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martedì 5 dicembre 2006

L'opposizione giova ai forzisti
Meno propaganda, più politica

di Giorgio Melis

Chi l'avrebbe detto? L'opposizione giova a Forza Italia. Capace - dopo l'oceanica manifestazione nazional-romana - anche di immediata mobilitazione locale (cagliaritana e dintorni) a seguire: improvvisata-organizzata ma assai partecipata, benché in un ferialissimo lunedì pomeriggio. Dopo la marcia su Roma e la prova di forza data a se stessi e agli avversari, l'ex partito di plastica riesce a moderare i toni da comizio, calmierare e quasi evitare le stucchevoli invettive contro i «comunisti» immaginari.

Senza naturalmente rinunciare alle bordate contro la Finanziaria (con Padoa Schioppa fulminato come peggio dei comunisti) «di tasse e di governo». Con manifesta refrattarietà ai demonizzati «controlli»: il portafogli tutto a destra per proteggere impunità ed evasione fiscale. Comunque, meno propaganda e più politica: è l'impressione colta nell'affollato ritratto di famiglia forzista in un interno alberghiero (il solito Mediterraneo). Se non è un fuoco di paglia, se invece è un inizio cui seguiranno coerenti sviluppi, è una buona notizia.

Neanche sull'onda della mobilitazione di sabato era scontato che un raduno di partito, senza il richiamo carismatico del gran capo, mettesse insieme un migliaio di persone attorno a esponenti locali. Folla motivata ma non aggressiva. Ancora combattiva ma più riflessiva. È come se, smaltita l'euforia romana evocata orgogliosamente, il popolo forzista stia prendendo atto con sofferenza della sconfitta elettorale finora rifiutata e non metabolizzata. E cominci ad adeguarsi alla traversata nel deserto dell'opposizione che l'attende. Ma con più sicurezza e determinazione rispetto, poniamo, alla delusione frustrante del 1996.

Un solo grande limite: niente autocritica

Un passo avanti, almeno per quel che s'è visto e sentito a Cagliari: in attesa di conferme. Comunque è cosa buona e il merito va a Giorgio La Spisa, ciellino dall'aria ascetica, capogruppo di Fi in Consiglio regionale. Persona seria, magrezza quasi fassiniana e asciuttezza politica: farebbe solo bene a evitare le compagnie di giro dei vocianti alla Pili e Artizzu (An), per non confondersi in patetiche sortite vetero-radicali folkloristiche. La Spisa ha organizzato e condotto il raduno: animandone l'annuncio con il pretestuoso abbinamento polemico Soru-Prodi, gatto e volpe improbabili in ogni senso.

Vuoto per pieno, l'incontro ha avuto una sua dignità e sobrietà: senza effetti speciali. Con un unico ma grande limite: Forza Italia esclude ogni cenno autocritico al disastroso quinquennio di governo alla Regione. Rifiuta di fare i conti con un fallimento bruciante. Insiste nel demonizzare Renato Soru ma senza spiegare come mai abbia stravinto, benché Pili rivendichi ancora i fasti di quella fase: naturalmente omettendone i nefasti, che sono stati grandi sul piano politico, morale e anche penale.

Finché questo buco nero non sarà riempito da una riflessione impietosa, il ritorno alla politica dei forzisti rimarrà sospetto, comunque incompleto. Infatti è toccato all'unico ospite esterno, il deputato ciellin-forzista Maurizio Lupi, milanese e formigoniano, ricordare a tutti verità amare, fino a quel punto non dette: «Le elezioni politiche le abbiamo perse, in Sardegna abbiamo fatto vincere Soru». Chi, appunto, se non Forza Italia e il Polo con una prova di governo fallimentare che Pili resta il solo a esaltare? Ma l'ex presidente incanta poco anche i compagni di partito. È stato più moderato del solito, senza urla e sceneggiate, e gli applausi raccolti sono stati meno e assai tiepidi.

Il ruolo di padrone di casa l'ha svolto con puntiglio e scioltezza Giorgio La Spisa, più sorridente, senza la solita aria di triboli da coliche immaginarie. Evocando solo alla lontana Casini per dire di non sapere «se davvero la Cdl è morta»: come ha sentenziato il leader dell'Udc, ormai in rotta con Berlusconi. Era una riunione di partito, non poteva introdurre realistici elementi capaci di deprimere un uditorio chiamato alla mobilitazione continua, al mostrare forza e determinazione contro Prodi e Soru. Addosso ai quali sono state riversate accuse di ideologia delle tasse, di scelte che dividono gli italiani (invece, regnante Berlusconi, erano notoriamente uniti e in perfetta armonia).

Soru e Prodi, appunto presentati come il gatto (Renato) e la volpe (Romano) in piena sintonia di malfare. Un'immagine accattivante, giusto per scaldare la platea. Prende a prestito i personaggi di Collodi (e Pinocchio, chi sarebbe?) ma pasticciando. La volpe-Prodi è bassa e grossa, il gatto-Soru lungo e magro: l'opposto della fisiognomica collodiana. Ma ogni artificio è buono per fare legittima polemica. Che è deragliata solo in alcuni passaggi e specie con Pili.

Il solito Pili: Bersani complotta contro i sardi

Intanto ha giurato che c'è un complotto contro la Sardegna ordito da Bersani. Proprio il ministro (con Enrico Letta) più stimato e invano ambìto da Berlusconi: «Perché non ne abbiamo così anche noi?», si doleva il Cavaliere. Bersani avrebbe firmato l'accordo per il metano russo per fregare il tubo Algeria-Sardegna. Appena andrà a buon fine, si crederà alle visioni complottarde di Mauretto Scarpette. Il quale ha naturalmente attaccato Soru perché ha fatto crollare le presenze turistiche. Una balla già lanciata dalla Lombardo. La loro informazione amica, dis-informazione militante, ha occultato il record di arrivi registrato: quindi possono fingere di credere alle loro menzogne coperte da giornali e giornalisti di servizio.

Pili ha poi invocato l'intervento della Procura per l'appalto della pubblicità regionale, denunciando irregolarità da sanzionare. Ai giudici la sentenza. Ma ha messo il piede in fallo sostenendo che con quei soldi Soru potrà condizionare l'informazione. Lo confermeremo quando e se avverrà davvero. Ma è stato un lapsus freudiano, per l'imbolsito «Scarpette». In materia, Pili è davvero un esperto. Nei suoi anni ruggenti, ha avuto proprio e interamente a disposizione tutta o quasi l'informazione regionale. Non per appeal politico. Perché tra appalti, campagne mirate, sponsorizzazioni miliardarie, generose consulenze a raffica, ha potuto contare su un consenso finanziato con i soldi nostri. Questo è uno dei tanti buchi neri sui quali Forza Italia e tutto il Polo devono ancora fare luce.

Ma oltre queste cadute di stile (rischiosissime), il raduno forzista è stato interessante, significativo: positivo, in una parola. Con un gradevole chiamarsi per nome tra i vari esponenti e oratori, a metà tra amichevole confidenza e understatment sempre preferibile al burocratico, gelido costume di altri partiti. Il migliaio di presenti ha gradito. Un poco consolati, chiamati senza forzature alle armi e all'unità «per la libertà», un filino rassegnati. Perché, ha detto qualcuno, «non potremo sempre contare sugli autogol del centrosinistra». A oggi, tuttavia, potrebbero essere più speranzosi. Quando mai la sinistra ha perso l'occasione di farsi del male?



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