

mercoledì 20 dicembre 2006
Interventi.
Nella discussione sul Piano sanitario, che da ieri è all'esame del Consiglio regionale, interviene il dottor Marcello Angius, segretario regionale dell'ANAAO - ASSOMED (Associazione Medici Dirigenti).
Le organizzazioni sindacali e gli operatori della sanità della Sardegna hanno manifestato un grande interesse alla bozza del Piano sanitario regionale. Dopo anni di attesa, si assiste finalmente alla volontà di adottare un Piano che insieme alla legge 10/2006 tende a portare il sistema regionale sardo sugli standard delle altre regioni italiane.
Valutiamo positivamente la presenza nel Piano di precisi richiami all'attuazione dei sistemi di report, all'epidemiologia e all'Agenzia regionale. Nonostante gli apprezzabili sforzi della VII Commissione, però, a nostro parere il documento tiene conto marginalmente del fatto che le conoscenze mediche più recenti evidenziano la necessità di sviluppare sistemi di sanità che cerchino di affrontare le determinanti che modificano lo stato di salute: la genetica, l'ambiente, lo stile di vita ed i sistemi sanitari. Solo se si partisse dai bisogni attuali della popolazione - e cioè da quelli su menzionati - si potrebbe arrivare a indicazioni più precise che consentirebbero momenti di programmazione e di intervento mirati.
A nostro modo di vedere, alcuni punti meritano di essere evidenziati. Li elenchiamo in ordine di importanza.
1. Copertura finanziaria. Ritieniamo che sia stata sottostimata. È da considerare insufficiente per mantenere il sistema allo stato attuale. Il rispetto del disposto legislativo deve essere supportato dalla volontà politica di un eventuale incremento finanziario, alla luce delle peculiarità della nostra Regione.
2. Rete territoriale. Nel Piano non è assolutamente sviluppata. La strutturazione distrettuale deve essere integrata con linee guida per l'attività dei medici di Medicina Generale e con la continuità assistenziale, sviluppando strumenti e percorsi alternativi al ricovero ospedaliero (ADI, Hospice, Ospedale di comunità). Fra l'altro non è chiarito il dispositivo di comando (responsabile di distretto).
3. Formazione. Deve essere funzionale alle reali necessità assistenziali delle strutture regionali. Non è possibile che si interrompa in continuazione la "catena di formazione". È necessario creare le condizioni dello sviluppo della formazione post-laurea. Sappiamo che anche la ricerca clinica non è adeguatamente valorizzata, dal momento che una parte consistente è svolta dai reparti ospedalieri.
4. Standard operativi. Nelle 164 pagine del Piano non si fa alcun riferimento alla Medicina di Laboratorio. È importante per questa disciplina un'organizzazione in rete. Ogni specialità che stabilisca un contatto con il Laboratorio Analisi dovrebbe avere garantita, per la propria utenza, l'uniformità di un trattamento analitico omogeneo in tutto il territorio regionale. A tutela di questa omogeneità, è auspicata la creazione di un programma regionale di valutazione della qualità, obbligatorio per tutte le strutture operanti in Sardegna, nell'ambito dell'accreditamento disposto dalla legislazione regionale vigente. Inoltre è necessaria l'attivazione di un programma di sensibilizzazione e di aggiornamento dei Medici di Medicina Generale e dei Pediatri di Base e Medici Ospedalieri, onde definire criteri di giudizio più avanzati in merito all'appropriatezza della richiesta degli esami di laboratorio (anche delle specialità di radiologia, endoscopia, allergologia, cardiologia, riabilitazione, epatologia, ecc).
5. Organici. Non si comprende la scelta di applicare parametri disomogenei per quanto attiene la distribuzione del personale in relazione agli indici nazionali.
6. Piccoli ospedali. La rete ospedaliera comprende sedi come La Maddalena, Sorgono, Ghilarza, Bosa, Iglesias (CTO) e Muravera (San Marcellino, questo soprattutto per il periodo estivo) con i cosiddetti "piccoli ospedali" che prevedono un Pronto Soccorso operativo nell'arco delle 24 ore. Il Piano non prevede un adeguamento del numero degli operatori in grado di coprire i turni e garantire l'efficienza e l'efficacia richiesta da questa tipologia di servizio. Si chiede inoltre di prevedere l'istituzione di due pronti soccorsi pediatrici in strutture dotate di reparti di pediatria e di chirurgia pediatrica: il Piano non la prevede neppure nei due poli principali (Cagliari e Sassari).
7. Tempi e modi di attuazione. Si esprimono infine forti preoccupazioni per le troppe deleghe affidate ai funzionari incaricati (ad incominciare dai Direttori Generali), troppi rimandi a future commissioni, future delibere, etc., presenti nel documento, che potrebbero costituire un freno alla sua attuazione.
Marcello Angius

© 2006 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari