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domenica 31 dicembre 2006

Saddam Hussein, vita ed esecuzione
di un tiranno spietato
che l'Occidente aiutò a crescere

di Enrico Fedi

Saddam Hussein è stato giustiziato ieri all'alba. Sarà ricordato per due guerre suicide che hanno distrutto innanzi tutto l'Iraq, oltre che per la sua efferatezza nel reprimere il separatismo kurdo e qualsiasi opposizione, in una sanguinaria dittatura durata oltre 25 anni. Ma la sua popolarità in Iraq, regolarmente sottostimata dai media occidentali, era ed è tutt'ora molto alta. Cerchiamo di capire il perché.

Aveva 70 anni, di cui 50 passati in politica da protagonista in una delle aree dove, da più di un secolo, si intrecciano interessi economici, politici e strategici di mezzo mondo.

Cronologia e non solo (1937-1968)

Nato nel 1937 ad al-Awja, villaggio nel distretto di Tikrit, da una famiglia di pastori, Saddam Hussein per una serie di vicissitudini familiari visse a Baghdad con lo zio Khayr Allà Tulfà.

Si iscrisse al Partito Baath (Partito della Risurrezione, di tendenze socialiste) e, nel 1956, prese parte al fallito tentativo di colpo di stato contro Re Faysal II. Il 14 luglio 1958, un gruppo non-baathista di idee repubblicane, condotto dal generale Abd el-Karim Kassem, abbatté la monarchia e uccise il re e il primo ministro Nuri Al Sahid. Nel 1959, dopo un tentativo fallito (già allora sponsorizzato dalla CIA) di assassinare Kassem, Saddam Hussein fu condannato a morte e fuggì in Egitto attraverso la Siria ed il Libano.

Tornato in Iraq a seguito del colpo di stato militare del mese di Ramadan (8 febbraio 1963) che aveva abbattuto e ucciso Qassem, fu imprigionato nel 1964 a causa di un nuovo mutamento al vertice causato dalla morte violenta del generale Abd al-Salaam Aref. Nel 1967 riuscì ad evadere e nel 1968 contribuì al colpo di stato non violento realizzato dal partito Baath ai danni del regime militare filo-nasseriano di Abd al-Rahman Aref, fratello del precedente presidente iracheno.

Nel 1968 Saddam si laurea per la seconda volta in Giurisprudenza all'Università di Baghdad (la prima laurea la aveva conseguita a Il Cairo durante l'esilio).

Primi incarichi di governo e ascesa al potere (1968-1980)

Sempre nel 1968, il giovane Hussein fu nominato vicepresidente del Consiglio del Comando Rivoluzionario e, nel 1973 fu promosso al grado di generale dell'esercito iracheno, nonostante facesse parte dell'ala cosiddetta civile del partito Baath.

Nel 1979 il presidente dell Repubblica Ahmad Hasan Al Bakr annunciò il suo ritiro e Saddam Hussein, imparentato con lui, lo sostituì nella carica.

Il partito Baath aveva un programma progressista e socialista che puntava alla modernizzazione e secolarizzazione dell'Iraq. Saddam Hussein si attenne alla linea del suo partito e riprese la modernizzazione iniziata dai suoi predecessori, completando riforme quali la concessione di pari diritti alle donne, l'introduzione di un codice civile modellato su quelli dei paesi occidentali (che sostituì la Sharia) e la creazione di un apparato giudiziario laico (che comportò l'abolizione delle corti islamiche, anche se alcuni sostengono che vennero conservate per casi particolari).

Dopo essere stato incaricato di sovrintendere alla nazionalizzazione dell'industria petrolifera irachena (completata nel 1972), Saddam utilizzò una parte consistente dei profitti petroliferi per programmi di welfare (istruzione gratuita ed obbligatoria, sanità pubblica gratuita) e per modernizzare le infrastrutture e l'economia dell'Iraq.

È dalla sua azione politica che si comprende la sua popolarità. Dopo aver nazionalizzato le compagnie petrolifere (tutte occidentali), favorì lo sviluppo industriale e sviluppò una campagna di modernizzazione dell'agricoltura (irrigazione, meccanizzazione, etc.), con la distribuzione delle terre agli agricoltori. Con l'istituzione della scuola dell'obbligo, Saddam ha creato le basi per un'alfabetizzazione di massa e la scomparsa pressoché totale dell'analfabetismo (dal 70% iniziale al 5%).

