

domenica 21 gennaio 2007
di Andrea Pusceddu
Perdersi la conferenza stampa di presentazione del T-Learning sul digitale terrestre di Videolina è stato un delitto. Ma non si può essere ovunque, e così dobbiamo accontentarci di rileggere e provare ad interpretare - con un giorno di ritardo - il generoso comunicato stampa diffuso dopo l'evento.
La Sardegna continua ad essere la regione all´avanguardia nella diffusione del digitale terrestre, che ormai sta superando velocemente la fase sperimentale voluta del Ministero delle Comunicazioni. A questa veloce diffusione sta dando un notevole contributo Videolina, la prima e più seguita emittente televisiva della regione, che oggi a Cagliari ha presentato il progetto di T-Learning, realizzato con Raiutile e la collaborazione di K Communication, per la formazione a distanza del personale del Comune di Cagliari.
Tanto per iniziare, la nostra isola dovrebbe essere all'avanguardia soltanto perché, per motivi tecnici, si è deciso che Sardegna e Val d'Aosta fossero interessate alla sperimentazione del Digitale Terrestre, e le altre regioni avrebbero dovuto seguire a ruota, in futuro. Se adesso all'avanguardia ci fosse il Molise, ci sarebbe da preoccuparsi. In ogni caso, anche nella nostra avanzatissima isola, sono ancora molti i paesi che hanno la fortuna di non essere raggiunti dal segnale digitale. Ma vediamo come l'emittente di punta isolana contribuisce alla causa.
«Abbiamo investito in questo settore circa un milione di euro, fra software e hardware, e il nostro Gruppo editoriale si colloca tra quelle tv che possono avere un ruolo importante nel sistema dell'informazione e della formazione non soltanto a livello nazionale ma nel bacino del Mediterraneo», ha detto presentando l´iniziativa a Cagliari l'amministratore delegato di Videolina, Enrico Rais, che ha annunciato anche l'avvio della televisione satellitare Sardinia Chanell (sic).
Addirittura. Non solo in Sardegna, ma in tutto il bacino del Mediterraneo. Ma confesso che a questo punto mi sono un po' perso. Si parla infatti di una televisione satellitare, e per raggiungere tutto il bacino mediterraneo non potrebbe essere altrimenti. Ma cosa c'entra il satellitare col digitale terrestre? Se è terrestre, il segnale parte al massimo da Serpeddì o Badde Urbara, non certo da un satellite in orbita geostazionaria. Ci hanno fatto una testa così che col DTT non serve la parabola, non devo cambiare l'antenna e il cavo di collegamento! Ma forse ho capito male io. Andiamo avanti.
«Proprio in questi giorni abbiamo ricevuto l'autorizzazione per trasmettere sul satellite - ha aggiunto Rais - per questo canale che si affiancherà all'attuale canale satellitare di Videolina. È uno sforzo tecnico e finanziario notevole, ma crediamo che il digitale terrestre sia il futuro delle televisione che sarà qualcosa di più del semplice intrattenimento. Una tv anche di servizio e di formazione che considera il pubblico non solo come semplice consumatore passivo».
No, non ho capito male. Ci stanno dicendo che il grande investimento di Videolina sul Digitale Terrestre è quello di usare il satellite? Buono a sapersi, anche io al vostro posto farei lo stesso. Forse con qualche trionfalismo in meno, però.
Sul concetto di tv di servizio, poi, mi permetto di avanzare qualche dubbio, così come su quello di consumatore passivo. Probabilmente sono prevenuto, ma ritengo che un consumatore davvero attivo non sarebbe contento di vedersi affibbiata una patacca tecnologica come il DTT, spacciataci per giunta con rara faccia tosta come il non plus ultra dell'hi tech. Siamo consumatori passivi, purtroppo, e se invece del DTT si fosse sperimentata la tv interattiva con connessione tramite piccione viaggiatore, tutti quanti avremmo docilmente comprato i pennuti, con gabbiette e becchime, fieri del privilegio concessoci.
