

venerdì 24 novembre 2006
di Matteo Bordiga
Quattro colpi di batteria per aprire le danze. L'incontro fra istituzioni e cittadini sul tema della raccolta differenziata dei rifiuti comincia con un siparietto musicale dal ritmo travolgente. E lo strumento non è mica come tutti gli altri: la batteria, suonata dagli alunni del Conservatorio di Cagliari, è interamente costruita con materiali di recupero. Quale migliore introduzione al leitmotiv della serata? I presenti applaudono divertiti e compiaciuti: visto che cosa si può fare con la roba riciclata?
Ma a riportare tutti con i piedi per terra ci pensano Ada Lai, dirigente comunale dell'Area servizi al cittadino, e Gianni Giagoni, assessore alla Pianificazione dei servizi: la raccolta differenziata è partita in città da un anno, ma siamo ancora ben lontani dal raggiungere risultati apprezzabili. Perché il dilemma, vecchio e consumato, è sempre lo stesso: educare i cagliaritani, pigri e poco ambientalisti, e abituarli a differenziare i rifiuti.
Al Lazzaretto, davanti a un auditorio ricettivo e incalzante, Ada Lai si affretta a ricordare i numerosissimi vantaggi della raccolta differenziata. E lancia alcune proposte su come renderla meno traumatica agli occhi ai cittadini: dal tubo condominiale alla raccolta porta a porta in orari prestabiliti. Fino all'ipotesi delle isole ecologiche, aree recintate e attrezzate per lo smaltimento dei rifiuti, già adottate in molte altre città italiane al posto dei cassonetti per salvaguardare l'estetica delle zone di rilevante valore socio-culturale.
I numeri, invece, li fornisce Giagoni, che nel fare un bilancio del primo anno di raccolta differenziata in città dipinge un quadro a tinte chiaroscure: «Nel 2005 i cagliaritani hanno prodotto 100.000 tonnellate di spazzatura, di cui oltre 99.000 composte da rifiuti indifferenziati. Nel 2006, finora abbiamo prodotto 84.000 tonnellate di rifiuti, di cui solo 75.000 composte da rifiuti indifferenziati. Viaggiando su questi ritmi, miglioreremmo significativamente il dato definitivo relativo al 2005. E dobbiamo tenere presente che, dallo scorso dicembre a oggi, la raccolta dell'umido organico ha riguardato solo quattro quartieri: Mulinu Becciu, Pirri, Genneruxi e Quartiere Europeo».
«Certo, sappiamo che non è abbastanza», ha precisato Giagoni, «e che dovremo darci molto da fare per raggiungere i risultati che ci siamo prefissi. Ma, intanto, mi sembra di poter dire che partiamo da una base discreta».
Impossibile strappare all'assessore una previsione sul momento in cui la raccolta dell'umido organico verrà estesa a tutta la città: «Credo ci vorrà ancora qualche tempo. Oggi come oggi non ci sono le condizioni per estendere il servizio agli altri quartieri: noi vogliamo puntare su un progetto condiviso. Vogliamo lanciare un'imponente campagna di sensibilizzazione per risvegliare il senso civico dei cagliaritani e convincerli della necessità di praticare regolarmente la raccolta differenziata. E poi, più banalmente, per radicare il servizio su tutto il territorio occorre lasciare il tempo al cittadino di impratichirsi con gli strumenti della raccolta: abbiamo distribuito a tutti degli opuscoli che spiegano come suddividere la spazzatura e come utilizzare i vari contenitori. Quando la nostra campagna di comunicazione e di educazione sarà terminata, Cagliari sarà pronta per usufruire del servizio al 100%».
Un invito molto deciso è stato rivolto ai cittadini da Vincenzo Tiana, presidente di Legambiente Sardegna, intervenuto nel dibattito per ricordare che «da anni si dipinge Cagliari come una potenziale perla risplendente nel cuore del Mar Mediterraneo. Ebbene, questa città deve ancora migliorare moltissimo da tutti i punti di vista. A partire dal rispetto per l'ambiente, che si dimostra anche praticando la raccolta differenziata: in città come Padova, Reggio Emilia e Piacenza questo tipo di raccolta dei rifiuti sfonda il muro del 40%. A Cagliari, nel 2006, la percentuale si assesta sul 5,6%: è passato un anno dall'inizio della fase sperimentale del servizio e i risultati, francamente, non mi paiono entusiasmanti».
La speranza, espressa sia dagli amministratori che dai cittadini, è quella di ottenere sensibili progressi nei prossimi mesi di sperimentazione, in modo da poter accelerare il percorso verso l'attivazione a pieno regime della raccolta differenziata in tutti i quartieri della città. Sempre a patto che, come auspica Ada Lai, «in questo campo la Regione non si mostri troppo intransigente nei confronti del Comune. Per migliorare occorre marciare tutti nella stessa direzione: vorremmo una Regione più sorella e meno matrigna». Evidente il riferimento alla multa di 5 milioni di euro che il Comune dovrebbe versare nelle casse regionali per non avere differenziato, entro il 2005, il 10% dell'umido. Più che un colpo di batteria, una vera e propria cannonata scagliata all'indirizzo di Soru & C.
Intanto, l'assessore regionale della difesa dell'ambiente Cicito Morittu ha illustrato agli assessori provinciali i principali aspetti del Piano regionale dei rifiuti: «Fatta la pianificazione regionale», ha detto l'assessore, «si dovrà approvare un piano d'ambito che deciderà il sistema di governo dei rifiuti in Sardegna».
«L'ambizione di questo piano», ha aggiunto Morittu, «è realizzare la tariffa unica di smaltimento, ad un livello inferiore rispetto a quella attuale». Un ruolo di primaria importanza viene riconosciuto alla raccolta differenziata. «Nel 2010 puntiamo a raggiungere il 50% di raccolta, superando del 5% il limite previsto dalla norma», ha detto ancora l'assessore. «I dati e le proiezioni al 31 dicembre 2006 si attestano intorno al 20% e possono considerarsi soddisfacenti».

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