È altresì vero che gran parte dei proventi petroliferi andarono rafforzare gli apparati di sicurezza iracheni (responsabili di reprimere ogni opposizione interna) e l'esercito.

La Guerra Iraq-Iran (1980-1990)

Dal 1980, Saddam Hussein appare nelle nostre cronache perché, con la caduta di Reza Pahlavi in Iran e l'avvento dell'ayatollah Kohmeini, gli USA e il mondo occidentale perdono il loro punto di riferimento, nonché il loro elemento principale per il controllo della maggiore area petrolifera mondiale, e decidono di puntare le loro carte sul laico Saddam Hussein, fornendogli armi e tecnologie per attaccare l'Iran (anche se ufficiosamente, erano presenti consiglieri e truppe USA, come documentano le cronache e la lista di caduti).

[ Nel 2003 è stato declassificato un documento del Governo USA che conferma ulteriormente il supporto a Saddam Hussein per la guerra con l'Iran. Il documento è liberamente consultabile, in inglese, sul sito del National Security Archive. È disponibile anche un video che documenta un incontro fra Saddam Hussein e Donald Rumsfeld (allora inviato speciale di Reagan) a Baghdad il 20 dicembre 1983, scaricabile dallo stesso sito in bassa o alta risoluzione. ]

Sugli aiuti internazionali, è un po' sconcertante vedere come l'interesse internazionale in generale e quello delle due superpotenze USA e URSS (non ancora sciolta) fosse destabilizzare completamente l'area medio-orientale, tanto che in circostanze diverse si ritrovarono a supportare entrambi i contendenti.

I dieci anni di guerra che seguirono (l'Iraq attacca l'Iran nel 1980) sfiancarono e impoverirono i due stati, riducendo le popolazioni in miseria e facendole arretrare nel loro processo di evoluzione e modernizzazione.

Dopo alterne vicende (nel 1985-86, un terzo del territorio iraniano era stato invaso dall'Iraq, ma fra l'86 e l'88 l'Iran aveva ripreso il controllo pressoché totale del suo territorio), i due stati, stremati da una guerra sanguinosissima, stipularono una tregua (1988) che portò nel 1990 al trattato di pace.

L'invasione del Quwait: Desert Storm (1990-2003)

Non è ancora ben chiara la reale motivazione della quasi immediata invasione irachena del Kuwait (ex protettorato britannico dal 1899 e indipendente, ma sempre con il controllo angloamericano, dal 1961), per altro storicamente e tecnicamente supportata dal fatto che l'area del Kuwait fosse effettivamente una provincia irachena e che i pozzi petroliferi kuwaitiani fossero in maggioranza sul filo del confine con l'Iraq, accusati di pescare in territorio iracheno. Non ultimo, il fatto che l'annessione del Kuwait facesse parte del pacchetto di contropartite per la guerra Iraq-Iran.

L'ONU condanna l'aggressione e il presidente degli USA George Bush Sr. viene autorizzato dal Congresso ad utilizzare la forza militare contro le truppe irachene in Kuwait. Dopo mesi di negoziati e trattative, l'ONU impose all'Iraq il 15 gennaio come data ultima per il ritiro, dopodiché autorizza i suoi membri ad utilizzare ogni mezzo possibile per cacciare dall'emirato le truppe di Saddam.

Il 16 gennaio una coalizione guidata dagli Stati Uniti (ne facevano parte Gran Bretagna, Francia, Egitto, Siria, Arabia Saudita, Italia, Afghanistan, Canada e altri) cominciò una devastante campagna aerea contro Baghdad e le truppe di Saddam nel Kuwait (nome in codice dell'operazione: Desert Storm). Il 3 marzo 1990, con le truppe della coalizione internazionale a soli 60 Km da Baghdad, viene firmato l'armistizio con la susseguente fine della guerra.

Anche se in rovina militarmente ed economicamente - l'Iraq era in guerra dal 1980 - Saddam viene visto (o presentato) come un pericolo dal mondo occidentale e si vede imporre un embargo che include cibo e medicinali, oltre che tutto quanto riguardasse materie prime e tecnologie. Il risultato è mettere definitivamente in ginocchio l'economia irachena e farla arretrare a prima delle grandi riforme del 1979. Questo embargo venne parzialmente alleggerito solo nel 1996, con la campagna denominata "Oil for Food" che permetteva di scambiare petrolio con cibo e medicinali (questa campagna iniziò a dare i primi risultati solo nel 1998, e ci furono oltre un milione di morti per mancanza di medicinali e cibo fra il '93 e il '97).

