) la preparazione, l'equipaggiamento, il lavoro, raccogliendone - non senza tacita ammirazione - le parole, i giudizi, la convinta determinazione a difendere quel nero carbone che si fa pane bianco e ricollega i giovani a una partecipata memoria collettiva di generazioni che da tutta Italia e da tutta la Sardegna sono state coinvolte nella battaglia del carbone voluta da Mussolini sul finire degli anni Trenta.

A un'altra memoria mineraria, quella dei giacimento di talco di Orani, è invece riferito il contributo che lo scrittore Salvatore Niffoi ha travasato nelle stesse pagine, descrivendo vividamente di quali durezze grondasse quel lavoro che il padre minatore gli mostrava minacciosamente da bambino per spingerlo a studiare e scansare il piccone sottoterra.

Abbiamo deciso di segnalare questi due articoli per favorirne la conoscenza e la lettura oltre la diffusione del quotidiano. Per sottolinearne la qualità e importanza, con la stessa ammirazione per i giovani minatori e i loro tormentati predecessori. Aggiungendo allo strillo un originale contributo del nostro Ruggero Soru. Con due illustrazioni cariche di pathos, Soru ha esaltato da un lato l'amore o comunque il legame sentimentale della sua Carbonia con i padri-minatori-fondatori e dall'altro ha scolpito la durezza del loro impegno sotto il peso dei tradizionali strumenti di lavoro.

(giorgio melis)


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DA LEGGERE

Ritorno in miniera, di Fabrizio Ravelli, su “La Domenica di Repubblica” del 25 febbraio 2007 (documento pdf, 3 Mb)


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