

giovedì 21 dicembre 2006
di Marco Murgia
Un porto integrato con la città, da Sant'Elia a Giorgino: la parte storica dedicata al turismo, la zona di Su Siccu riservata alla nautica da diporto, con 2000 posti barca, e quella fra il molo Sabaudo e il molo Rinascita al traffico commerciale e passeggeri. Le banchine su via Roma dovrebbero accogliere le navi da crociera ed i grandi yacht. Senza dimenticare il porto canale, da completare. C'è tutto questo nella proposta del Piano regolatore portuale discussa ieri in un convegno organizzato dalla Associazione industriali delle province della Sardegna meridionale in collaborazione con Cgil, Cisl e Uil.
Un progetto ancora in itinere, che costituisce però «uno strumento fondamentale per la riorganizzazione della portualità cagliaritana, al quale la nostra associazione vuole partecipare», ha ricordato Gianni Biggio, presidente degli industriali. Proprio il piano, però, non è nato sotto i migliori auspici: nei giorni scorsi lo scontro con il Casic, che diffidava l'Autorità portuale dal confondere le aree industriali private con la zona demaniale.
Netta la risposta del presidente dell'Autorità, Nino Granara: «Da quando sono arrivato, tre anni fa, ho trovato contenziosi di natura amministrativa, penale e civile ma ho sempre operato in piena legittimità nel confronto con le istituzioni, del quale la bozza di Piano è una base formale. L'unico organo competente in materia di progettualità portuale è il Comitato portuale, del quale il Casic non fa parte»
Una precisazione utile per difendere il lavoro presentato da Gian Paolo Ritossa, docente all'Università di Cagliari e consulente per il Piano: «È un momento molto delicato per il porto storico di Cagliari: stiamo predisponendo la situazione ideale per avviare contatti con le istituzioni per rendere il porto più attuale, prendere atto dei cambiamenti e consolidare il naturale percorso di potenziamento». Passaggi fondamentali, soprattutto perché l'ultimo provvedimento regolatore risale a quasi 25 anni fa: «Quel che serve è la buona volontà e la condivisione dei progetti: Cagliari deve tornare a essere il fulcro dell'economia regionale».
Cagliari, non solo il porto. Un punto su cui tutti sono d'accordo: restituire la zona storica alla città e ribadire l'importanza internazionale del porto canale. «Il settore del transhipment non conosce crisi ed è in continua espansione», ha sottolineato Ritossa. «Sarà mantenuta la stessa attività commerciale: sarà solo razionalizzata». Con una attenzione particolare alla sicurezza sul lavoro, come richiesto dai rappresentanti sindacali.
Una risposta garbata a Biggio, che aveva lanciato una provocazione: «Mi crea qualche problema l'idea di spostare completamente il traffico merci fuori dalla città, e pensare a un porto in cui c'è solo turismo». Tanto più che il piano arriva dopo l'accordo con le province di Gioia Tauro e Taranto per fare dei tre scali mediterranei la porta dei traffici con l'Oriente.
«Vanno bene la programmazione e la pianificazione, ma attenzione alle regole»: a richiamare l'attenzione su possibili vincoli è l'assessore comunale all'Urbanistica, Gianni Campus. Una dose di pragmatismo che viene da un ragionamento semplice: «Non possiamo ogni volta riscrivere le norme: chi investe vuole certezze, e le certezze sono date dai regolamenti». Il piano riguarda il porto o riguarda tutta la città? Bene, sottolinea il rappresentate della Giunta Floris: «Questo dovrà essere chiaro, perché saranno interessate diverse parti con cui si dovrà dialogare. Senza dimenticare lo spettro che si aggira su tutta l'isola, il piano paessagistico regionale: come si pone il progetto rispetto a questo? Come si risolveranno eventuali conflitti?».
Il dialogo fra gli addetti ai lavori è la via fondamentale anche secondo la Provincia. «Il nostro compito è quello di promuovere l'accordo su ciò che è comune», ha spiegato l'assessore alla Programmazione Carlo Salis, «e il porto è una risorsa centrale per tutto il territorio». Si superino le frammentazioni, insomma: «Le differenze di opinione devono essere solo un passaggio». Necessario, secondo Salis, un accordo di programma basato sulle progettualità esistenti, sulla loro integrazione con i punti critici e sulle priorità da seguire: «Vanno bene le richieste al Governo, ma non possiamo crogiolarci in attesa di soluzioni anche per quanto riguarda l'indotto». Quello, lo aveva sottolineato di recente il viceministro De Piccoli in occasione del convegno sulla portualità, «lo dovrete sfangare voi».

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