

domenica 17 dicembre 2006
In Consiglio regionale maggioranza e opposizione si confrontano su un piano sanitario atteso da vent'anni. Fuori dal palazzo, un esercito di 1.500 medici precari si arrabatta tra guardie mediche e sostituzioni, e aspetta risposte per il futuro. Una dei 1.500 è la dottoressa Giuliana Lussu, 37 anni, laureata a 26, specializzata in medicina del lavoro a 30, ora in guardia medica. Come sindacalista della Cgil, si occupa della situazione dei precari.
Dottoressa Lussu, ci sono troppi medici in Sardegna?
«Sì, i medici sono tanti, sicuramente negli anni passati non c'è stata una buona programmazione del numero dei posti nelle facoltà di Medicina. Ma è altrettanto vero che c'è troppa gente che ha cumuli di incarichi e altri che si arrangiano con quello che rimane. Se ci fosse una ripartizione più equa delle mansioni, sono convinta che ci sarebbe lavoro per tutti. Oggi un medico generico può avere un massimo di 1.500 pazienti. È possibile che riesca a seguire un numero così alto di persone? In molti casi capita che i medici di base abbiano anche incarichi esterni, così prendono un sostituto in subappalto. Noi chiediamo che quel tetto sia ridotto di 500 unità. Comunque ci sono anche settori che hanno carenza di organico».
Quali sarebbero?
«Nell'ambito della guardia medica ci sono 90 posti vacanti. Per accedere alle graduatorie è necessario aver frequentato un corso triennale, al quale sono ammessi 25 allievi, che serve anche per entrare nel pronto soccorso e per diventare medico fiscale. Parte dei posti scoperti sono banditi trimestralmente tra le persone non ammesse alla specializzazione. Spesso chi ha i titoli rifiuta la guardia medica che gli viene proposta e aspetta in graduatoria che gli si presenti un'occasione migliore. Si tratta di un'anomalia italiana, perché nel resto dell'Unione europea l'accesso al corso, che spesso è una laurea, è libero».
Il nuovo piano sanitario sarà capace di dare qualche risposta al problema dei precari?
«Sicuramente il nuovo sistema ha il pregio di dare regole a un settore che per vent'anni ha favorito lo sviluppo del clientelismo. A fronte dell'anarchia generale, il piano ha dato disposizioni per garantire il benessere collettivo, o almeno questo è il suo intento. Personalmente ritengo che la parte che tratta degli incidenti sul lavoro avrebbe meritato un peso maggiore, anche in termini finanziari».
Una delle critiche più frequenti rivolta al piano riguarda il taglio di 400-700 posti letto.
«Prima c'era la tendenza a concentrare i posti letto a Cagliari e Sassari, probabilmente seguendo logiche clientelari. Togliere qualcosa alle città per dare alle realtà più piccole è positivo. Si deve ridimensionare per potenziare le strutture sanitarie locali. Non dimentichiamo che molto spesso negli ospedali si fanno ricoveri impropri: alcune persone sono ricoverate perché mancano le strutture per permettere loro di rimanere a casa».

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