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domenica 18 febbraio 2007

A Vicenza come in Sardegna
è ora di chiudere le basi
Un piccolo corteo dalle mille anime

di Michele Fioraso

“No basi no guerre”: dietro queste parole si sono radunate e hanno sfilato ieri a Cagliari circa trecento persone (150 per la questura) in sintonia con i duemila sardi che hanno partecipato alla contemporanea e massiccia manifestazione contro la base americana di Vicenza.

C'erano tante bandiere e tutte le anime del pacifismo e dell'attivismo antimilitarista isolano: il Cagliari Social Forum, promotore della manifestazione; il comitato “Gettiamo le basi’; i partiti della sinistra come Rifondazione e Comunisti Italiani; gli autonomisti del Partito Sardo d'Azione; i giovani della Sinistra Ecologista; i Cobas, le Rappresentanze di Base e un drappello di anarchici. Ci sono anche i fuoriusciti da Rifondazione, gli irriducibili dell'opposizione a tutti i costi, radunati sotto le bandiere di Alternativa Comunista, formazione nata poco dopo le elezioni del 2006.

Il corteo parte dopo le 17 da piazza Costituzione, scende in viale Regina Margherita, percorre via Roma e il Largo, torna su per via Manno e arriva al punto di partenza per le 19. L'atmosfera è tranquilla, la presenza delle forze dell'ordine è defilata e discreta, anche se il percorso è seguito passo passo dalle telecamere.

Ma ci sono soprattutto ex rivoluzionari, nostalgici dei bei tempi della lotta di classe, tante donne con bandiere arcobaleno a mo' di mantello, un bella rappresentanza di giovani con aria da studente di sinistra. C'è anche qualche elemento pittoresco e rumoroso ma lancia cori per «i compagni nelle galere» e non pietre. Sono tutti qui per aggiungere un altro no all'ampliamento della base americana di Vicenza, ma anche per ricordare che il problema delle servitù militari in Sardegna è tutt'altro che risolto.

È presto per cantare vittoria su Santo Stefano

«Il movimento in Sardegna è in fase di riflusso», ammette Mariella Cao di “Gettiamo le Basi”, gemellato con i comitati di resistenza del Nord Italia. «Ci siamo quasi ubriacati con annunci di vittorie sulle quali nutriamo tanti dubbi: la lotta di Vicenza ci permette così di riaprire il discorso delle concessioni che l'Italia fa agli Stati Uniti, soprattutto per quanto riguarda le bonifiche».

Quali sono le vittorie da verificare? «È stato annunciato che gli americani andranno via da La Maddalena, ma finora chi ha visto risultati? In tutti i comunicati ufficiali si parla sempre della nave appoggio Emory Land, ma mai dei sommergibili atomici: quando saranno andati via festeggeremo, intanto teniamo alta la guardia». E c'è il rischio concreto, secondo Mariella Cao, che i costi per la bonifica della base di Santo Stefano, una volta smantellata, non siano a carico degli americani, ma «a carico dell'inquinato».

Meno pessimista sui risultati del governo regionale è Claudio Giorgi, segretario dei Comunisti Italiani: «Esprimiamo vicinanza ai vicentini e ricordiamo ancora una volta che non ha più senso installare basi militari nelle nostre terre», dice. «Su questo punto Renato Soru sta andando nella direzione giusta e noi siamo con lui». Per il leader regionale del partito di Diliberto, le zone ora sottoposte a servitù militare possono aprire un discorso di «occupazione in tempo di pace: con l'industria, con una politica del lavoro più pressante che dia risposte non soltanto a coloro che ora lavorano nelle basi». Un punto rimane fuori discussione: «I tempi non ci interessano. Ma vogliamo che, nel momento in cui si smantelleranno le basi, le idee siano già chiare su cosa far fare a quei lavoratori».

«Quella di Vicenza è anche la nostra causa», spiega la consigliera comunale sardista Claudia Zuncheddu. «Per ora siamo diffidenti, non crediamo che la base di La Maddalena verrà smantellata. Cogliamo segnali di preoccupazione, i sardi sono poco informati. E ci risulta che si voglia ampliare qualche poligono, cosa che non corrisponde alla smilitarizzazione della Sardegna».

Falce e martello, per una foto ricordo dall'Ovest

Molte persone si fermano a leggere i volantini distribuiti al passaggio del corteo. La signora Teresa, 60 anni di Cagliari, legge e commenta: «Non è giusto che ci sia la base a La Maddalena, ma anche se gli americani andassero via quelle zone rimarrebbero inaccessibili per noi perché le comprerà qualche Berlusconi».

Diversa curiosità all'altezza della piazzetta Ingrao, dove si ritrovano le tante immigrate ucraine che lavorano in città. Quel lungo corteo pieno di bandiere rosse con falce e martello non passa inosservato a chi sotto il comunismo ha vissuto davvero. Nulla però che impedisca una foto ricordo: una massiccia donna bionda di età indefinibile poggia le buste della spesa e si mette in posa con il tripudio di simboli del proletariato sullo sfondo. Chissà a chi verrà mandata quell'immagine.


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