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martedì 12 dicembre 2006

Interventi.

Una sanità sempre più costosa
e il falso problema dei posti letto

L'Altra Voce vuole incoraggiare la discussione sul Piano sanitario che dal 20 dicembre sarà all'esame del Consiglio regionale. Il primo contributo è del dottor Alberto Desogus, delegato regionale e componente del direttivo nazionale del CIPOMO (Collegio Italiano Primari Oncologi Medici Ospedalieri)

Recentemente la commissione Sanità ha approvato il Piano Sanitario Regionale, che sarà portato al giudizio del Consiglio. Dopo l'approvazione delle modifiche alla legge regionale 5/95, questo è un altro adempimento atteso da tempo, che potrebbe sbloccare la paralisi legislativa della sanità regionale e consentire una programmazione necessaria per affrontare la domanda di sanità in Sardegna.

La programmazione deve essere fatta organicamente sia per evidenti motivi di razionalizzazione sia per impellenti ragioni economiche. Per quanto riguarda la prima ragione, tutti hanno fatto osservare che da più di 20 anni la Sardegna era priva di un Piano; ciò ha permesso una crescita disordinata, dove gli interessi prevalenti non sempre sono stati quelli della salute pubblica. A titolo di esempio, basti pensare che non è mai stata data una risposta organica al problema dei cosiddetti piccoli ospedali. In compenso abbiamo assistito alla erogazione disordinata di fondi, alla nascita o alla chiusura di reparti con motivazioni di natura geo-politica o di altra natura, con scarsa utilità sanitaria.

Troppo spesso nei mezzi di comunicazione sono comparsi dei commenti sul PSR che hanno poca o nulla rilevanza tecnica e sembrano mossi da altre motivazioni. Vorrei fermare l'attenzione su due importanti aspetti che mi pare non abbiano avuto sufficiente risalto nelle discussioni.

Mi riferisco ad esempio alla polemica sulla riduzione dei posti-letto. Dalle affermazioni di taluno sembrerebbe che i sardi non abbiano più la possibilità di essere ricoverati per carenza di posti-letto. Le difficoltà dei ricoveri esistono, con il triste fenomeno delle liste di attesa, ma la soluzione non è nel numero dei posti-letto quanto piuttosto nelle procedure che portano alla loro utilizzazione corretta. Qualcuno ha dimenticato che il numero di posti-letto eliminati dal PSR è, grosso modo, quello dei posti non utilizzati o utilizzati sotto la percentuale indicata dalla legge.

Ritengo che sia indispensabile una seria riflessione sul fenomeno della crescita dei costi in sanità. Non mi è sembrato che si siano esaminati i problemi e le gravi conseguenze che a medio termine potrebbero scaturire da una superficiale considerazioni sull'argomento. Infatti è alla attenzione di tutti che la medicina è in fase di rapido aggiornamento tecnologico in tutti i suoi settori. Non c'è mezzo di informazione che non abbia più appuntamenti sull'argomento o pagine di giornali dove gli esperti di turno si affannano a prospettare risultati quasi miracolosi dovuti ai progressi della scienza medica. Ma quasi nessuno parla dei costi della sanità.

Ad esempio basti pensare, nel campo della diagnostica, alla PET e alla Risonanza magnetica o alla TAC, ormai considerati esami di routine, per non parlare dell'ecografia, delle scintigrafie ecc. Tutte queste indagini risultano ad alto costo sia per i materiali impiegati che per il rapido succedersi degli aggiornamenti tecnologici e per le risorse necessarie per istruire chi deve utilizzarle.

Una moderna medicina non può privarsi di queste indagini. Però l'utilizzo di queste indagini talora è eccessivo e la popolazione spesso definisce come buon professionista quello che ha prescritto molte indagini, possibilmente le più moderne e costose. Resta da valutare quanto la cosiddetta "medicina difensiva" amplifichi il fenomeno, con una proliferazione di esami inutili.

Altro esempio di fonte di incremento dei costi è quello farmaceutico. Nel PSR approvato dalla commissione Sanità si attribuisce alla spesa farmaceutica una notevole importanza nella genesi del disavanzo. Tanta importanza ad una voce che rappresenta il 16% della spesa sanitaria regionale appare decisamente eccessivo: la media nazionale di spesa farmaceutica è del 13%. Il rientro della spesa farmaceutica regionale a parametri nazionali, per quanto necessaria, non appare decisiva se si confronta con ben altre diseconomie presenti nel sistema sanitario regionale.

Tuttavia questo settore è da tenere sotto controllo perché nel prossimo futuro si prevede che potrà essere una importante voce di spesa. Infatti sono stati immessi in commercio farmaci "a bersaglio molecolare" con innegabili vantaggi per la terapia di molte malattie (tumori, linfomi, artrite reumatoide ecc.), i cui costi sono cresciuti di un fattore anche di 100 volte rispetto a poco tempo fa. Si prevede che nei prossimi anni molti altri farmaci di questa categoria sostituiranno le terapie attuali, con incremento dei costi.

Le risorse a disposizione non sono in grado di crescere con lo stesso ritmo delle spese e le scelte da fare potrebbero essere dolorose. Razionare le terapie o le indagini diagnostiche è pressochè impossibile e incrementare le risorse attraverso l'aumento della tassazione non piace a nessuno. Una possibilità per affrontare questo problema, la più realistica e attuabile nel breve-medio periodo, è proprio quella di programmare un riallocamento delle risorse attualmente disponibili.

Alcuni provvedimenti certamente efficaci possono essere:

La gran parte di questi provvedimenti non comporta ulteriori risorse ed è in grado di auto-finanziarsi. Purtroppo su questi temi non si è vista molta attenzione nel PSR, né da parte dei proponenti né da parte di chi ha il diritto di critica; basti pensare che il numero dei posti per Day Hospital è rimasto praticamente lo stesso a fronte anche di una pressante richiesta dei pazienti. Né si possono lasciare queste scelte alla sola iniziativa dei singoli direttori generali di ASL, correndo il rischio di una applicazione parziale e zonale scarsamente influente sul Servizio Sanitario Regionale.

Alberto Desogus



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