

domenica 17 dicembre 2006
Oggi il quotidiano La Nuova Sardegna non è in edicola per uno sciopero dei giornalisti del gruppo Espresso - La Repubblica - Finegil - Elemedia. Già ieri non era uscita La Repubblica. Le ragioni della protesta sono illustrate in un comunicato sindacale firmato dal comitato di redazione del quotidiano di Sassari e pubblicato ieri. «I duemila giornalisti del Gruppo sono costretti a una nuova giornata di sciopero dal comprtamento di chiusura dell'editore e della Fieg», spiega il cdr della Nuova. «Oltre a negare la trattative per il rinnovo del contratto di lavoro in linea con i comportamenti della Fieg, il nostro editore sta mettendo in atto una serie di provocazioni tese a umiliare l'autonomia e la funzione democratica dei giornalisti e a rompere pratiche consolidate».
«Dal 1º gennaio la redazione del giornale radio Capital sarà smantellata e i colleghi trasferiti», segnala il cdr. «In più il nostro editore ha decuratato dalle tredicesime mensilità dei giornalisti le incidenze delle giornate di sciopero fatte nel corso dell'anno. Non era mai accaduto prima e questo episodio segna l'ennesima rottura fra le parti. Saranno i legali della Fnsi a verificare se la Fieg poteva o non poteva operare questa trattenuta».
«Il nostro editore e proprietario sta scaricando sui giornalisti i costi di produzione, sta penalizzando la professionalità e sta facendosi schermo dell'assenza di contratto nazionale per rifiutare qualsiasi confronto sul piano aziendale», hanno detto ancora i giornalisti della Nuova.
«Non essere in edicola per due giorni consecutivi non è stata una scelta facile. Ma quel che è successo meritava una risposta dura, immediata, nettissima, proporzionale alla gravità». Così in un comunicato il comitato di redazione di Repubblica spiega il motivo dello sciopero del quotidiano e delle altre testate del Gruppo Espresso, che ora «minacciano per la prossima settimana altre forme di lotta». «Mai nella storia delle relazioni sindacali italiane, nemmeno durante le vertenze più aspre - prosegue il cdr de La Repubblica - le imprese avevano risposto agli scioperi dei propri dipendenti con una decurtazione della tredicesima. Lo ha fatto il Gruppo Espresso, in compagnia dell'editore Caltagirone, con un fronte degli editori spaccato su questo tema».
«Non è dunque un problema di soldi, ma un atto politico inqualificabile di sapore chiaramente intimidatorio. Una logica da padrone delle ferriere, applicata da un Gruppo che pretende di avere come ragione sociale la difesa dei diritti delle persone, della dignità del lavoro. Che ha un presidente che si professa liberal e vanta di avere la tessera numero uno del partito Democratico».
«Come si possono fare battaglie politiche e giornalistiche come quella sull'articolo 18 - afferma ancora il cdr del quotidiano fondato da Scalfari - e poi dentro le mura di casa avere questi atteggiamenti di disprezzo nei confronti della redazione? I giornalisti di Repubblica sentono forte il disagio e l'indignazione. Non hanno più intenzione di veder sperperato un patrimonio di immagine costruito in decenni di impegno civile, democratico, professionale. Siamo sicuri che i lettori capiranno che la posta in gioco è seria. Abbiamo già dato mandato ai legali della Fnsi di valutare il merito dell'iniziativa presa dal nostro editore. Attendiamo un serio segnale di ripensamento, anche in relazione alla ormai irrinunciabile apertura di un tavolo di trattative per il contratto nazionale. La prevaricazione e i colpi bassi non portano da nessuna parte».
La Segreteria della FNSI ieri ha espresso «piena solidarietà alle giornaliste e ai giornalisti delle aziende editoriali che hanno deciso azioni di sciopero per protesta contro la trattenuta della quota delle astensioni nazionali dalla tredicesima mensilità.
Secondo il sindacato dei giornalisti, «l'unica strada possibile è, a questo punto, l'avvio del negoziato contrattuale, finora negato dalla Fieg, su tutti i punti delle due piattaforme e sulla previdenza dell Inpgi, la ripresa del dialogo nelle aziende ed a livello nazionale, il rispetto delle regole e delle prassi consolidate». Aggiunge la nota: «Lo scontro epocale a tutti i livelli non serve a nessuno e l'intero mondo dell'informazione paga le conseguenze della ostinazione di pochi. La Fnsi conferma lo sciopero dei giornalisti delle televisioni e delle radio di lunedì e martedì e le giornate di sciopero senza preavviso negli altri settori quotidiani nei prossimi giorni. Il governo deve fare la sua parte fino in fondo convocando i tavoli di confronto annunciati dal ministro del Lavoro e dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'Editoria. La Fnsi vi parteciperà senza pregiudiziali e con spirito costruttivo».
(AGI)

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