
martedì 30 gennaio 2007
di Matteo Bordiga
Alleviare le sofferenze e le angosce dei malati con i mille colori e le fantasie dell'arte. Rivitalizzare i muri grigi dell'ospedale, tappezzandoli di quadri che richiamano paesaggi mozzafiato, nature morte e sfavillanti virtuosismi cromatici. La mostra “Arte in corsia”, inaugurata ieri all'ospedale Brotzu di Cagliari, è stata allestita per portare conforto ai pazienti, proiettandoli nel mondo poetico della pittura e della scultura. E aiutandoli in questo modo a dimenticare, anche solo per qualche istante, i loro mali fisici e psicologici.
L'esposizione, composta esclusivamente da opere partorite della vena artistica di alcuni professionisti dell'Azienda Ospedaliera Brotzu, rimarrà aperta fino al 14 febbraio. Buona parte dei quadri e delle sculture esposte sono in vendita: l'obiettivo della rassegna, infatti, è anche quello di raccogliere fondi per la realizzazione di una sala di aggregazione da destinare ai malati del reparto di Gastroenterologia.
«L'idea è stata dell'Ufficio relazioni pubbliche dell'ospedale», chiarisce l'addetta stampa del Brotzu, Paola Pintus, «che ha fortemente voluto questa mostra per innumerevoli ragioni. Intanto, portare l'arte in un luogo di cura significa dare nuovi ed eccitanti stimoli ai malati. E poi l'iniziativa può servire ad instaurare un rapporto più umano fra medici e pazienti. Non a caso, tutte le opere sono frutto del talento di professionisti che lavorano nella nostra struttura sanitaria: un po' chirurghi, un po' infermieri e un po' artisti».
Sarebbe troppo azzardata l'idea di coinvolgere in prima persona, nella creazione dei quadri e delle sculture, gli stessi pazienti? «Si tratterebbe di un passo molto difficile», ammette Pintus, «perché solo alcuni fra gli ammalati potrebbero fisicamente prendere parte a un simile progetto. Dipenderebbe inevitabilmente dalla patologia di ciascun paziente».
La mostra si avvale della preziosa supervisione artistica degli scultori Mauro Sarzi e Pinuccio Sciola. Quest'ultimo, manifestando tutto il suo entusiasmo per l'iniziativa, sottolinea che «l'arte può senz'altro rappresentare una valida terapia contro i dolori e le sofferenze di coloro che si trovano costretti in un letto d'ospedale. Ogni malattia, si sa, è innanzitutto mentale: un paziente che guarda un quadro o una scultura si sta distraendo e, fatto più importante di quello che può sembrare, non sta pensando al suo malanno. Ricordare un episodio che avvenne qualche tempo fa in Germania», prosegue Sciola: «un ricoverato, guardando il Cristo sanguinante del pittore Matthias Grunewald, disse: “Ma allora lui sta peggio di me!”. Il significato e il senso dell'arte-terapia è proprio quello di dare sollievo a chi soffre, giocando sulla magia e sul potere evocativo delle immagini».
Del resto, secondo Sciola è fondamentale che gli artisti comincino a dialogare veramente con i cittadini e ad entrare attivamente nelle strutture pubbliche: «Chi dipinge o scolpisce non può limitarsi ad esporre per il grande pubblico, né tantomeno isolarsi e contemplare la propria opera in maniera autoreferenziale. Bisogna dargli la possibilità di entrare negli ospedali, nelle scuole, nelle carceri. E, parallelamente, occorre educare la gente al rapporto costruttivo e continuo con l'arte».
Lo scultore di San Sperate si sbilancia sulla qualità delle opere esposte alla mostra, formulando un giudizio più che lusinghiero: «Questi medici e infermieri col pennello ci sanno fare, eccome: encomiabile la varietà dei temi proposti e, soprattutto, delle tecniche utilizzate per realizzare i quadri».
In effetti, facendo un giro per i pannelli dispiegati lungo la sala Atza del Brotzu, che raccolgono ciascuno sei o sette quadri, ci si rende conto della creatività dei medici-pittori: le immagini rappresentano ariosi paesaggi, strane figure un po' animali e un po' antropomorfe circondate da sfolgoranti fantasie cromatiche, nature morte e pittoreschi scorci del centro storico e delle principali vie cagliaritane. Non mancano neppure i calchi di opere celeberrime: da ricordare l'imitazione, molto ben riuscita, delle metafisiche “Muse Inquietanti” di Giorgio De Chirico.
Le tecniche adoperate spaziano dall'acquaforte alla litografia da acquarello. Senza dimenticare gli originali collages di Sara Caselli, che ricrea luminosi panorami cittadini componendo perfetti mosaici con ritagli di carta colorata. Sono presenti anche alcune suggestive composizioni fotografiche.
Sul fronte delle sculture, da segnalare i volti e i rilievi di Giorgio Vargiu, paramedico appassionato di miti e civiltà antiche. Fra le opere esposte anche una riproduzione della “Bocca della verità” e un volto di gladiatore romano, entrambi in pietra arenaria, e un rilievo completo, levigatissimo, che immortala una scena di vita agropastorale.

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