In ogni caso, l'embargo ha rafforzato la popolarità di Saddam, invece di indebolirlo, come la Storia stessa ci insegna (il picco di popolarità di Mussolini in Italia durante il Fascismo, l'idolatria a Cuba per Fidel Castro, etc.). Il referendum del 2002, che ne chiedeva la riconferma a leader dell'Iraq non è credibile (100% di voti favorevoli) ma è comunque da leggersi come il segnale di una dittatura ancora fortissima e spesso spietata nella soppressione fisica degli oppositori.

Nel novembre del 2000 Saddam chiese che il petrolio iracheno fosse pagato in euro anziché in dollari USA, forse perché gran parte delle importazioni irachene avvenivano dai paesi europei, ma più probabilmente per tentare di indebolire il ruolo della moneta statunitense. Di qui la teoria che il secondo conflitto del 2003, con la definitiva invasione USA, abbia avuto come concausa uno scontro fra petroDollari e petroEuro.

L'attacco USA e le conseguenze (2003-2006)

Nonostante il disfacimento dello stato iracheno, Saddam continuò ad essere accusato di fomentare il terrorismo internazionale e di produrre e detenere armi di distruzione di massa (come il gas nervino, utilizzato sia nella guerra con l'Iran sia per colpire le popolazioni kurde all'interno dello stesso Iraq). Nonostante queste accuse non abbiano mai trovato fondamento, gli USA, con il supporto di Gran Bretagna e Spagna ma senza il supporto dell'ONU, attaccano l'Iraq il 19 marzo 2003 (operazione denominata "Enduring Freedom"), aprendo un fronte di guerra tutt'ora irrisolto.

Le cronache degli ultimi anni, dalla fine ufficiale della guerra, ci hanno mostrato un paese dilaniato da una vera e propria guerra civile e di continui attacchi alla presenza straniera, una realtà difficilmente intelligibile, in cui l'esecuzione di Saddam pare l'ennesimo passo falso che potrebbe rendere la situazione ancora peggiore di quanto non sia oggi.

Conclusioni

La personalità di Saddam Hussein è fortemente contraddittoria: se da principio aveva saputo ricostruire un paese che viveva nella più totale miseria e arretramento, portandolo ad essere in breve tempo uno dei più avanzati del Medio Oriente, poi lo ha anche trascinato in una guerra contro l'Iran che è stat il primo passo verso l'attuale sfacelo.

Già amato/odiato dalla popolazione, aveva ratificato il suffragio universale mentre consolidava una feroce dittatura, con la sistematica soppressione degli avversari ed oppositori politici e con la complicazione delle tensioni etniche fra popolazione Sunnita (la sua) e Sciita. Tensioni ulteriormente esplose dopo l'operazione Desert Storm (gli Sciiti furono accusati di collaborazionismo con gli USA e oggetto di repressioni sistematiche) e riesplose dopo l'invasione e l'occupazione Anglo-USA (e non solo).

Un dittatore sanguinario dunque, la cui inutile esecuzione - il coro internazionale è quasi unanime - non cancellerà il bene e il male commesso, e farà discutere ancora per molti anni (troppe ombre sui rapporti col suo amico/nemico nordamericano). Oltretutto Saddam è stato giustiziato per un crimine efferato (la morte di 148 persone) ma purtroppo marginale rispetto a ben altre nefandezze. Fra queste, il tentato genocidio dei Kurdi: ma in questo caso un processo avrebbe inevitabilmente chiamato in causa anche la Turchia, politicamente intoccabile per la sua appartenenza strategica alla NATO.

[ La questione kurda è molto complessa in quanto riguarda un'area compresa fra Turchia, Iraq, Iran, Sirya e Armenia che avrebbe dovuto diventare Stato autonomo col trattato di Sevrès del 1920, mai applicato. Negli anni che seguirono, il popolo kurdo ha subìto numerosi tentativi di genocidio con un'incredibile recrudescenza negli Anni'80, culminata proprio alla fine del conflitto fra Iraq e Iran (1988) quando i due stati, a cui si aggiunse la Turchia, sferrarono un'offensiva congiunta che portò ad un vero e proprio tentativo di sterminio, con un numero di morti stimato fra 100.000 e i 300.000, ed una deportazione di massa che coinvolse fra i 2,5 e i 3,5 milioni di persone, oltre alla distruzione di quasi tutti i villaggi. ]



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