«Infatti - ha detto ancora Rais - il nostro progetto prevede che già oggi con il decoder interattivo in grado di leggere codici user ID, password e carta magnetica, verranno ulteriormente ampliate le potenzialità interattive del digitale terrestre al di là del collegamento con la tradizionale linea telefonica».
Ancora una volta, tanto fumo e poca informazione. Riassumiamo lo stato dell'arte in due parole. I decoder attuali possono essere collegati solo col telefono, con una connessione lenta a 56k. Se i decoder non si collegano tramite telefono non c'è interattività, e fanno più o meno quello che già fa il televideo. Per cui, eventuali codici, user id, e tutti i ricchi premi e cotillons qui promessi si limiteranno ad una carta prepagata, che sblocca la visione di programmi criptati. Alla faccia del consumatore attivo e della formazione a distanza. Oltre a vedere la pubblicità, si dovrà in pratica pagare per vedere programmi (specie quelli sportivi) che prima andavano in onda gratis. Non è formazione: è mungitura a distanza.
Sulle potenzialità del digitale terrestre, sul quale dal prossimo 1º marzo passeranno per la provincia di Cagliari Rai 2, Rete 4 e Mtv di Telecom Media, si sono soffermati il presidente del Consorzio Sardegna digitale Andrea Ambrogetti e il direttore di Raiutile, Angiolino Lonardi, che fra l´altro ha ricordato il famoso programma della Rai “Non è mai troppo tardi” destinato ad alfabetizzare chi allora in Italia era analfabeta. «Allora - ha detto Lonardi - nessuno poteva immaginare che la gente tornata a casa dal lavoro, anziché un programma di varietà e di mero intrattenimento potesse guardare quel programma. E invece fu un successo. Come sarà oggi un successo la formazione a distanza ovviamente per formazione ad alto livello e specialistica, grazie proprio ai canali digitali che moltiplicano l´offerta e trasmettono conoscenza».
Noticina storica. Non so dove fosse all'epoca Lonardi, ma lavorando in Rai dovrebbe sapere che quando il maestro Manzi insegnava l'abc dal video non si poteva cambiare canale: ce n'era uno e basta. E il giorno del varietà in prima serata era il sabato, mi pare.
Torniamo al DTT, comunque. Man mano che si va avanti, lo switch off (lo spegnimento del segnale analogico, che chiunque può ricevere liberamente) sta diventando sempre più pavido e limitato. Da un distacco totale (tutti i canali in tutta la Sardegna), si è ristretto a solo qualche rete, per ora nella sola provincia di Cagliari, anzi, nell'area vasta di Cagliari. Come si dice proprio nel capoluogo: S'intrada e su lioni...
E vedremo se non ci saranno ripensamenti: qualche politico è già partito all'attacco, al fianco del comitato di redazione dell'oscurando TG2.
Il fatto che poi ci si ispiri ad una trasmissione partita quasi cinquant'anni fa, è preoccupante. Nessuno - a sentir loro - poteva immaginare il successo della bella idea del maestro Manzi, quindi siccome anche ora non si può ragionevolmente pensare che l'insegnamento a distanza col DTT possa funzionare, vuol dire che le cose andranno alla grande. Quando si dice il sillogismo debole. Il grande maestro Manzi è scomparso nel 1997. Ma oggi, azzardo, userebbe internet, non la tv.
Andrea Ambrogetti ha confermato la larga diffusione del digitale in Sardegna (quasi un record) che ha determinato la decisione dello spegnimento delle trasmissioni analogiche di Rai 2 e Rete 4 nell´area vasta di Cagliari, un primo passo importante per il passaggio definitivo al digitale nel 2008.
Ancora grandi e reciproche pacche sulle spalle per la diffusione del DTT, e solita inversione tra causa e conseguenza. La diffusione - comunque solo parziale - del DTT è un effetto del paventato switch off, mentre qui ci dicono il contrario.
