
domenica 4 febbraio 2007
di Elvira Corona
Acqua come risorsa sprecata, acqua come causa di morte e disastri, acqua come diritto e bene comune. Acqua come vita. Tanta acqua nelle immagini di fotografi importanti come Peter Marlow, Leonard Freed, Francesco Zizola ed altri, che ieri ed oggi sono esposte a Cagliari, a Villa Muscas, in via Sant'Alenixedda. La mostra apre la strada a una raccolta di firme in tutta Italia per ri-pubblicizzare l'acqua. Sono necessarie 50mila adesioni per presentare in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare che permetta di superare l'attuale legge “Galli”.
Un obiettivo possibile per il Movimento italiano per l'acqua pubblica, composto da 55 tra associazioni e organizzazioni nazionali e oltre duecento comitati locali. A livello nazionale la campagna è iniziata il 13 gennaio con lo slogan “Acqua pubblica, ci metto la firma!”, e ad oggi sono state già superate 35.000 firme. A Cagliari la campagna è stata aperta ufficialmente ieri ma in tutta la Sardegna le adesioni raccolte sono già 2000. Per sei mesi si potranno trovare banchetti nelle piazze di tutta Italia: a Cagliari oggi i volontari saranno in mattinata al parco di Monte Claro, accanto all'ingresso di via Cadello, dalle 10 alle 13.
La legge che disciplina i sistemi idrici in Italia, la n. 36 del 1994, era nata con l'intento di superare la frammentazione delle gestioni, promuovendo il concetto del servizio idrico integrato, di migliorare il servizio idropotabile offerto agli utenti e incrementare l'efficienza tecnica ed economica nella gestione dell'acqua. Per far fronte a tutto questo la legge Galli ha previsto la costituzione di Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), in modo da raggiungere adeguate dimensioni in termini di popolazione servita e di volumi idrici distribuiti.
Il punto più discusso è che - favorendo l'aggregazione dei soggetti fornitori dei servizi idrici e creando le condizioni per l'ingresso di operatori privati - si è consegnata di fatto a questi ultimi l'intera gestione che fino ad allora era delle ex aziende municipalizzate, cioè i gestori pubblici, che garantivano a tutti i cittadini l'accesso all'acqua a prezzi contenuti, spesso con pesanti inefficienze. Oggi la situazione è migliorata? Sul versante dell'efficienza della gestione e del contenimento dei costi i progressi non sempre ci sono stati, mentre l'aumento nel costo del servizio sembra inevitabile.
In Sardegna il gestore unico del servizio idrico è Abbanoa Spa, società a maggioranza pubblica ma che di fatto si comporta come un qualsiasi imprenditore privato, per molti aspetti. Gli utenti sardi (stando al piano industriale 2006/2012 della società) vedranno salire entro il 2012 il costo medio dell'acqua a 1,99 euro al metro cubo, contro 1,21 euro del 2006 e 0,70 euro del 2004. Il tutto senza adeguate garanzie di tutela delle fasce deboli della popolazione.
La proposta di iniziativa popolare invece prevede innanzitutto un cambiamento radicale: vedere l'acqua come diritto e non come merce. L'accesso alle risorse idriche come diritto umano universale e inalienabile e che quindi va sottratto alle logiche del mercato e della concorrenza. La legge, composta da 13 articoli, prevede i “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”.
Secondo i promotori, è necessario modificare l'idea che i cittadini debbano farsi carico in bolletta di reperire i fondi necessari agli investimenti indispensabili per garantire un livello adeguato del servizio. La legge propone che questi vengano coperti con la fiscalità generale. Secondo i promotori, destinando al servizio idrico anche solo il 5% della spesa militare prevista nella Finanziaria, il Governo ricaverebbe i fondi necessari a finanziare le opere di manutenzione e ammodernamento di cui necessita la rete idrica italiana. Anche parte dei fondi raccolti nella lotta all'evasione fiscale potrebbe essere investita nell'ammodernamento del sistema idrico.
Oltre gli obiettivi specifici, l'iniziativa si propone anche come un momento di sensibilizzazione: la raccolta firme servirà ad organizzare incontri di educazione della popolazione, per creare una nuova cultura dell'acqua. Senza dubbio educativo, per la partecipazione del cittadino alla gestione della cosa pubblica, è la riscoperta di uno strumento legislativo sottoutilizzato come l'iniziativa popolare.
Non possiamo dimenticare che il problema dell'acqua è un problema globale. Per noi si traduce in un aumento della bolletta, ma in molte parti del Sud del mondo oggi un miliardo e trecento milioni di persone non hanno accesso all'acqua potabile. Si prevede che nel giro di pochi anni questo numero già inaccettabile arrivi ai tre miliardi. Il modello neoliberista ha prodotto una enorme disuguaglianza nell'accesso all'acqua, generando una sempre maggior scarsità di risorse a causa di modi di produzione distruttivi dell'ecosistema.
I vari istituti di aiuto ai paesi in via si sviluppo come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale hanno concesso dei prestiti a condizioni insostenibili, che hanno portato molti governi a doversi sostenere le entrate anche attraverso la privatizzazione dell'acqua. Le lotte per il riconoscimento e la difesa dell'acqua come bene comune hanno raggiunto in questi anni una rilevanza e una diffusione senza precedenti e sono state il motore di cambiamenti sociali e politici epocali in un continente come l'America Latina.
La Bolivia - dopo violente rivolte che hanno mobilitato intere citta - è oggi il primo paese al mondo ad avere un Ministro per l'Acqua. E l'Uruguay ha deciso, attraverso un referendum, di inserire l'acqua come diritto umano e bene comune nella Costituzione. La presa di coscienza della società civile nei paesi con scarso accesso alle risorse sta iniziando a dare risultati positivi. Queste popolazioni stanno ottenendo (anche se molto lentamente) il riconoscimento di alcuni diritti fondamentali, spesso negati per le logiche di mercato e per il controllo delle risorse naturali strategiche. Ma in certi casi la mobilitazione è naturale: come l'acqua.

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