

domenica 3 dicembre 2006
Autonomia rispetto ai partiti regionali italianisti, rifiuto del bipolarismo e sovranità dell'Isola. Sono i punti fermi da cui è partito ieri il trentesimo congresso nazionale del Partito sardo d'Azione. Non solo: gli oltre 250 delegati cercano la pacificazione interna e criticano il presidente Renato Soru, accusato di «dirigismo politico» dal segretario uscente Giacomo Sanna nella relazione di apertura dei lavori.
Due giorni, quelli in programma ad Arborea, che si concluderanno oggi con l'elezione del consiglio nazionale e del presidente. Sarà il parlamentino dei Quattro Mori, poi, a scegliere il nuovo segretario: una decisione che dovrebbe arrivare entro quindici giorni. Ma il nome è ancora incerto. Posta la mancata ricandidatura di Sanna (eletto segretario nel 2000), non esistono ancora proposte ufficiali per la sua sostituzione. E se le dichiarazioni d'intenti sembrano chiaramente ispirate alle linee guida storiche dei sardisti, a preoccupare è lo scontro interno fra le due federazioni, quella cagliaritana e quella sassarese: non si esclude l'elezione bipartisan (o super partes, dipende dai punti di vista) di un rappresentante proveniente da Nuoro.
Ma questo è il futuro. Per ora la linea dei Quattro Mori mira alla ricompattazione di quello che Benedetto Croce definì il «pre-partito di tutti i partiti sardi». E al non allineamento forzato dai giochi di potere dei due poli: «Il Psd'Az può decidere comunque di non morire, correndo da solo nella gara impossibile contro i partiti italiani e i sistemi elettorali liberticidi» ha sottolineato Sanna. Il segretario uscente ha spiegato la decisione di schierarsi con la Lega Nord alle ultime elezioni politiche (alla base dei dissapori fra le due federazioni regionali). Una scelta dettata da una circostanza oggettiva: «La considerazione politica del centrosinistra per i sardisti è zero. L'unica forza politica che ha offerto al Psd'Az il diritto di tribuna è stata in quella occasione la Lega». Tutto dopo che i Quattro mori erano stati scaricati dall'Unione: la Lega non aveva chiesto in cambio «nessun impegno a sostenere la coalizione del centrodestra nè nessuna adesione alla Casa delle Libertà».
A ben guardare, però, quella scelta non si è rivelata produttiva, anzi. Ha provocato in casa sardista l'ennesima lite, e chissà se a ricucire lo strappo basteranno le spiegazioni di Sanna: «Occorre scegliere se il Psd'Az che partecipa alle elezioni in coalizione può farlo soltanto con il centrosinistra. Da più di dieci anni i Quattro mori non sono alleati con nessun partito italiano e nessuno di noi è disposto a cedere le armi al bipolarismo».
Ma c'è di più: bisogna scegliere la strategia da seguire «sul campo minato della politica sarda e su quello sconnesso della politica italiana. Per scegliere la strada migliore è necessario chiedersi dove va la Sardegna. Fare finta di non vedere che la Sardegna è più povera di denaro e di libertà, di idee e di partecipazione, è avvallare scelte che non sono nostre e tradire il popolo sardo in nome di una compiancenza meschina verso chi mostra la faccia dura del potere. L'isola ha sempre creduto nella democrazia piuttosto che nel potere assoluto dei presidenti imprenditori».
Da qui il saluto a Paolo Maninchedda - presente in sala assieme al segretario regionale della Cisl, Mario Medde - fondatore del nuovo movimento politico Sardegna e Libertà: Giacomo Sanna gli ha riconosciuto il coraggio «di riunire un'assemblea pubblica per dire che in Sardegna il cambiamento non c'è e per tracciare una via alternativa all'arroganza». Ma anche, e soprattutto, una presa di distanza dall'attuale governo isolano di centrosinistra. Indirettamente anche da una delle mozioni presentate dalla federazione cagliaritana, che strizza l'occhio proprio alla coalizione di maggioranza (l'altra mozione che arriva dal capoluogo non ha delegati a sostenerla). Più vicina alla linea di Sanna (e della federazione sassarese, che ha confermato in pieno la fiducia al segretario) è la mozione che arriva dalla federazione oristanese. Posizioni distanti, difficili da far convergere verso una soluzione accettata da tutti. Proprio per questo nessuno, a parte il diretto interessato, esclude una nuova candidatura del segretario uscente.
Fissato per metà gennaio intanto il congresso regionale di Rifondazione comunista: saranno 120 i delegati scelti dai congressi provinciali per votare il nuovo segretario. Quattro le mozioni da discutere: «L'alternativa di società in Sardegna», sostenuta dal deputato (fedelissimo di Bertinotti) Luigi Cogodi; «Liberamente comunisti», guidata dal capogruppo in consiglio regionale Antonello Licheri; «Comunisti sardi per l'autonomia e la libertà», promossa dal segretario uscente Velio Ortu e «Laboratorio Comunista», sostenuta Da Raffaele Piras e dalla federazione oristanese. Oltre al segretario saranno rinnovati anche gli organismi dirigenti.
(ma.mu.)

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