Sulla formazione a distanza con il T-Learning si è soffermato Walter Gatti della K-Communication, che fin dal 1999 ha avviato lezioni interattive dirette a dipendenti di ministeri, Università, Commissione Europea, Ordini professionali e Organizzazioni internazionali. «Dal 2004 - ha detto Gatti - sono stati inoltre attivati progetti di formazione, attraverso Rai Utile, per il T-Governement con 160 ore di lezione per dodicimila utenti del ministero della Funzione Pubblica. Tutte iniziative di largo successo. In Sardegna la prima esperienza di T-Learnig è quella realizzata da Videolina in collaborazione con il Comune di Cagliari, i cui dipendenti hanno potuto seguire un corso di sei puntate sul mobbing, accompagnate dai testi, da un´ampia bibliografia e il profilo docenti».
La chiacchierata fatta tempo fa con l'assessore Massimo Dadea aveva confermato quello che anche noi sospettavamo: la Regione Sardegna vede il DTT come una Internet di serie B, rivolta al massimo a chi non è in grado di reperire informazioni con un comune computer in rete. Non si capisce chi, tra Università e Ordini professionali sia quindi costretto ad usare l'anatra zoppa del decoder. Se, per assurdo, un ricercatore o un libero professionista non sanno usare un computer, il modo migliore di far formazione è insegnargli ad usarlo, non metterlo davanti alla tv come si fa con i bambini.
Sarebbe anche interessante poter parlare con qualche dipendente comunale, per sapere che cosa abbia imparato di questo corso “sul mobbing”, cioè l'accanimento continuo nei confronti di qualcuno sul posto di lavoro. Viste tutte le puntate, disciplinatamente, all'ora fissata? Nessuno ha ceduto alla tentazione di cambiare canale? Il corso è stato davvero interattivo? Se sì, come? Visto che hanno dato persino i testi e la bibliografia, se qualcuno non ricorda il titolo di un libro, cosa deve fare? Telefonare a Videolina e chiedere di rimandare il corso in onda?
E per finire una affermazione tanto lapidaria quanto non documentata, che chiude il comunicato stampa.
«Una iniziativa molto importante», ha detto l´assessore comunale Giuseppe Farris, presente alla presentazione con il sindaco di Cagliari Emilio Floris, che ha confermato la volontà di superare la fase sperimentale e realizzare un progetto di formazione a distanza con Videolina. Un progetto che sicuramente darà maggiori risultati della formazione realizzata dal Comune su Internet.
Il Comune di Cagliari crede nella formazione tramite televisione digitale terrestre. Ma non solo, è addirittura sicuro che ci saranno risultati migliori rispetto alla formazione realizzata su internet. Quindi il Comune fa già dei corsi online su internet, e ciononostante investe anche sul DTT? Non sembra una politica molto oculata, sul piano economico.
Ma quello che davvero non si capisce è perché la formazione via internet sarebbe peggiore. Con internet posso fare tutto quello che fa lo scatolotto del decoder, ma non è vero il contrario. Con il DTT non posso (ri)guardare un filmato quando ho il tempo per farlo, non posso stampare una pagina, non posso salvare un'immagine che mi ha colpito, non posso nemmeno mandare una banale email ad un collega per segnalargli il corso.
A chiarire l'arcano ci penseranno sicuramente le sinergie del Gruppo. L'Unione Sarda del 20 gennaio scrive dell'evento alla pagina 7 e spiega che il DTT «supera le potenzialità di internet, perché nel web si forniscono le informazioni, ma spesso manca il passo successivo, l'illustrazione».
Alzi la mano chi ha capito che cosa voglia dire. Su internet, sembra, non ci sono illustrazioni. O forse parlano di spiegazioni, di approfondimenti. Eppure io nel mio computer vedo filmati, immagini, animazioni, mappe satellitari aggiornate in tempo reale, grafici interattivi che reagiscono al click del mouse, leggo giornali, guardo tg video, ascolto musica, parlo (gratis) in videoconferenza e spesso faccio due o più di queste cose in contemporanea.
Per scrupolo ho riacceso il computer anche oggi: le figure e il resto ci sono, sempre al loro posto.
Ma che computer avete, voi del Consorzio Sardegna Digitale?
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