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domenica 17 dicembre 2006

Interventi.

Medici, una generazione perduta
Negli ospedali non si prepara il ricambio

Nella discussione sul Piano sanitario che dal 19 dicembre sarà all'esame del Consiglio regionale interviene il dottor Enrico Giua, presidente regionale dell'Anpo (Associazione nazionale primari ospedalieri).

Finalmente, dopo 21 anni, il piano sanitario regionale è in dirittura d'arrivo. È un fatto assolutamente positivo. Colma un vuoto durato fin troppo a lungo, con conseguenze negative di varia natura e gravità, legate a un'assenza di programmazione generale. Col piano, il governo della sanità potrà essere incardinato su linee di sviluppo e gestione, senza essere lasciato a interventi estemporanei, particolaristici o localistici: appunto fuori da - se non contro - una visione d'insieme nell'interesse dei malati e degli operatori.

Non si può che essere d'accordo su una simile impostazione, che affronta i problemi della salute per linee complessive, anche se lascia inevitabilmente numerosi e importanti vuoti che andranno chiariti e colmati nell'attuazione su specifici punti. Ma il dato qualificante è naturalmente nella definizione di un piano di ampio respiro, proiettato nel tempo.

Inizia un percorso che, sicuramente, si prolungherà oltre i tre anni della sua durata, con ambiziosi programmi. Tra i quali si segnala la costruzione di cinque nuovi ospedali che dovranno sostituirne altri di difficile e costosa manutenzione, mai tuttavia sufficiente.

Altro obiettivo qualificante del piano è il riequilibrio dell'offerta assistenziale tra ospedale e territorio, attualmente molto sbilanciata verso le strutture ospedaliere. A questo proposito, la prevista massiva riduzione dell'offerta ospedaliera dovrà essere contestuale all'aumento dell'offerta sul territorio: è un punto cruciale.

L'attuale assistenza sul territorio è fortemente sguarnita. Da molti anni, il cittadino deve cercare risposta alle proprie esigenze prevalentemente nell'ospedale, talvolta impropriamente. Tuttavia, se si dovesse attuare il ridimensionamento della rete ospedaliera prima di avere attuato il lungo e dispendioso potenziamento del territorio, si creerebbe sicuramente una grave carenza assistenziale.

Vanno dunque poste con forza alcune domande. Nell'attesa dei nuovi ospedali, che ruolo avranno quelli destinati alla chiusura (Marino, Santissima Trinità, San Giovanni)? Con quale logica verrebbero mantenuti efficienti o verrebbero investite risorse per il necessario rinnovo della tecnologia, dal momento che tra qualche anno andranno chiusi?

Nel capitolo della gestione del personale, giustamente nel piano si accenna alla questione del precariato medico. Una questione che va assumendo aspetti di gravità crescente. Ormai i medici che lasciano il lavoro in genere non vengono sostituiti o lo sono con medici a contratto. Che vengono assunti per chiamata diretta, senza pubblica selezione, per 6-12 mesi rinnovabili. Pagati 1.200-1.500 euro al mese, privi di diritti sindacali, senza ferie, permessi per malattia, congedi per aggiornamento. Vivono alla giornata nella speranza del rinnovo del contratto. In condizioni psicologiche di precarietà facilmente immaginabili, potenzialmente devastanti.

Di questo passo, tra sei-sette anni gli attuali medici anziani ed esperti lasceranno il lavoro senza avere avuto la possibilità di trasmettere, come è sempre avvenuto, la loro esperienza ai colleghi più giovani. Quelli che, dopo gli studi, si sono sempre formati sul campo in anni di pratica in corsia.

È una grande, delicata questione. Non investe solo il fattore umano dei medici che saranno presto in prima linea e nella selezione per concorrere a ruoli apicali nella gestione sanitaria. Riguarda la loro formazione professionale, l'adeguatezza ai compiti e responsabilità crescenti che assumeranno, il ruolo che saranno chiamati a svolgere in un ricambio generazionale armonico e fecondo.

Di tale ricambio - oltre le polemiche, le diverse visioni, i contrasti sulle soluzioni adottate e in discussione al Consiglio regionale - la classe politica e la comunità medica devono farsi carico responsabilmente. In una visione essenziale di salvaguardia del nostro servizio sanitario nazionale, nonostante tutto ancora uno dei migliori al mondo. E di doverosa attenzione all'interesse generale dei cittadini.

Enrico Giua



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