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venerdì 9 febbraio 2007

Interventi.

Eppure il Partito democratico resta
l'ultimo approdo possibile
alla sinistra riformista europea

di Franco Mannoni

Nel nostro paese qualsiasi discussione politica diviene aspra e inconcludente per un eccesso di schematismi e di stereotipi politico culturali. Così è anche per la creazione del nuovo Partito Democratico.

Il dado è tratto. Piero Fassino e il gruppo dirigente intorno a lui assumono l'onere e la responsabilità di una proposta definita nella mozione congressuale appena presentata e chiedono su di essa un mandato alla platea degli iscritti dei DS e tutti coloro che, fuori dallo schema organizzativo vigente, manifestano interesse per questa idea. Non è, la mozione, il manifesto politico del nuovo soggetto, al quale altri lavorano, ma è la chiara e generosa presa di posizione a favore del percorso di costruzione di un nuovo partito.

Ora, questo avviene non per una brillante e improvvisata idea, ma nell'ambito di un percorso da tempo iniziato. Le lista dell'Ulivo alle elezioni europee, quelle presentate per le elezioni politiche per la Camera, la formazione dei gruppi unitari nel Parlamento e in numerose istituzioni rappresentative sono passi già compiuti che hanno registrato il consenso del corpo elettorale.

Evidentemente vi è un progetto forte di messa insieme di idee, programmi e personale politico che risponde a esigenze reali della politica e della stessa democrazia.

Sono lontano dal pensare che tutto sia risolto e definito. Al contrario, sono dell'opinione che molto sia da definire e che la discussione debba divenire ampia e spregiudicata, sottraendosi alla strumentalità delle mozioni congressuali dei Ds e della Margherita.

Evitando cadute nel consueto abuso di stereotipi e schemi. Di cui trovo appesantito l'intervento di Carlo Dore jr. pubblicato da L'Altra Voce. Il progettato Partito Democratico è etichettato come “ambiguo contenitore moderato” espressione di una “deriva neocentrista” lungo la quale si rischia di “allontanare sempre di più i DS dai principi del socialismo europeo”, valori propri “della sinistra tradizionale”.

Segnalo intanto che tali idee, valori e principi sono stati per anni propri di una sola parte della tradizionale sinistra, quella socialdemocratica, e come tali avversati e derisi da un'altra parte della sinistra di cui molti avversari del PD si ergono a continuatori.

L'approdo a tali posizioni da parte della componente comunista della sinistra europea è avvenuta tardivamente e in maniera mai esplicita. Tardivamente proprio perché operata quando la dimensione mondiale, postmoderna e globalizzata delle democrazia ha proposto un aggiornamento delle stesse politiche socialdemocratiche. Giddens, Beck, Baumann e, se è permesso, Ruffolo e Reichlin tentano infatti, a vario titolo, una nuova declinazione di quei capisaldi.

Il Pd in Italia può rappresentare l'occasione di una nostra specifica e peculiare elaborazione nel filone della cultura politica socialista e democratica europea del tempo prossimo. Non si può liquidarlo banalmente come “fusione a freddo”, “manipolo di nuovi riformisti”, “processo generativo”, opera dei colonnelli berlingueriani, utilizzando uno schema semantico da gruppettari del settantassette. Così non si discute, si esorcizza e si condanna apoditticamente.

Occorrerà invece rendersi disponibili ad un dibattito reale, ad un confronto e a una lotta politica dentro e fuori i DS per imprimere, edificando un nuovo partito, le caratteristiche di un moderno riformismo che sia ad un tempo socialdemocratico, liberale e solidarista. Europeo e mondiale, nel senso che sia capace di intercettare le idee nuove di democrazia, convivenza, modernità e fiducia in un futuro diverso dal presente. E di tradurle in programma e azione politica.

Mi dispiace dirlo con nettezza, questo non può esser garantito, per loro scelta e natura, da PDCI o da Rifondazione, che hanno, legittimamente, altre visioni. Con le quali pure dovremo fare i conti per utili e necessarie alleanze, ma partendo dalla solida piattaforma di un nuovo soggetto intorno al quale costruire l'alleanza.


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